Parrocchia di Gesù Divin Lavoratore
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Il Vangelo della domenica

18 marzo 2012

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».
(Gv 3,14-21) 

La notte, per gli ebrei, non è solo il tempo del riposo, ma anche quello dello studio a lume di una torcia fumigante, o di una lampada ad olio, della Sacra Scrittura, cui si dedicano soprattutto i rabbini, cioè i “maestri” della Bibbia. La notte, avvolta dalle tenebre e dal silenzio, è un momento della giornata che consente lo studio senza distrazioni, la riflessione e l’approfondimento interiore della Parola di Dio, al fine di metterla in pratica per se stessi e di spiegarla ai comuni fedeli, che frequentano di sabato la sinagoga, od agli studenti delle scuole rabbiniche. Nicodemo è un fariseo e membro del Sinedrio, il tribunale ebraico che si occupa di risolvere e giudicare i casi relativi all’applicazione ed all’osservanza della Legge mosaica e, più prosaicamente, anche di affrontare questioni di pubblica amministrazione. Pur facendo parte dell’impero romano, la nazione giudaica gode di una certa autonomia in fatto di religione e di ordinaria amministrazione civile, purché paghi le tasse agli esattori romani e non crei problemi di carattere politico, fomentando rivolte armate od organizzando eserciti privati. Nicodemo è un personaggio noto e rispettato per la sua fede, per il suo equilibrio e per la conoscenza approfondita della Sacra Scrittura; anche a lui sono giunte notizie contraddittorie circa l’insegnamento e l’operato di un certo Gesù di Nazareth, che proviene dalla Galilea e che, a quanto si dice, mantiene un comportamento un po’ troppo originale, perché parla in modo disinvolto  e senza remore con le donne e con gli esattori delle tasse (i famigerati pubblicani), tratta bene i bambini, le prostitute, i malati (specie i lebbrosi) e, soprattutto, parla di Dio in modo poco rispettoso chiamandolo persino, in modo scandalosamente familiare, abbà (papà). Come se non bastasse, è giunta voce che questo Gesù predica la misericordia, il perdono e la compassione nei confronti dei peccatori e dei nemici e, colmo dei colmi, se ne fa un baffo delle buone regole del galateo ebraico, come lavarsi le mani prima di sedersi a tavola, rispettare il riposo in giorno di sabato, non toccare le persone impure, andare a cena con individui poco raccomandabili e molto altro ancora. Insomma, da persona onesta qual è, Nicodemo vuole vederci chiaro prima di tranciare giudizi e preferisce parlare direttamente con Gesù, non fidandosi del sentito dire. Perché  Nicodemo va da Gesù proprio di notte? Per non farsi vedere dai benpensanti del Sinedrio? Poco probabile. Per conoscere a fondo una persona non bisogna lasciarsi influenzare da contesti ambientali, che potrebbero creare confusione e far perdere il filo del discorso. Guardarsi negli occhi e parlare a cuore aperto è il modo migliore per evitare sotterfugi dialettici ed ipocrisie di linguaggio; la notte, poi, allude nelle intenzioni dell’evangelista anche al buio della conoscenza della verità da parte dell’uomo Nicodemo, in evidente contrasto con la Luce che promana dall’Uomo Gesù, incarnazione di Dio somma Verità. Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. I giudei devono mettersi il cuore in pace; il messia promesso dai profeti è venuto per guarire i mali dell’anima, non per condurre un esercito alla vittoria sui campi di battaglia. Il destino del messia è quello di essere innalzato (su una croce) per donare il perdono e la salvezza a quegli uomini che volgeranno lo sguardo su di Lui, allo stesso modo in cui gli ebrei, in marcia nel deserto, erano stati morsi dai serpenti per punizione divina ed erano stati costretti a fissare un serpente di bronzo, innalzato da Mosè, per essere perdonati dal loro peccato di ribellione a Dio ed essere guariti dagli effetti mortali del veleno. Dio è sempre pronto al perdono ed i suoi castighi hanno lo scopo di provocare il pentimento nell’uomo, mai di distruggere il genere umano a causa dei suoi misfatti e Gesù rientra in questo piano di salvezza voluto da Dio, il quale si è spinto al punto di dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Il disegno salvifico di Dio Padre  è il risultato di un puro e gratuito gesto d’amore: Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi si immagina un Dio vendicativo e giudice implacabile, capace di dispensare soltanto punizioni per un nonnulla, è davvero fuori strada. Gesù ci ha mostrato un volto di Dio assai diverso, che nulla ha a che vedere con gli insegnamenti di gente bigotta, complessata e condizionata da comportamenti deviati di familiari ed educatori psicologicamente fragili e problematici già per conto proprio. Non appioppiamo a Dio dei difetti che sono solo ed esclusivamente nostri! Piuttosto, dobbiamo interrogarci sui motivi di un’incredulità sempre più diffusa e radicale, riscontrabile anche nel popolo cristiano: Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. Dopo queste affermazioni così nette e decise fatte da Gesù, perché tanti battezzati rinunciano ai diritti ed ai doveri acquisiti col battesimo, che li ha resi “figli di Dio” per i meriti di Cristo Signore? Non si può comprendere il mistero del male se non partendo da colui che Gesù ha definito menzognero e padre di ogni menzogna, di cui conosciamo nome ed indirizzo: Satana, stabilmente residente all’inferno. Se ci spingiamo a negare l’esistenza di Satana, di conseguenza siamo indotti a negare l’esistenza del peccato ed a considerare il male come un normale comportamento esistenziale, del tutto accettabile e tollerabile nella vita nostra ed altrui. Dopo di che, non dobbiamo meravigliarci degli eccessi sempre più spinti e trasgressivi, che caratterizzano i comportamenti di tante persone, con cui abbiamo quotidianamente a che fare, a partire da noi stessi. Ormai siamo rassegnati a convivere con notizie di furti, rapine, disonestà d’ogni genere, corruzione, omicidi, truffe, stupri, aggressioni, comportamenti criminali e siamo convinti che sia questo il tipo di mondo che dobbiamo aspettarci o sognare per noi e per i nostri figli e nipoti. Non è così, non può essere così e non possiamo nemmeno rassegnarci ad accettare le spiegazioni di psicologi e sociologi, che dai pulpiti delle televisioni o dei giornali ci vogliono far credere che queste sciagure sono frutto dell’oscurantismo ideologico e filosofico della Chiesa, che rimane tetragona all’aria di novità dei tempi moderni: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Credere in Dio ed alla sua Parola di verità è una necessità, più che una scelta opzionale; pur avendo la libertà di scelta, l’accoglienza di Dio e della sua legge nella nostra vita è un dovere, non una semplice opportunità. Dio, infatti, non ama le mezze misure: o si è con Lui o si è contro di Lui. Chi compie azioni malvagie, non ama consumarle alla luce del sole col rischio di farsi scoprire, ma sceglie l’ombra dell’inganno, dell’apparenza e della dissimulazione, perché ha la “coda di paglia”: chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio. Chiaro, no? Quanti delinquenti di professione fanno di tutto per apparire come persone perbene, ma è il loro modo di agire a smascherarli, prima o poi, esponendoli al giudizio degli uomini, oltre a quello di Dio, cui nulla sfugge, neppure il più segreto dei pensieri e la più nascosta delle intenzioni.

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