Parrocchia di Gesù Divin Lavoratore
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Il Vangelo della domenica

22 maggio 2011

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre.                                       (Gv 14,1-12) 

Gesù sta celebrando la sua ultima cena insieme ai suoi discepoli e si tratta di una cena pasquale fuori dall’ordinario. Innanzitutto, secondo il racconto di Giovanni, Gesù ha celebrato la cena pasquale un giorno prima di quella festeggiata dai giudei in ricordo della prodigiosa fuga degli ebrei dall’Egitto dodici secoli prima sotto la guida di Mosè, ma per intervento diretto di Dio; in secondo luogo, durante la cena presieduta da Gesù non è certo che sia stato mangiato l’agnello, secondo la tradizione ebraica, ma, anche se Giovanni non ne parla direttamente a differenza degli altri evangelisti, Gesù ha offerto come pasto rituale proprio la sua stessa Persona divina ed umana, donata agli apostoli ed all’intera umanità sotto forma di Pane e di Vino eucaristici. Quindi, la cena pasquale celebrata da Gesù insieme ai suoi discepoli, non ha più nulla a che vedere con quella ebraica, perché offrendo la propria Persona come “cibo” sacramentale al posto dell’agnello, Gesù vuole celebrare il “passaggio” (questo significa la parola pasqua) dalla morte spirituale, causata dal peccato, alla vita in Dio grazie al proprio sacrificio sulla croce poiché Egli non è un semplice Uomo, ma è il vero Figlio di Dio. Solo Dio, infatti, poteva salvare l’uomo dagli effetti disastrosi del peccato originale e solo il Figlio suo avrebbe potuto ottenere questo risultato offrendosi volontariamente come “sacrificio di espiazione”. Se non è chiaro questo concetto, non si possono comprendere pienamente il significato della Messa (celebrazione eucaristica), della presenza vera e reale di Gesù Risorto nell’Eucaristia e della comunione intima e profonda con Lui mediante  l’assunzione del Pane e del Vino eucaristici, col rischio di ridurre la santa Messa ad una noiosa e seccante pratica religiosa tradizionale e di considerare la santa Comunione, il Sacramento che dà senso all’esistenza della Chiesa stessa, un rito valido solo per i bambini.

Gesù invita i suoi discepoli ad avere fede in Dio ed anche in Lui, che è il Figlio di Dio e fa un’affermazione sorprendente, che dona a tutti noi una certezza e non una semplice “speranza”: Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. Dio non ha creato l’uomo per condannarlo ad una vita infelice in questa e nell’altra vita, ma per renderlo eternamente beato senza cacciarlo in una gabbia dorata e privandolo della sua libertà. Affermando che in paradiso vi sono molte dimore, Gesù vuole suggerirci che a nessun uomo è preclusa la salvezza e che occorre lasciar fare a Dio, il quale sa raggiungere il cuore di ogni uomo e lo sa giudicare nel profondo delle sue intenzioni. A nessun uomo è concesso di sostituirsi a Dio. Tommaso e Filippo, due dei discepoli di Gesù, pensano di conoscere a fondo il loro Maestro ma, in realtà, non sanno affatto chi Egli sia e riportano il discorso su un piano molto “materiale”. Il primo vuole conoscere la “via” seguita da Gesù per potergli stare appresso, il secondo vuole vedere coi suoi occhi il Padre per sentirsi “in salvo” senza ombra di dubbio, ma Gesù dà ad entrambi una simpatica ed istruttiva “tirata d’orecchi”. A Tommaso, che vuole conoscere la “via”, Gesù dichiara di essere proprio Lui la via, la verità e la vita e che non è necessario cercare altrove per arrivare a Dio: solo Gesù è la via per raggiungere la verità, solo Gesù è la verità che consente all’uomo di avvicinarsi a Dio, solo Gesù è la vita che può dare davvero un senso alla nostra vita. A Filippo, invece, Gesù spiega che per “vedere” Dio di persona basta guardare negli occhi proprio Lui, il Maestro di Galilea. Molti atei del nostro tempo, senza affermare nulla di originale, ci chiedono: che motivo avete, voi cristiani, di “credere” a Gesù ed in Gesù? Ammesso che Dio esista, come fate a credere che un uomo morto in croce sia davvero Dio? Da tanti secoli si trasmette, di generazione in generazione, la fede in Gesù di tanti uomini e donne, che danno senso e valore alla fede dei cristiani di ogni tempo: noi crediamo alla parola di coloro che hanno visto Risorto e Vivo colui che gli uomini avevano fatto morire in croce. Non ci sono teoremi filosofici, non esistono dimostrazioni matematiche né evidenze scientifiche che possano sostituirsi alla testimonianza di chi ha “visto” coi propri occhi e “vissuto” sulla propria pelle il mistero di Dio fatto uomo, morto e risorto per la nostra salvezza.

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