Parrocchia di Gesù Divin Lavoratore
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Il Vangelo della domenica

15 maggio 2011

In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza». (Gv 10,1-10).

Gesù sta osservando il chiassoso andirivieni di agnelli che belano e di pastori che urlano presso la Porta Probatica (“porta delle Pecore”), che si trova accanto alla poderosa fortezza Antonia. Gli agnelli, destinati al sacrificio giornaliero, sono fatti passare da quella porta ed avviati alla piscina Probatica (la piscina di Betzaetà), situata all’interno della cinta muraria del Tempio di Gerusalemme, dove vengono lavati prima di essere immolati sull’altare dei sacrifici. Gesù vede tutta quella gente che si reca al Tempio per offrire sacrifici di animali, confidando nel sangue di quegli agnelli per ottenere la propria salvezza e pensa al proprio sacrificio che, di lì a poco, sarà consumato su una croce per la salvezza dell’intera umanità. Per far comprendere ai suoi discepoli ed alle persone accorse ad ascoltarlo che l’uomo non può sperare di purificarsi delle proprie colpe offrendo semplicemente il sangue degli animali, paragona se stesso alla porta Probatica ed afferma di essere proprio Lui la porta attraverso la quale bisogna passare per “andare in paradiso”. Chi garantisce vie alternative di salvezza “è un ladro e un brigante”. Oggi pullulano ovunque sette e movimenti religiosi che propongono una loro ricetta infallibile per garantire la felicità in questo e nell’altro mondo, ma Gesù parla chiaro, anche se per immagini: “io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti”. Il linguaggio usato da Gesù risulta un po’ difficile da comprendere per gli uomini d’oggi, che vivono nelle metropoli e che navigano su internet, ma non hanno mai visto un gregge di pecore se non nei documentari televisivi e non capiscono l’importanza della figura di un pastore. Per chi sta ascoltando Gesù nei pressi del Tempio, invece, il paragone risulta comprensibile, almeno in parte, perché non tutti sono disposti ad accettare il ruolo di “salvatore” che Gesù vuole ricoprire. Eppure, lo si voglia o no, Gesù non dà alternative: “Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo”. Molti pensano che la pecora sia il simbolo della timidezza, della paura e del conformismo e che quella del gregge sia l’immagine perfetta di una massa di persone incapace di pensare con la propria testa ed abituata a seguire solo le mode del momento. Il cristiano che si adagia nelle abitudini di una religiosità superficiale e quasi scaramantica (“vado in chiesa e mi sciroppo pure una noiosissima messa, purché il Signore mi faccia questa o quella grazia”) può ben considerarsi una “pecora” nel senso peggiore del temine, ma il cristiano che sa compiere scelte di vita difficili e controcorrente, opponendosi alla morale del mondo cosiddetto “laico” (rifiutando il divorzio come soluzione alle incomprensioni ed alle difficoltà che normalmente s’incontrano in una vita di coppia, respingendo l’aborto come atto omicida che interrompe la vita di un essere umano non ancora nato, non accettando l’eutanasia perché la vita umana appartiene a Dio e non è una merce di scambio su cui l’uomo può dire l’ultima parola, opponendosi allo sfruttamento dei bambini e delle donne per il “mercato del sesso” ed alle moderne forme di schiavitù nel mondo del lavoro, combattendo le ideologie che avviliscono la dignità umana, non accettando la logica della guerra come unica soluzione possibile per comporre le divergenze politiche, sociali e diplomatiche), questi è una “pecora del gregge di Cristo”, cui il divino “pastore” garantisce la vita eterna: “io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”.

 

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