Parrocchia di Gesù Divin Lavoratore
Via Bolivia 15
27029 Vigevano (Pv)
Tel. 0381 311650


Il Vangelo della domenica

19 febbraio 2012

Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola.
Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati». Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua». Quello si alzò e subito prese la sua barella e sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».
(Mc 2,1-12)

Cafarnao è la scena di un nuovo miracolo, compiuto da Gesù agli inizi della sua missione pubblica. La guarigione dell’indemoniato nella sinagoga di Cafarnao, quella della suocera di Pietro e del lebbroso hanno già indicato al popolo d’Israele quale sia, in sostanza lo scopo della venuta di Gesù tra gli uomini: guarirli dal “peccato”, il subdolo male dell’anima di cui la malattia del corpo è come la cartina di tornasole. La guarigione del paralitico ne è l’ulteriore conferma. Gesù si trova in una casa di Cafarnao, probabilmente quella teatro della guarigione della suocera di Pietro e qui il Maestro sta annunciando la Parola di Dio a quanti stanno dentro e fuori l’abitazione pigiati come sardine, al punto che davanti alla porta non c’è posto nemmeno a cercarlo a forza di spintoni. Vuoi che Gesù parla di Dio e della salvezza in modo unico, mai udito dai presenti, vuoi che la notizia delle guarigioni miracolose si è diffusa in un baleno in città e nei dintorni, fatto sta che attorno a Gesù si è formato un vero e proprio assembramento di persone, che sta ingrossandosi sempre di più. Alla folla, che in religioso silenzio sta ascoltando la predicazione di Gesù, si aggiunge un gruppetto di cinque persone, di cui una è distesa su una barella trasportata da quattro portantini; il malato è completamente immobile a causa di una paralisi. Essendo impossibile farsi largo tra la gente per arrivare a Gesù, i portantini hanno un’idea niente male. Aggirata la folla, costoro si recano sul lato posteriore della casa e sollevano il paralitico sul tetto dell’abitazione a forza di braccia. Una volta giunti sul tetto, a forma di terrazza come è d’uso in Palestina, i quattro portantini cercano di individuare il punto da cui proviene la voce di Gesù e, con fare cauto, scoperchiano il tetto creando un’apertura sufficiente per calare giù il paralitico insieme alla barella. La scena è di quelle memorabili. La barella penzola dondolando dal tetto ed il brusio della gente stipata in casa, naso all’insù, interrompe la predicazione di Gesù, pure Lui incuriosito dall’imprevisto spettacolo. La barella scende lentamente fino a posarsi a terra, proprio davanti a Gesù, che vede un poveruomo incapace persino di muovere la testa. Solo gli occhi del paralitico si muovono qua e là, prima di fermarsi sullo sguardo mite e compassionevole di Cristo, il quale fissa il malato leggendogli l’angoscia che costui nasconde nel profondo del cuore: «Figlio, ti sono perdonati i peccati». Il paralitico è arrivato fin lì con la segreta speranza di trovare la pace riconciliandosi con Dio. Chissà quante volte il paralitico ha maledetto in cuor suo il giorno in cui la malattia gli ha paralizzato le membra, mettendolo alla mercè del buon cuore di amici e parenti, da cui deve quotidianamente dipendere per poter sopravvivere alla meno peggio. Quante umiliazioni ha dovuto subire il poveretto, quanti rimbrotti, quanti gesti di compatimento o di insofferenza. Quante volte ha imprecato contro Dio per averlo ridotto in quelle condizioni. Dopo anni di rancore, covato contro Dio e gli uomini, il paralitico è giunto alla conclusione che forse Dio non c’entra per nulla nella sua malattia e che, anzi, forse potrebbe recuperare la salute se solo accettasse di riconoscere di essere un miserabile “peccatore”, bisognoso della misericordia del Signore. Gesù ha letto negli occhi tristi del paralitico il subbuglio di sentimenti e di pensieri, che si agitano nel cuore e nella mente dello sventurato e subito, col perdono della sua miseria spirituale, gli restituisce la pace dell’anima. Tra i presenti ci sono degli scribi, gente esperta di Sacra Scrittura: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». Dal loro punto di vista, l’obiezione è ineccepibile, ma con fare ipocrita gli scribi se la tengono per sé, ben riposta nella loro mente, non sapendo che reazione potrebbe avere alle loro rimostranze la gente comune, chiaramente affascinata dalle parole di Gesù ed attratta dai suoi miracoli. Meglio stare sulle proprie posizioni senza compromettersi con dibattiti pericolosi, ma Gesù smaschera l’opportunismo degli scribi rivelandone i pensieri: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua». Stupore, sconcerto e rabbia travolgono gli scribi: stupore perché Gesù ha “saputo” leggere i loro pensieri, sconcerto perché il Maestro galileo ha “potuto” guarire un paralitico, rabbia perché Egli ha “voluto” ribadire di essere in grado di perdonare anche i peccati al pari di Dio! Davanti ad una folla visibilmente favorevole a Gesù e poco disposta ad ascoltare le sottigliezze teologiche degli scribi, che sono spesso e volentieri degli arroganti saccenti, pieni di sé, questi “studiosi della Legge” incassano e si tengono la coda tra le gambe. Tra l’imbarazzo degli scribi ed i mormorii di approvazione della folla, il miracolato si alza da solo dalla barella rinnovato nelle membra e, soprattutto, nell’anima, arricchito dal perdono e dalla pace di Dio, lasciandosi alle spalle i commenti della gente e portando nel cuore la misericordiosa compassione di Cristo.

torna all'indice>>>

 

 

contatti: info@parrocchiabattu.org