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LA PAROLA DEL PARROCO
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AGOSTO
SETTEMBRE 2006
LA PAROLA DEL PARROCO
Carissimi fratelli e sorelle, della
Parrocchia di Gesù Divin Lavoratore,
dopo la pausa estiva stiamo riprendendo
il nostro cammino pastorale! Segneranno
i “passi pastorali” d quest’anno la
lettera del nostro Vescovo Claudio :
“Quale speranza oggi?” e Il quarto
Convegno Ecclesiale a Verona, che
prenderà in esame proprio questa virtù
della Speranza!
Ecco perché in questa lettera vorrei
scrivere a voi in relazione alla
speranza cristiana!
Prima di qualsiasi definizione o
descrizione della speranza cristiana, è
necessario presentare delle figure
concrete, dei personaggi che incarnano
in qualche modo questa speranza. E’ così
facile risalire ad Abramo. Egli è sì
l’uomo della fede, ma anche e forse di
più,della speranza, perché la sua
prospettiva è un futuro che si fonda nel
presente. Ciò che leggiamo allora in Gen
12, 1-3 soprattutto, ci dà una
indicazione precisa di che cosa sia
credere e sperare contemporaneamente. Ed
ancora, appare che questa speranza si
concretizza nell’attesa, nella promessa
di un figlio, la cosa più ‘naturale’ e
spesso la più irraggiungibile per i
desideri umani. Ma nel figlio della
promessa è aperta la prospettiva non di
una vita, ma di una storia intera. Al
paradosso della speranza di Abramo si
collega direttamente san Paolo, quando,
presentando come oramai definitivamente
sfumato il desiderio della paternità, lo
vede inaspettatamente realizzato. <<Egli
credette, al di là di ogni speranza, di
divenire padre di molte nazioni…Fondato
sulla promessa di Dio, non esitò nella
incredulità, ma si rafforzò nella fede>>
(Rom 4, 18.20).Nel segno di questa
speranza si svolge la storia d’Israele,
protesa ad un futuro di vita e di gioia.
In questa luce viene proiettata anche la
speranza di una vittoria futura,
definitiva sul male, come leggiamo in
Gen 3, 15. E’ il primo annuncio
evangelico, la prima buona notizia in
una esistenza segnata dal male, sotto
ogni profilo. Per questo motivo,
l’espressione ‘sperare contro ogni
speranza’ è il paradigma stesso della
prospettiva cristiana. Essa non si fonda
su una facile successione di avvenimenti
lieti. È piuttosto la fatica di avere
una prospettiva, perché le cose vanno
male, perché la situazione è
compromessa. La speranza cristiana è una
questione molto seria, perché guarda in
faccia alla realtà, se ne spaventa per
quel che basta, ma alza gli occhi verso
il cielo, da dove viene la salvezza (cfr
Salmo 121).La speranza cristiana non è
lo sforzo umano di vedere il bene dove
c’è il male, ma la fiducia di superare
il male, perché Dio ci viene in aiuto.
Altrimenti si tratterebbe di una
tensione psicologica, di uno sforzo
sovrumano di volontà o di una
prospettiva socio-politica, di cui la
storia recentissima ci ha dato esempi
fin troppo evidenti. E poiché si tratta
di storia, il riferimento all’epopea
dell’Esodo è quanto mai necessaria,
perché in essa la speranza di Abramo si
concretizza in un popolo, che è chiamato
a fidarsi di Dio ed a fondare su di lui
il suo futuro. Del resto, fra le diverse
interpretazioni del nome di Dio, legate
alla rivelazione del roveto ardente: Io
sono colui che sono; c’è anche
l’indicazione al futuro: sarò ciò che
sarò, intendendo in questo, sempre un
‘per voi’.Tutto questo si compie in Gesù
Cristo, perché in lui le promesse di Dio
si sono realizzate (Cfr 2Cor 1, 20). Il
Cristo è dunque il compimento
dell’attesa e della speranza d’Israele
ed il fondamento della speranza dei
cristiani. Ma anche qui le cose
procedono in modo paradossale, perché la
vita di Gesù e la sua conclusione
drammatica, sembrano mettere in
discussione proprio la verità di questa
promessa e la consistenza della
speranza. Come dire, che la speranza
cristiana non è mai un pacifico
possesso. I motivi di questa complessa e
paradossale situazione sono dati dalla
conclusione drammatica della vita di
Gesù, da una parte, e poi dal mistero
stesso di Dio.
