Parrocchia di Gesù Divin Lavoratore
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Il Vangelo della domenica

03 luglio 2011

In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». (Mt 11,25-30)

Gesù è nel pieno della sua attività di predicatore e sono tantissime le persone che lo seguono per ascoltare i suoi insegnamenti e per assistere ai suoi miracoli. Per tutti è un rabbì (maestro), anzi, è “il” rabbì per eccellenza, il migliore di tutti perché sa parlare come uno che ha autorità ed il suo insegnamento è chiaramente frutto di una profonda religiosità e di una sapienza che nessuna “scuola” può trasmettere od insegnare. I miracoli da Lui compiuti sono lì a testimoniarlo, anche se qualche malalingua va affermando che Gesù compie prodigi inauditi per intervento del diavolo e non di Dio, ma è risaputo che l’invidia è come un cancro che consuma la mente ed il cuore anche delle persone più intelligenti ed istruite come i dottori della Legge, gli scribi ed i rabbini usciti dalle scuole più famose d’Israele! Maggiore è il successo ottenuto da una persona, maggiore è l’invidia che rode come un tarlo l’orgoglio dei suoi avversari e nemici. Il difetto più evidente di Gesù è la sua origine: il suo accento ne tradisce la provenienza dalla Galilea, una regione poco amata dai giudei perché la considerano “inquinata” da credenze ed abitudini assai poco ortodosse essendo una zona di confine con le popolazioni pagane. In effetti, per i boriosi maestri di fede della Giudea l’insegnamento di Gesù è piena zeppa di errori dottrinali ed il suo comportamento in pubblico è a dir poco scandaloso, perché non osserva il riposo del sabato e frequenta persone di dubbia moralità, quando poi non tocca le persone colpite dalla maledizione di Dio come i lebbrosi o quelli affetti da tante altre malformazioni o malattie. Una cosa, in particolare, non viene perdonata al rabbì galileo: la sua disinvoltura nel parlare della sacra Legge, la Toràh. Al livore dei maestri di Legge giudei, fa da contraltare l’entusiasmo manifestato a Gesù dalle persone semplici e povere del popolo ebraico, le quali pendono dalle sue labbra che pronunciano parole di pace, di amore, di misericordia, di perdono, di fratellanza e di libertà dalle centinaia di regole, regolette, eccezioni e scappatoie, studiate appositamente dai sapienti d’Israele per rendere la Legge mosaica un mostruoso giogo posto sul collo della povera gente al solo scopo di renderla “schiava” di una morale miope ed opprimente. Gesù comprende che il piano di Dio, secondo il quale tutti gli uomini sono destinati alla salvezza, trova un ostacolo insormontabile nella durezza di cuore dei superbi, specie di quelli che si vantano di avere la patente di moralità cristallina ed ineccepibile: Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. I superbi sono proprio quelli che si permettono di fare le pulci a Dio, criticandolo per non aver fatto le cose a puntino e secondo giustizia, mentre i “piccoli” sono coloro che sanno d’aver bisogno della misericordia di Dio e fidano della sua pazienza e bontà. La relazione d’amore, che esiste tra Dio Padre e Gesù, è tale che nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo, in barba a tutti gli studi teologici che ognuno può coltivare per passione o per professione. Gesù ha compassione di tutta quella gente accorsa per ascoltarlo e per avere da Lui una parola di conforto o di incoraggiamento e nei loro occhi coglie la perplessità per essere incapaci di osservare le minuzie della Legge mosaica. Chi può salvarsi, se in un modo o nell’altro si viola una qualsiasi di quelle leggi e leggine, che solo i dotti d’Israele conoscono e sanno interpretare? Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Nel linguaggio biblico, il giogo è la figura simbolica della Legge di Dio, ma i dottori della Legge l’hanno reso insopportabile per la libertà e la dignità di ogni essere umano, facendo passare Dio per un tirannico e vendicativo padrone delle coscienze. Gesù, invece, sa interpretare in modo genuino lo spirito della Legge, dettata da Dio non per opprimere gli uomini ma per guidarli amorevolmente alla salvezza evitando i pericoli e gli inciampi, che intralciano la vita di ciascun uomo. Vista così, la Legge sacra diventa un giogo dolce e leggero. Gesù è un vero Maestro (rabbì) di vita ed invita ciascuno di noi ad essere come Lui, miti ed umili di cuore, capaci di dominare l’ira e di essere portatori di pace e di concordia, in grado di respingere i sentimenti di vendetta e di dimenticare le offese subite, coscienti di avere ricevuto tutto da Dio e di dipendere da Lui in tutto e per tutto, consapevoli dei propri limiti e disposti a mettersi al servizio del prossimo. Il mio giogo è dolce e il mio peso leggero: Gesù ce l’ha insegnato lavando i piedi ai suoi discepoli, prendendosi cura delle persone più sfortunate e deboli della società umana, accogliendo e perdonando i peccatori, facendosi servo di tutti ed annientando la propria dignità umana e divina finendo su una croce.

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