Parrocchia di Gesù Divin Lavoratore
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Il Vangelo della domenica

23 ottobre 2011

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti». (Mt 22,34-40)

 I dirigenti politico-religiosi della nazione ebraica appartenevano prevalentemente a due sette o fazioni, i sadducei ed i farisei, spesso in conflitto tra loro per il diverso modo di interpretare i contenuti della fede dei padri (i sadducei, ad esempio, non credevano nella resurrezione dei morti e negli spiriti celesti e, per di più, se l’intendevano anche coi dominatori romani a motivo del loro pragmatismo politico, mentre i farisei erano orgogliosamente nazionalisti e, dal punto religioso, molto distanti dai sadducei), ma sull’osservanza minuziosa delle numerose norme, che facevano da pesante corollario alla Legge divina, sadducei e farisei andavano abbastanza d’accordo. La Legge, del resto, costituiva il collante che teneva unita l’intera nazione giudaica, costituita in minor percentuale dagli ebrei residenti in Palestina (circa un milione e mezzo di individui) e, in misura molto maggiore, dagli ebrei della diàspora (circa sei milioni di persone) che abitavano in varie parti dell’impero romano. Mentre la fazione dei sadducei era formata dai membri della classe sacerdotale (erano i discendenti del sommo sacerdote Zadoq), dediti per lo più alla gestione del culto presso il tempio di Gerusalemme, a quella dei farisei aderivano in massima parte dei “laici”, i quali vivevano per studiare la legge, per meditarla ed interpretarla nel modo più corretto possibile. Per i farisei, l’osservanza corretta e fedele della Legge era l’unico modo per raggiungere la salvezza ed essere destinati alla resurrezione finale. Tra i farisei più noti ricordiamo Paolo di Tarso, così accanito nel combattere i cristiani prima della sua conversione ed altrettanto deciso a difendere la fede in Cristo dopo averlo “incontrato” sulla via per Damasco; un tipo davvero tosto, Paolo, incapace di scendere a compromessi e fariseo fino al midollo anche dopo essere diventato cristiano! Il problema dei farisei e, di riflesso, dei sadducei era il grandissimo numero di regole e regolette che, col tempo, avevano imposto agli ebrei affinché si considerassero un popolo “santo” e degno della santità di Dio. L’ebreo Gesù era considerato un “ribelle” da entrambe le fazioni, perché violava apertamente diverse “regole” della vita religiosa ebraica, come l’osservanza del riposo del sabato, le abluzioni prima di sedersi a mensa, il contatto personale con individui considerati impuri (malati, peccatori pubblici, prostitute e via discorrendo). Quale occasione migliore per “mettere in difficoltà” Gesù interrogandolo proprio sulla Legge? «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». I farisei annoveravano nel loro gruppo un dottore della Legge, un vero esperto in materia. Fu lui a porre la domanda, con un fare di ironica superiorità, subito stroncata da colui che era la Legge fatta persona: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti». Con poche parole, Gesù ha fornito la perfetta sintesi del vero significato dell’intera Bibbia (la Legge e i Profeti): l’amore per Dio e per il prossimo. Le oltre seicento regole, eccezioni, norme e variazioni sul tema, che i farisei osservavano e pretendevano che tutto il popolo osservasse, non interpretavano il vero senso della Legge divina. Chi ama veramente Dio con tutto cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente, ossia con tutte le energie del proprio essere, non ha bisogno di lavarsi le mani per sentirsi interiormente puro, o di osservare il riposo del sabato o di non toccare dei poveri disgraziati colpiti da malattie o corrotti dal peccato. L’amore copre tutto e giustifica tutto, anche l’inosservanza di regole dettate dagli uomini e non da Dio. L’amore per il prossimo è l’inevitabile conseguenza dell’amore per Dio: come si può affermare di amare Dio, che noi non vediamo, se poi non amiamo il nostro prossimo che noi vediamo molto bene e tutti i santi giorni? Alla nostra coscienza l’ardua risposta …

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