Verità difficile e aspra, dunque, la
speranza cristiana, perché la vita si
svolge e si sviluppa in mezzo a
difficoltà, contraddizioni, e fallimenti
garantiti. Come sperare in queste
condizioni? Certamente non ricorrendo a
qualche sortilegio, ma leggendo nella
storia di Cristo la linea del
superamento del male e della
disperazione. Se è vero che Abramo
credette al di là di ogni speranza,
questo è ancora più vero nel Cristo
Signore, perché ha operato nella sua
vita di Verbo incarnato, il passaggio
dalla morte alla vita. Egli è la
speranza concreta, perché rivela come
Dio affronta il male del mondo, reso
evidente dalla morte. Essa non è
l’ultima parola di questa storia, ma la
penultima. E’ la vita che viene da Dio
la svolta ultima e definitiva. Così,
nella morte di Gesù si rivela la
vittoria di Dio sulla morte.Tentando una
non facile sintesi, possiamo dire che la
speranza è la forza che Dio ci dà per
affrontare e superare le difficoltà, le
sorprese amare della vita. La croce non
manca mai; ma non è più segno di
maledizione, perché il credente la vive
nello spirito e nell’atteggiamento di
Gesù. Non è virtù facile la speranza,
anche se è dono di Dio. Poiché deve
essere accolto da noi, richiede che
superiamo le gravi prove della vita,
nelle quali si può trave proprio il Dio
che cerchiamo.
Nel segno più positivo, la speranza è il
segno della divinità di Dio, che ci
chiama a partecipare del suo mistero.
Chi ha fatto esperienza del Dio di Gesù
Cristo, sa che Dio è mistero
insondabile, nel quale però è dolce
immergersi. Dalla speranza cristiana
discendono anche la contemplazione
ammirata del mistero di Dio ed il
desiderio della comunione definitiva con
lui.
Facciamoci annunciatori concreti di
Cristo speranza per l’uomo d’oggi!
don Mauro
ANAGRAFE PARROCCHIALE
BATTESIMI
ROBECCHI PAOLO di Antonio e Merlin
Marzia Lucia
PAGANI GLORIA di Mauro e Molina Lucia
NALIATO LUCA di Dario e Marini Paola
RICCI ANNA ROSA CATERINA di Matteo e
Graziotin Francesca
PERBONI ANDREA di Teresio e Baiardi
Simona
BETTELLE TOMMASO di Uberto e Canton
Cristina
FANTAUZZI GAIA di Giancarlo e Di Fazio
Monica
TURRETA VALENTINA di Franco e Grechi
Tiziana
DI PIETRO TOMMASO RAFFAELE FRANCESCO di
Mauro e Malato Sonia
LAZZARINI FEDERICO di Massimo e Marras
Lucia
BRUSORIO GIULIA NICOLETTA di Favio e
Donato Alessandra
LOCATELLI FRANCESCA di Dario e Luccotti
Annalisa
ZECCOLA GIORGIO di Enzo e Pedalà
Graziella
BONAFIN DANIELE di Angelo e Rubini
Barbara
CASTIGLIONE ASIA di Aldo e Campisi Piera
CATAPANO RAFFAELE LUCIO di Francesco e
Rambaldi Mirella
PADOVAN TOMMASO di Roberto e Neri Miriam
SARCHI MARTA di Giorgio e Faccendini
Elena
PRIME COMUNIONI
Domenica 4 giugno alle ore
11.00 hanno ricevuto per la prima volta
Gesù Eucaristia i seguenti fanciulli:
Agosto Deborah
Ambrosino Vincenzo
Amolaro Alice
Angeleri Elettra
Artioli Guido
Bazzea Elisa
Bellintani Stefano
Biffanti Chiara
Bisacco Gionata
Bodei Giada
Bodei Ilaria
Baiocchi Teresa
Boniolo Silvio
Buganza Virginia
Cacciapuoti Diana
Cacciapuoti Francesca
Calì Micol
Chessari Alessandro
Chiarenzi Ilaria
Cipriani Linda
Colaninno Leonardo
Colombini Alice
Curaro Ilaria
Davide Andrea
De Luca Federica
De Stefani Alessia
Di Pietro Matteo
Drago Luca
Favero Pietro
Federico Aurora
Federico Daniele
Ferro Erica
Franzin Veronica
Garavaglia Camilla
Cardellini Federica
Gianmanco Francesca
Gulino Matteo
Lagonigro Simone
Lion Chiara
Lo Magno Edoardo
Lo Meo Sharon
Lungarno Paola
Masera Emma
Mazzini Filippo
Oldani Alessia
Oldani Elena
Ottini Riccardo
Panfilio Giulia
Pastore Andrea
