Parrocchia di Gesù Divin Lavoratore
Via Bolivia 15
27029 Vigevano (Pv)
Tel. 0381 311650


Il Vangelo della domenica

29 gennaio 2012

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!».  E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.
(Mc 1,21-28) 

È sabato, un giorno sacro per gli ebrei. In Israele e nelle comunità ebraiche sparse in tutto l’impero romano ed al di là dei suoi confini, in giorno di sabato ogni attività lavorativa è ferma. Per gli ebrei è un dovere partecipare alle sacre funzioni nella sinagoga, dove si ascolta la Parola di Dio (la Bibbia), si prega, si canta e si recitano le diciotto “benedizioni” (shemoneh esreh) per celebrare le lodi del Dio di Israele. Gesù, di cui si sta rapidamente diffondendo la fama come rabbì di grandi doti comunicative ed assai poco convenzionale, entra nella sinagoga di Cafarnao e dal rabbino, che dirige abitualmente l’assemblea in quel luogo di culto, viene invitato a leggere il testo sacro stabilito per quel giorno ed a commentarlo. Non si tratta di un evento eccezionale, bensì di un gesto di cortesia piuttosto abituale per i rabbini ebrei, che non si lasciano sfuggire l’occasione di invitare un personaggio famoso, di passaggio nella loro sinagoga, a rendere testimonianza alla fede in Dio con la loro parola e la loro conoscenza della Torah. Il commento di Gesù al testo biblico, da lui appena letto con voce calma, sicura e con grande sentimento, appare subito ai presenti come un insegnamento fuori del comune: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Appare chiaro a tutti che Gesù non è un professionista, freddo ed asettico, che ripete in modo pappagallesco delle nozioni imparate alla scuola rabbinica, ma il suo modo di spiegare le Scritture, così convincente e coinvolgente, non ha nulla a che vedere con l’insegnamento dei soliti scribi, capaci di usare belle parole ma senza l’autorità di chi sa veramente di cosa sta parlando. Nessuno dei presenti sa che Gesù è la stessa Parola di Dio, appena letta ed ascoltata, diventata Persona umana! Pochi di loro lo sapranno a tempo debito, dopo la sua resurrezione e saranno disposti a credere in lui. Tutti, però, comprendono che tra Gesù e gli scribi, cioè le persone più istruite d’Israele in campo religioso (e biblico), c’è un abisso di sapienza e di verità.Tra i fedeli ebrei presenti nella sinagoga c’è un uomo, che molto probabilmente è uno dei tanti praticanti, convinti o semplicemente abitudinari, della sinagoga. Un fedele qualunque, senza infamia e senza gloria, che ha però un difetto o, meglio, un tarlo che lo rode dentro: costui, infatti, era posseduto da uno spirito impuro. Probabilmente era il tipico uomo virtuoso in pubblico e vizioso tra le rassicuranti mura della sua privacy. Un vero ipocrita, capace di mostrarsi fervido credente per farsi ammirare ed additare come esempio dagli altri fedeli del villaggio di Cafarnao ma, sotto sotto, una vera “carogna”, capace di far soffrire il prossimo attraverso gesti di avidità, di egoismo e di superbia. Davanti a Gesù, che è il Volto umano dell’infinita bontà, purezza e misericordia di Dio, nessun uomo può dirsi veramente puro e santo, tanto meno quest’uomo nel quale ha trovato stabile dimora uno spirito impuro, il quale “dà di matto” e si mette ad urlare: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». Questa frase ci deve far riflettere e parecchio. L’astuzia del diavolo è proverbiale, perché insinua negli uomini l’idea poco originale della sua non-esistenza; se andassimo a chiedere ai soliti frequentatori delle nostre chiese se credono nell’esistenza del diavolo, probabilmente ci risponderebbero di si, magari con qualche titubanza e qualche distinguo perché hanno sentito in televisione il teologo più in del momento affermare che il diavolo e l’inferno sono frottole senza senso, ma se spostiamo la nostra intervista pochi metri fuori delle nostre chiese, alla stessa domanda ci risponderebbero con un ghigno, un’alzata di spalle o con qualche insulto più o meno volgare. Anche questa è opera del diavolo, lo spirito immondo di cui parla il vangelo odierno. Che cosa vuoi da noi? Interessante. Il diavolo parla al plurale, il che vuol dire che non è solo, ma in buona compagnia ed ai diavoli la presenza di Gesù dà terribilmente fastidio, perché non possono fare quello che vogliono del cuore dell’uomo: Sei venuto a rovinarci? Ciò che manca al diavolo non è la conoscenza di Dio, ma l’amore per Lui e la fiducia nella sua misericordia: Io so chi tu sei: il santo di Dio! Prepotente ed infido, vero nemico di Dio e dell’uomo, menzognero e padre di ogni menzogna, così malefico da mandare “fuori dei gangheri” persino Gesù, il quale ordina  severamente a quello spirito immondo: «Taci! Esci da lui!». Si tratta del primo esorcismo di Gesù riferito dall’evangelista Marco, che in questo breve racconto ci insegna due cose: Gesù è la Parola di Dio incarnata ed è Signore anche del mondo soprannaturale, cui tutti devono obbedire, compresi gli spiriti immondi (o diavoli, che dir si voglia). E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Chi dovesse avere la ventura di assistere ad un esorcismo su una persona “posseduta” dal demonio, avrebbe modo di farsi venire la pelle d’oca. Garantito. A proposito, certa cinematografia di bassa lega ci ha propinato una serie di esorcismi che vogliono “esorcizzare” l’atavica paura del diavolo, con l’intento malcelato di farci credere che si tratta di fandonie, ma teniamo ben a mente l’insegnamento del vangelo: con Dio non si scherza, ma nemmeno col diavolo. Chiedere a chi ha subito ogni sorta di orrore psicologico e materiale da parte dei cosiddetti appartenenti alle sette sataniche, che pullulano nella nostra società a causa del suo graduale ed inesorabile allontanamento da Dio. Un uomo assediato, peggio, posseduto da satana, è un brutto cliente anche per psicologi e psichiatri, la cui arte medica nulla può contro una simile “piaga”. Il male non è un’entità astratta, oggetto di disquisizioni filosofiche o sociologiche nei dibattiti televisivi, ma ha i connotati di uno spirito immondo capace di strappare anime a Dio specie se queste “anime” hanno scelto di allontanarsi da Dio. 

torna all'indice>>>

 

 

contatti: info@parrocchiabattu.org