Parrocchia di Gesù Divin Lavoratore
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Il Vangelo della domenica

27 novembre 2011 prima di Avvento

 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!». (Mc 13,33-37)

Tutti gli uomini desiderano vivere a lungo e, possibilmente, in buona salute e senza problemi economici o di altro genere. Per pochi fortunati le cose vanno proprio così, ma per la maggior parte degli abitanti del pianeta la vita non è così rosea, vuoi per problemi di salute, vuoi per difficoltà di relazione sociale, vuoi per problemi di lavoro, di ristrettezze economiche o, peggio, perché pagano sulla propria pelle delle scelte politiche scriteriate stabilite da altri (dittature, guerre, atti di terrorismo, disastri ecologici causati dall’uomo e via discorrendo). Per quanto la vita media si sia notevolmente allungata, almeno nei paesi più evoluti, arriva per tutti il momento di lasciare il posto alle nuove generazioni; l’eterna giovinezza rimane una chimera e non c’è lifting che tenga. I trucchi della chirurgia plastica non consentono di allungare la vita nemmeno di un secondo e, prima o poi, bisogna fare i conti col proprio destino e rassegnarsi a lasciare questo mondo per altri lidi. Gesù ce lo ribadisce nel vangelo odierno: Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. Nessun essere umano, anche il più ricco di questo mondo, ha la garanzia di essere ancora vivo il giorno dopo, ma il pensiero della morte non deve impedirci di sognare e programmare il nostro futuro, altrimenti resteremmo paralizzati ed ingabbiati in una sorta di drammatico fatalismo, che impedirebbe il progresso e la realizzazione di un mondo migliore, in cui far vivere le future generazioni. Ciò non toglie che una riflessione sulla nostra natura mortale possa essere un valido aiuto nell’impedirci di attuare scelte morali discutibili, di cui dovremo ben rendere conto a Dio al termine della nostra vita e di cui necessariamente dobbiamo chiedere perdono, finché ne siamo in tempo. Dio, infatti ci ritiene responsabili del tempo che ci ha messo a disposizione per sfruttarlo nel modo migliore, rendendo il nostro pianeta una degna abitazione per l’intero genere umano: il Signore è come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Ognuno di noi svolge un ruolo importante in questo mondo, non importa quale professione eserciti e neppure se sia una persona di successo o di basso profilo; a ciascuno il suo compito, purché lo faccia bene e con impegno. È ora di smetterla con studenti svogliati e fannulloni, con professionisti che mirano solo al guadagno sfruttando al massimo il minimo impegno professionale, con politici che si preoccupano di mantenere i propri privilegi invece di occuparsi del bene comune, di preti che si limitano a svolgere lo stretto indispensabile del proprio ministero, di casalinghe che passano la maggior parte del loro tempo a spettegolare invece di prendersi cura della propria casa e della famiglia, con i laici impegnati nelle attività pastorali che aspirano ad essere acclamati e coccolati invece di rimboccarsi le maniche e svolgere il proprio servizio alla comunità senza pretendere alcun riconoscimento, con l’operaio che s’inventa ogni scusa per non andare a lavorare, facendo gravare sulle spalle dei colleghi il peso del turno di lavoro o coi pensionati che, pur avendo ancora le energie fisiche e mentali, si disimpegnano da qualsiasi forma di interesse o di servizio sociale e familiare, riducendosi a vivere come zombie in attesa di finire al cimitero. Un cristiano è e rimane “testimone” di Cristo a qualsiasi età ed in qualsiasi condizione di vita e non può presumere di comportarsi da spettatore al cospetto delle vicende di questo mondo. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Il modo peggiore per presentarsi al giudizio di Dio è mostrare una coscienza “anestetizzata”, addormentata, indifferente alle sciagure che affliggono l’umanità ed alle strutture politiche, economiche e sociali che calpestano la dignità umana di chicchessia. Gesù ci dà la sveglia e ci mette in guardia dall’andare in ferie con la testa e col cuore: Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate! Un cristiano che non prega mai, neppure per sbaglio, che si ricorda di Dio solo quando si trova alle strette con qualche problema di salute o con altra necessità materiale, che si impigrisce nella vita spirituale e si scoccia di celebrare degnamente il “giorno del Signore” sprecando ogni sacrosanta “domenica” in faccende che non sono di assoluta importanza (cosa è più importante di Dio?), come potrà mai giustificarsi davanti al Signore quando dovrà inevitabilmente incontrarsi con Lui?

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