Parrocchia di Gesù Divin Lavoratore
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Il Vangelo della domenica

30 ottobre 2011

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato». (Mt 23,1-12)

Gesù, mite e misericordioso con i peccatori, i malati e le persone più sventurate del suo popolo, è severo ed arcigno nei confronti di farisei e scribi, i quali presumono di essere i perfetti, i migliori, i puri, i predestinati alla salvezza a motivo della loro istruzione religiosa e della loro capacità di rispettare fedelmente ed integralmente le oltre seicento norme che regolano la vita religiosa d’Israele. Mosè, il legislatore del popolo ebraico e uomo di grandissima levatura spirituale e morale, viene messo da Gesù in contrapposizione con gli scribi e i farisei per sottolineare la grande arroganza intellettuale e la profonda bassezza morale di costoro, che si arrogano il diritto di essere le guide spirituali dell’intera nazione ebraica. Perché Gesù ce l’ha così tanto con questi suoi avversari, che stanno tramando per farlo morire spacciandolo per eretico e sovversivo? Perché gli scribi ed i farisei sono degli ipocriti. Gesù non ha peli sulla lingua: Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. È il solito ritornello, valido oggi come allora. Quanti cristiani, anche quelli più impegnati nelle varie attività pastorali od investiti di incarichi speciali, inducono tante persone ad allontanarsi dalla Chiesa a causa del loro comportamento scostante ed incoerente, perché dicono ma non fanno, provocando scandalo e suscitando reazioni di ostilità agli insegnamenti stessi della Chiesa. Cosa fanno di così grave i farisei e gli scribi per meritarsi la tirata d’orecchi da parte di Gesù? L’osservazione di Gesù è impietosa: “Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla genteNon solo i farisei impongono alla gente comune un numero spropositato di regole da osservare, pena l’impurità legale che l’obbligherebbe a sottoporsi ad una serie interminabile di riti di purificazione, col risultato di farla sentire sempre indegna di accostarsi col cuore e la mente a Dio, ma loro stessi, che pure osservano fedelmente e puntigliosamente quelle stesse regole, lo fanno “solo” per farsi vedere ed ammirare dagli altri e per essere considerati dei puri, degli eletti, dei predestinati alla salvezza. Quasi quasi, dice Gesù, i farisei pretendono che Dio li ringrazi perché essi sono così bravi. Per di più, per ostentare la loro presunta santità di vita e la loro purezza di cuore, i farisei danno un accurato ritocco anche ai loro abiti, poiché allargano i loro filattèri e allungano le frange. I filatteri (detti, in ebraico, tefillìm) erano piccole teche di cuoio a forma cubica che contenevano dei sottili rotoli di pergamena su cui erano trascritte delle citazioni bibliche e che si legavano al braccio sinistro e sulla fronte mediante legacci. Il rituale per indossarli era ed è, tuttora, molto complesso e minuzioso. Si legava innanzitutto una teca al braccio, al di sopra del gomito di fronte al cuore, avvolgendo accuratamente i legacci attorno all'avambraccio, alla mano e al dito medio. Si passava poi all'altro astuccio, suddiviso in quattro piccoli scompartimenti, ciascuno con un suo rotolino su cui era scritto un brano biblico: lo si applicava al centro della fronte annodandolo dietro il capo. Il tutto rimandava al famoso testo del Deuteronomio (6,4-7) detto “Shemà, Israel (Ascolta, Israele), che riporta la raccomandazione fatta da Dio agli ebrei di ricordare, amare ed osservare i suoi precetti in ogni istante della loro vita. Quanto alle frange, dette in ebraico zizìt) esse erano delle nappe o treccine di tessuto munite di un cordoncino violaceo o blu poste ai quattro angoli della veste esterna. Queste frange sono ancor oggi applicate dagli ebrei soprattutto al loro mantello ufficiale di preghiera, detto talled o tallit. Anche in questo caso il significato spirituale dell'ornamento era suggestivo, come spiega la Bibbia: "Le frange saranno per voi un segno: vedendole, vi ricorderete di tutti i comandamenti del Signore e li metterete in pratica. Così non vi smarrirete seguendo i desideri dei vostri cuori e dei vostri occhi che vi trascinano all'infedeltà" (Nm 15, 38-39). I farisei avevano preso talmente alla lettera queste raccomandazioni di Dio da tradurle in oggetti concreti da portarsi addosso, salvo poi tradire lo spirito della legge con comportamenti tutt’altro che coerenti. D’altra parte, l’ostentazione e l’ipocrisia sono come le due facce di una stessa moneta, chiaramente fasulla. Un altro comportamento “farisaico” irrita Gesù: i farisei, infatti, si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente. Costoro fanno di tutto per farsi vedere. Non vi sembra che anche nelle nostre comunità cristiane ci siano personaggi di questo genere? Certo, non sta a noi giudicare coloro che si comportano in tal modo per farsi notare dagli altri, considerandosi superiori al resto dei fedeli, ma state tranquilli che Dio sa leggere assai bene le loro intenzioni e le giudica per quello che valgono: moneta fasulla. Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato. Il messaggio di Gesù è fin troppo chiaro: nessun essere umano può pretendere di prendere il posto di Dio e del suo Cristo. Chi avanzasse una simile pretesa, sarebbe da considerare un “falso dio” (come tanti dittatori ed ideologi del presente e del passato) ed un “falso cristo” (come tanti profeti di sventura del nostro tempo, che pretendono di conoscere persino il giorno della fine del mondo e che si spacciano per guide religiose dell’umanità). L’ultima riflessione di Gesù pesa come un macigno sulle nostre tiepide coscienze “cristiane”: chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato. Chi vanta un incarico di prim’ordine ha la tentazione di essere “servito e riverito” dai comuni mortali, ma si sbaglia di grosso. Come Gesù è vero Re nel servizio e nella dedizione totale agli esseri umani, sino al punto di aver sacrificato la propria vita su una croce per la salvezza di tutti, così il cristiano dev’essere, a modo suo, un umile servitore ed un “re d’amore” nell’ambiente in cui vive ed opera come testimone di Cristo Signore.

 

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