Parrocchia di Gesù Divin Lavoratore
Via Bolivia 15
27029 Vigevano (Pv)
Tel. 0381 311650


Il Vangelo della domenica

03 aprile 2011

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo, cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista».Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so». Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!». Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane». (Gv 9,1-41).

 Gesù sembra passare per caso dalle parti in cui un uomo, cieco dalla nascita, sta mendicando qualche spicciolo ed un po’ di compassione dai passanti, ma in realtà egli vuole proprio “incontrare” quel povero disgraziato per regalargli una vita “nuova”, diversa, illuminata dalla fede nel Figlio di Dio. Per gli ebrei, la malattia era considerata come il giusto castigo divino per le colpe commesse da un uomo o dai suoi genitori ed anche i discepoli di Gesù condividono questa opinione o pregiudizio: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Chissà quante volte il poveretto si è sentito ripetere questa solfa e quanti insulti ha dovuto sopportare a causa della sua infermità! Si sa, gli uomini se la godono un mondo a prendersela con chi non sa difendersi e Gesù conosce bene la psicologia umana: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio». Occorre dare un taglio ai pregiudizi e cercare di sintonizzarsi sui pensieri di Dio, che attraverso la debolezza dell’uomo manifesta la propria potenza di salvezza. Solo di fronte alla superbia, all’orgoglio, alla presunzione ed all’arroganza di chi presume di sapersi salvare da solo, Dio nicchia un po’ e lascia che i boriosi restino impantanati nelle sabbie mobili della propria vanagloria, brancolando nel buio pesto del male allo stesso modo in cui il cieco nato deve affrontare gli insidiosi sentieri della sua amara esistenza. A chi desidera sottrarsi alla logica perversa del peccato, Gesù dona una speranza, che è anche una certezza: «Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». È inutile andare a cercare l’illuminato di turno, che promette invano scampoli di felicità o l’eterna giovinezza in un mondo che non gli appartiene; quanti ciarlatani calcano le scene di questo mondo spacciandosi per salvatori del genere umano e non sanno allungare di una frazione di secondo nemmeno la propria vita. Costoro, ha detto un giorno Gesù, sono come ciechi che pretendono di fare da guida ad altri ciechi e finiscono in un fosso, gli uni e gli altri, esponendosi al ridicolo ed alla perdizione eterna. La descrizione del miracolo, operato da Gesù sul cieco nato, è molto “materiale” nel vero senso del termine: Gesù sputa per terra, fa del fango con la saliva e lo applica sugli occhi del cieco prima di mandarlo a lavarseli alla piscina di Sìloe. Non è certo un’azione che un qualsiasi benpensante possa, a tutta prima, condividere. In verità, Gesù non agisce mai senza uno scopo ben preciso, anche quando compie gesti all’apparenza disdicevoli come sputare per terra! Formando del fango con la saliva, Gesù ripete il gesto creatore di Dio, che dalla terra plasmò l’uomo a sua immagine e somiglianza, dandogli la vita col suo soffio divino; da un uomo imperfetto, rimasto incompiuto perché nato cieco, Gesù sta per “creare” un uomo nuovo, capace di vedere la luce che scaturisce dall’Inviato stesso di Dio. Detto, fatto. Il poveretto fa come gli ha detto Gesù, senza discutere e senza perdere tempo e torna che ci vede. E qui comincia il bello. I conoscenti del cieco nato restano interdetti, perché lo hanno sempre visto andare a tentoni per le strade della città ed ora lo vedono vispo e pimpante, sicuro di sé e pieno di gioia perché ora ci vede benissimo; i farisei hanno da eccepire, come loro solito, perché quell’uomo è stato graziato da Dio proprio in giorno di festa, quando a nessuno è concesso per legge muovere un dito per “lavorare” (anche a Dio è proibito comportarsi “da Dio”, secondo la mentalità meschina e bigotta dei farisei), tanto meno ad un guaritore e mago come Gesù; il cieco miracolato non sa più come fare per convincere la gente di essere stato guarito prodigiosamente da Gesù, facendo esattamente ciò che costui gli ha ordinato di fare (ci risiamo, la questione del sabato!); le autorità religiose giudaiche non vogliono credere che il presunto miracolato sia mai stato davvero cieco dalla nascita; i genitori del cieco nato, invece di essere contenti della guarigione del figlio, giocano a scaricabarile per la paura di avere delle noie: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Una situazione esilarante, se non fosse che il meschino, consegnato da Gesù ad una vita “normale”, rischia di essere bandito dalla società ebraica come complice di un peccatore pubblico, che ha osato operare una guarigione inaudita nel giorno sacro al Signore Dio d’Israele: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Per fortuna, anche tra i farisei e tra la gente comune c’è ancora qualcuno capace di usare il proprio cervello, senza asservirlo a qualche stupido e presuntuoso interprete della Legge, che si mette in ridicolo cercando di convincere il miracolato di essere stato guarito da un ciarlatano in combutta col diavolo! Ma l’uomo guarito, provato da anni di umiliazioni patite dai genitori, dai parenti, dai conoscenti di famiglia e da perfetti sconosciuti, ne ha davvero piene le tasche e si ribella a tanto astio ed a tanta ignoranza: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Sta a vedere che adesso deve perdere nuovamente una vista che gli è stata appena regalata, solo per fare contenti quegli odiosi fanfaroni, pieni di belle parole ma aridi di cuore e di cervello. Il cieco sanato difende a spada tratta il suo benefattore: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Sarà anche stato cieco, ma mica è stolto a negare l’evidenza della propria guarigione, solo per darla vinta a quegli sciocchi, i quali non trovano di meglio da obiettare che un’assurda considerazione: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». I pregiudizi, figli dell’ignoranza, sono sempre duri a morire. I giudei non sanno fare altro che cacciare “fuori” (dalla sinagoga) il malcapitato. Un atto di scomunica in piena regola, ma Gesù è pronto ad accoglierlo nella schiera dei suoi seguaci senza tanti giri di parole o perdite di tempo: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». La differenza che c’è tra un “si” ed un “no” è la stessa che passa tra scegliere il paradiso o l’inferno e il cieco guarito non ci pensa due volte: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Non c’è bisogno di aggiungere altro. Il cieco sanato vede benissimo anche dentro il proprio cuore, dove è difficile persino per un uomo “sano” spingere il proprio sguardo per trovare le tracce dell’amore infinito, che Dio ha per ciascuno di noi. Siamo troppo presuntuosi per accettare che Dio guidi la nostra vita verso l’eternità e siamo convinti di sapercela conquistare da soli, senza l’aiuto di nessuno, ma il giudizio di Dio incombe sulla nostra “cecità” spirituale: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi».

torna all'indice>>>

 

 

contatti: info@parrocchiabattu.org