Parrocchia di Gesù Divin Lavoratore
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Il Vangelo della domenica

09 ottobre 2011

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».
Mt 22,1-14) 

Gesù ha ancora qualcosa da ridire sul comportamento irresponsabile degli ebrei e, in modo particolare, dei loro capi religiosi, che rifiutano di accogliere il Regno di Dio nella persona di Cristo. Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. A Dio piace far festa con gli uomini e vuole che essi siano felici insieme a Lui, ma costoro si sono fatta una strana idea di Dio, considerandolo responsabile di tutto il peggio che ogni persona può sperimentare nel corso della sua vita o ritenendolo vendicativo e capace di godere delle sofferenze sopportate dalle sue creature. Nulla di più falso e fuorviante. Gesù dipinge il Padre in modo assai differente: generoso, premuroso e pronto a tutto pur di conquistare il cuore dell’uomo. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire; il problema, dunque, non è di Dio ma dell’uomo che vuole fare il prezioso e si nega al suo creatore, poiché vuole fare a meno di Lui. Dio, però, non si scoraggia di fronte alla neghittosità degli uomini ed infatti manda di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Nel corso della storia della salvezza, afferma Gesù, Dio non si è fermato davanti ad un “no” pronunciato dall’uomo, ma ha sempre cercato di andare incontro alle sue creature più amate, seppur ostinate a resistergli ad oltranza: ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Spesso gli inviati di Dio hanno incontrato indifferenza tra gli uomini, se non un’aperta ostilità sfociata a volte nella loro eliminazione fisica. Gesù rinfaccia ai capi della nazione ebraica di aver ucciso tanti profeti, nel corso della storia del popolo eletto, solo perché questi chiedevano in nome e per conto di Dio la disponibilità alla conversione e ad assumere comportamenti di giustizia. Uccidendo gli inviati di Dio, gli ebrei hanno pregiudicato il loro cammino verso la salvezza eterna. Dio è paziente e misericordioso, ma è anche giusto e non sopporta l’iniquità che alberga nel cuore dell’uomo, perché è frutto dell’azione del suo peggior nemico: il diavolo. Dio punisce gli assassini dei suoi messaggeri, ma la sua ansia di amore lo spinge a cercare chi è capace di corrisponderlo, seppur in modo imperfetto. Ciò che è successo al popolo ebraico si è ripetuto anche presso il popolo cristiano nel corso della sua storia bimillenaria, poiché esso ha pagato le proprie ribellioni al Dio della salvezza attraverso sconfitte, umiliazioni, repressioni sanguinose e ridimensionamenti proprio nei luoghi in cui aveva conosciuto il massimo splendore della gloria religiosa e politica. Basti pensare a ciò che è successo nel nord Africa, in Medio Oriente ed in Asia Minore (attuale Turchia), tutti luoghi che sono stati la culla del cristianesimo primitivo e che hanno conosciuto la santità e la dottrina dei più grandi Padri della Chiesa nei primi secoli della storia della Chiesa, ma divenuti poi luoghi di conquista dell’Islam. Persino l’Europa, la cui cultura è stata plasmata dalla presenza e dalla diffusione capillare della fede cristiana, sta conoscendo ora un’allarmante “scristianizzazione” promossa dall’Illuminismo e dalla violenza della Rivoluzione Francese, la cui onda lunga sta facendo avvertire i suoi malefici effetti anche nel nostro tempo, facendo salire a galla il peggio della natura umana come il totalitarismo ideologico e politico. Pochi decenni orsono andavano di moda i campi di sterminio tanto all’ovest quanto all’est dell’Europa “cristiana”, ora sono l’indifferenza religiosa e l’ateismo, assunti come progetto di vita, a tentare di distruggere ciò che rimane della fede in Cristo nella coscienza di tanti cristiani, che sono tali solo per aver ricevuto il battesimo più per un residuo tradizionalismo che per vera convinzione.

Allora il re […] disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Nonostante il rifiuto opposto dal popolo eletto (ebreo o cristiano, non fa differenza!) all’invito di far festa insieme a Lui, Dio non demorde e si rivolge altrove, in contrade lontane e sconosciute, dove ci sia gente disposta a lasciarsi amare da Lui. Alla “mensa del Signore” convengono così tutti i popoli della terra, buoni e cattivi in egual misura, perché a nessuno è negata l’occasione di cambiare atteggiamento nei confronti di Dio e di avere una chance di salvezza. A Dio non appartiene la logica tutta umana di distinguere preventivamente tra amici e nemici, perché a Lui tutti gli uomini stanno a cuore allo stesso modo; per Dio, infatti, non esistono “figli e figliastri”, ma solo figli da amare e da salvare per l’eternità: la sala delle nozze si riempì di commensali. Contrariamente a quanto pensano alcune correnti religiose di stampo settaristico, in Paradiso non ci vanno solo pochi eletti, ma vi sono destinati proprio tutti gli uomini, senza distinzione di appartenenza razziale o religiosa, purché disposti a lasciarsi salvare da Dio, come dimostra il seguito della parabola. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli uomini che presumono di salvarsi per virtù di meriti personali e di proprie capacità psicologiche o per appartenenza a gruppi elitari, fanno la fine del nostro anonimo invitato, rimasto senza abito nuziale ed infiltratosi tra gli invitati come se nulla fosse. Ognuno di noi può identificarsi con questo furbacchione, che ha pensato di partecipare alla festa comportandosi in modo diverso dagli altri. Eh, no! Le regole devono valere per tutti e diversamente da come vanno le cose nel nostro mondo, dove i furbastri ed i raccomandati si fanno strada facendo marameo a chi rispetta le regole del vivere civile e religioso, in Paradiso non funzionano né le raccomandazioni né i trucchi. L’abito nuziale della parabola simboleggia la sottomissione alle leggi di Dio, l’accettazione del suo amore, che gratuitamente libera l’uomo dalla schiavitù del male e generosamente lo salva anche dalla propria presunzione. Chi rifiuta l’amore redentore del Signore, può accomodarsi fuori dalla “sala da pranzo” e precipitare nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti (descrizione sintetica di quello stato di totale assenza di Dio e della sua “luce”, che noi chiamiamo “inferno”). Il monito finale di Gesù deve essere inteso proprio per quello che è: un avviso “ai naviganti”. Traduciamo: non pensate di voler fare da soli, non presumete di poter fare a meno di Dio per salvarvi, non fidatevi delle vostre capacità e della vostra intelligenza, altrimenti andrete ad ingrossare le fila non degli “eletti” alla felicità del paradiso, ma dei tanti condannati alla dannazione eterna per loro colpa e loro scelta!

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