Parrocchia di Gesù Divin Lavoratore
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Il Vangelo della domenica

04 settembre 2011

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro». (Mt 18,15-20)

 Gesù ha una sola preoccupazione: salvare il salvabile, anche al di là di ogni più rosea speranza e di ogni logica umana. Il peccatore non deve essere condannato in primo grado, ma deve avere le sue occasioni di riscatto ed è necessario fornirgli tutte le possibilità per ravvedersi e convertirsi dal suo errore. Gesù se le inventa tutte, pur di non dover pronunciare una parola di condanna. Ciò che interessa a Gesù è la correzione amabile, cordiale, senza alzare la voce e senza ergersi a giudici intransigenti della debolezza altrui, perché nessuno è infallibile od immune da colpa. Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo. Inutile fare le sceneggiate, che ottengono lo scopo di far inalberare il fratello e di renderlo ostinato nel suo errore per partito preso; un po’ di psicologia, sembra suggerire Gesù, non guasta mai. Meglio chiarirsi a quattr’occhi e senza orecchie indiscrete, perché si sa molto bene che i pettegoli non mancano mai e che sono sempre pronti ad aggiungere del loro: una colpa piccola si trasforma, nella mente dei linguacciuti e dei petulanti, in tragedia. Gesù, però, non è uno sprovveduto e sa benissimo che la natura umana è ribelle. Se il fratello, ammonito con delicatezza ed invitato con dolcezza a cambiare atteggiamento, non recede da un comportamento scorretto, o apertamente peccaminoso, non bisogna scoraggiarsi; per pronunciare sentenze di condanna, c’è sempre tempo. Se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Forse non si è stati sufficientemente convincenti o, forse, chi cerca di correggere il fratello è stato, a sua volta, occasione egli stesso di scandalo in qualche altra occasione. Quindi, meglio essere prudenti e ricorrere all’aiuto di qualcun altro; due o tre testimoni seri e di sicuro affidamento possono essere, di solito, sufficienti a far ricredere l’errante ed indurlo a riflettere sui propri errori. E se così non fosse? Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità. L’assemblea dei credenti ha la suprema autorità per giudicare chi si rende responsabile di errori in materia di fede o di morale. L’assemblea (in greco, ekklesìa, da cui il nome Chiesa), presieduta dal responsabile della comunità dei credenti (il vescovo, in greco epìskopos, è colui che sorveglia e sovrintende la comunità), rappresenta l’ultimo grado di giudizio cui può eventualmente appellarsi il peccatore, sempre che lo voglia per davvero: se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. Quando ogni tentativo di “correzione fraterna” sia risultata inefficace, meglio affidare il peccatore al giudizio inappellabile di Dio, che scruta le profondità del cuore degli uomini e nulla si lascia sfuggire. Si può farla franca davanti al giudizio degli uomini, ma non davanti al giudizio di Dio. Ognuno di noi ha un suo “tempo” per sbagliare, ricredersi, pentirsi, convertirsi e cambiare atteggiamento, ma quando giunge la nostra ora di lasciare questo mondo ed i giochi sono fatti, non si può più tornare indietro. Ciò che è fatto è fatto. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. Il perdono di Dio si rende attuale attraverso il perdono dei suoi ministri, i sacerdoti, mediante il sacramento della Riconciliazione, ma se l’uomo si sottrae al perdono di Dio non ha scampo. Ciò che è perdonato sulla terra, è perdonato anche in cielo, ma ciò che non è perdonato in terra non può essere perdonato neppure in cielo. Impartita la lezione sulla correzione fraterna, Gesù passa ad una seconda lezione: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro. Pregare da soli è buona cosa, ma pregare il Padre almeno in due o tre è molto, molto meglio. Ci lamentiamo perché le nostre chiese sono sempre più deserte, ma non è il numero dei credenti a rendere un’assemblea (o chiesa) più credibile o migliore testimone di Dio agli occhi del mondo. Non contano per Dio le folle numerose di credenti più o meno convinti, ma Egli apprezza la qualità del cuore di chi lo cerca e si rivolge a Lui con amore filiale. Per essere Chiesa, basta essere due o tre riuniti nel suo nome per pregare e per amare, poiché dove sono due o tre riuniti nel suo nome, lì è Lui in mezzo a loro. Ma allora, Dio si accontenta di salvare poche persone, i cosiddetti “eletti”? No di certo, Dio vuole salvare proprio tutti gli esseri umani, altrimenti che senso avrebbe avuto la morte in croce di Suo Figlio? Il discorso da fare è un altro. Non sono le grandi folle che fanno “grande” la Chiesa di Cristo, ma è Dio, il quale col suo Amore infinito ci dimostra di poter compiere strepitosi prodigi di salvezza anche partendo da piccoli numeri, da piccole comunità di credenti come potrebbe esserlo una qualsiasi famiglia umana, composta da due (i coniugi) o tre persone (mettiamoci pure anche un figlio, come minimo). Non per nulla Dio è una “famiglia” di tre Persone che si amano al punto tale che i Tre sono Un solo, unico ed indivisibile Dio. Neppure i più grandi santi venuti sinora al mondo possono, per virtù propria, convertire anche un solo peccatore perché, senza Dio, sono anch’essi dei semplici uomini ed inclini al male come tutti gli altri. Solo la grazia di Dio può addolcire i cuori più induriti e piegarli al suo volere, pur scegliendo di raggiungere l’intelligenza, la volontà e la capacità di amare di ciascun uomo attraverso le preghiere, i sacrifici e le sofferenza dei santi. Quando entriamo in chiesa, non facciamo il conto di chi c’è e di chi manca, non perdiamoci in chiacchiere inutili ed evitiamo i pettegolezzi; cerchiamo, piuttosto, di sintonizzarci coi sentimenti di amore, di fiducia, di riconoscenza e di speranza che ogni singolo credente porta dentro di sé con l’intenzione di depositare tutto il proprio essere, fragile e peccatore, ai piedi dell’altare di Cristo. Non ci salviamo da soli né siamo amati da Dio perché portatori di qualche eroica virtù; siamo tutti nella stessa barca e remiamo tutti verso la medesima direzione, che è Dio e Lui soltanto, fonte di ogni bontà e di ogni bene. Ricordiamoci, almeno qualche volta, di lasciare sulla soglia della chiesa la nostra ambizione ed il nostro egoismo ed accostiamoci all’altare di Dio con la disponibilità ad offrirgli le nostre miserie in cambio del suo perdono e, tutti insieme, ad elevare a Lui il nostro canto di lode e di ringraziamento senza pretendere di essere più puri e più santi degli altri. Il resto lo fa sempre e soltanto Lui, il santissimo ed onnipotente Signore.

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