Polato Luca
Quaranta Gloria
Re Alessia
Renesto Beatrice
Sabella Matteo
Sinibaldi Luca
Stagnoli Luca
Stangalino Eleonora
Stefano Margot
Terrazzan Melissa
Vetri Gabriel
Vetri Manuel
CRESIME
Il giorno 10 settembre 2006 alle ore
11.00 il Vescovo Claudio ha amministrato
il Sacramento della Cresima hai seguenti
ragazzi:
ALLEVI CRISTINA
ALLEVI MARTINA
BELLANZON SAMANTA
BERTANI FEDERICO
BODEI ALICE
BOFFINO VALERIO
CANNATA DAVIDE
CAMPANELLA MARCO
CROCI GIANLUCA
CUCCU SIMONE
DE GIULI ADRIANO
DE GIULI BEATRICE
DE VINCENZO LUCREZIA
FRANZIN DANIELE
GARDELLA LUCA
GARDELLA MARCO
GIALAIN GIULIA
IAVARONE RICCARDO
LONIVURO VERONICA
LO PRESTI SARA
MARI BEATRICE
MAZZINI IRENE
MOLETTI CHIARA
MONTEFUSCO ALICE
OLDANI LUCA
OMINI DANIELE
OTTINI ELEONORA
PALADINI MATTEO
PARISINI ANDREA
PAVESI SARA
RAMAZZINA ARIANNA
RESTIVO VALENTINA
RIPA ELEONORA
SAMBINELLO NICOLE
SAVINI RICCARDO
SEMENTA GIULIA
SILVA LUCIA
TINO VANESSA
TRUGLIO MATTEO
VALENTINI JACOPO
VIDALI ALESSANDRA
VILLA NICOLO’
ZANOTTI CARLOTTA
ZARRELLI MARTINA
MATRIMONI
FUNERALI
13) CROSIO AMELIA in Carminati
14) TRAVAGIN MERCEDES ved. Ferrari
15) AMBROSATO FULVIO
16) MANARA FRANCESCA in Lardera
17) MAZZUCCO GIUSEPPE
18) BECCARIA GIUSEPPINA in Fanfaroni
19) SANGALETTI BENIAMINO
20) GENESTRONE NOVELLA ved. SIGNORETTO
21) FREDDI LUIGI
22) ALOI GASAPARE
23) PICCOLO SERGIO
24) TESTA TERESA ved. Sangaletti
25) CALLIGARIS MARIA ved. Motta
26) GHISELLINI RITA ved. VERONESE
27) CINQUEPALMI MARGHERITA ved. Demattia
PER RIFLETTERE
Nella casa del Padre mio vi sono molti
posti
E' una fortuna, Signore, che nella casa
di tuo Padre ci siano molti posti.
Così posso sperare che ci sia un posto
anche per me.
Per me che ti seguo a giorni alterni.
Che non ho mai tempo da dedicare agli
altri; che non sopporto chi non la pensa
come me.
Per me che provo fastidio per gli
extracomunitari e me ne infischio di chi
se la passa male.
Per me che alla domenica vado a messa se
non ho altro da fare.
Che non partecipo alla vita della
comunità.
Per me che sgomito per arrivare dove
voglio e faccio lo sgambetto a chi vuole
passarmi avanti.
Per me che sono attacco ai soldi, alla
bella figura e a quello che dice la
gente.
Per me che amo solo quelli che mi amano.
Che a volte uso gli altri come fossero
oggetti; che non ho fame e sete di
giustizia e di pace.
E' una fortuna, Signore, che nella casa
di tuo Padre ci siano molti posti.
Ci sarà un posto anche per me.
Per me che non ho niente, se non una
grande nostalgia di essere come tu mi
vorresti (Lasconi)
APOSTOLATO DELLA PREGHIERA
Pensieri sulla preghiera (PRIMA PARTE)
Il carisma specifico dell’AdP ha due
versanti: la preghiera apostolica, che
trova la sua normale espressione
concreta nell’Offerta quotidiana della
giornata al S. Cuore; e la preghiera
tout court, la passione per la
preghiera: praticata, vissuta, diffusa
(se non fosse una parola un po’
sgradevole, direi per farmi capire,
propagandata).
Non sarà quindi fuor di luogo
soffermarsi un poco sulla preghiera, con
qualche spunto di riflessione e di
richiamo.Darsi del tu .La preghiera è
fondamentalmente relazione con Dio. Il
punto di partenza per una riflessione
sulla preghiera può dunque essere una
verifica su qual è la mia immagine di
Dio; su chi è Dio per me. Mi proverò a
rispondere. Dio è un assoluto personale,
Qualcuno che ama, che accoglie, che
orienta, che giudica anche, nel senso
migliore e più profondo del termine.E’
una personalità viva, palpitante,
estremamente individuata.Noi possiamo
entrare in rapporto con questa realtà
personale. Questo rapporto è preghiera.
La preghiera è dunque dialogo con Dio, è
uscire dalla aridità dell’io solitario e
aprirsi al tu, all’Altro. Peter Lippert,
un gesuita tedesco della prima metà del
secolo XX, uno straordinario letterato e
maestro di spirito, in uno dei brani più
belli di un libro intitolato Giobbe
parla con Dio, esplode in una
espressione che è il punto diarrivo di
una lunga e sofferta ricerca: “Tu sei il
mio tu, Signore!”. E in qualche modo ci
rappresenta tutti, esprime qualcosa di
universale.
Dio ci chiama per nome, e noi possiamo
dargli del tu. Perché Dio è padre e
madre, fratello, amico, avvocato,
consolatore.
Forme della preghiera
Non c’è un unico modulo, un unico
formato standard per la preghiera. Come
non ce n’è uno solo per lamusica, per il
pane, per ogni cosa buona e bella. La
preghiera è espressione personale, arte
(Cfr. NMI, 32); e ciascuno può e deve
trovare la sua maniera migliore per
relazionarsi con il più personale e
artistico di tutti gli esseri, con il
Signore.
Volendo comunque dare una
classificazione di massima, diremo che
c’è la preghiera vocale, che consiste
nel ripetere una formula già fatta, come
il Padre nostro o l’Ave Maria. C’è la
preghiera di adorazione, di pentimento,
di ringraziamento. C’è la preghiera di
domanda, incoraggiata da Gesù. “Chiedete
e vi sarà dato…bussate e vi sarà aperto”
(Mt 7, 7).
Oggi è in voga – ed è un bene – la
cosiddetta “preghiera profonda”. C’è,
naturalmente, ed in un certo senso è la
forma più alta, la preghiera liturgica,
che è comunitaria, ufficiale,
eminentemente ecclesiale. “La liturgia è
il culmine verso cui tende l’azione
della Chiesa e, al tempo stesso, la
fonte da cui promana tutta la sua
energia” (SC 10).
Condizioni della preghiera
Per pregare ci vuole umiltà. Non bisogna
sentirsi autosufficienti. La nostra
capacità di entrare in relazione con Dio
è appunto determinata dalla nostra
accettazione reale di Lui. Che non è una
diminuzione, ma la piena attuazione
della nostra dignità umana. Tutto il
resto essendo soltanto fragile
illusione. Come ha detto incisivamente
un teologo francese: “La preghiera è
l’atto dell’essere cosciente che si
mette al suo posto davanti a Dio e
davanti al prossimo” (Jean Laplace S.I.).
Mettersi al proprio posto, né più in
alto né più in basso, dimorare nella
verità esistenziale, come è importante,
anche se non è sempre facile!Per pregare
ci vuole slancio, entusiasmo. Il
depresso spesso non sa pregare perché si
è chiuso in unlabirinto, gira
faticosamente su se stesso. Mentre la
salvezza è nell’Altro, nell’abbandono
fiducioso ad un Amore sussistente che ci
conosce tutti, uno per uno, e che ha
cura di noi. “Pregate così: Padre
nostro…” dacci il pane quotidiano,
perdonaci, liberaci (Cfr. Mt 6,9-13).
Per pregare ci vuole anche una certa
tecnica. Ci vuole, o almeno aiuta. Come
in ogni arte. Per questo oggi fioriscono
un po’ dappertutto gruppi e scuole di
preghiera. Il S. Padre dice che tutte le
comunità cristianedevono essere scuole
di preghiera (Cfr. NMI, 33 ).
L’AdP è da sempre una grande scuola di
preghiera. L’AdP ha insegnato e insegna
a milioni e milioni di persone in tutto
il mondo a pregare in una varietà di
modi personali e comunitari. Provatevi a
sfogliare questo numero del Messaggio e
vedrete quante rubriche e quante pagine
sono direttamente dedicate a sussidi per
la preghiera.
LA RICETTA DI NONNA AMALIA
ZUPPA ALLA PAVESE
Ingredienti:
16 fettine di pane, 120 gr di burro, 12
uova, 60 gr di parmigiano reggiano
grattugiato, 1,5 lt di brodo di carne,
sale.
Preparazione:
In una casseruola mettete a friggere nel
burro le fettine di pane, facendo
attenzione che la crosta si dori ma che
all'interno restino morbide. In ogni
scodella disponete due fettine di pane,
sopra sgusciatevi due uova (facendo
attenzione a non rompere i tuorli),
spolverizzate con una cucchiaiata
abbondante di parmigiano reggiano e
terminate versando brodo bollente, ma
non sopra i tuorli.
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