Parrocchia di Gesù Divin Lavoratore
Via Bolivia 15
27029 Vigevano (Pv)
Tel. 0381 311650

LA PAROLA DEL PARROCO (torna all'indice)

FEBBRAIO 2006

 ALLA RADICE DELLA MISSIONE

Cari fratelli e sorelle della Parrocchia di Gesù Divin Lavoratore, continuiamo il nostro cammino di riflessione sulla realtà della missione, in preparazione alla Missione popolare che vivremo tra parrocchie della nostra città…

1.            La comunione trinitaria

Come abbiamo sottolineato nella lettera del mese di gennaio, la missione prima di essere un compito da realizzare, è un amore da accogliere.

C'è dunque una dimensione contemplativa che precede e sostiene qualsiasi impegno missionario.

Il missionario deve essere ‘un contemplativo in azione’. Egli trova risposta ai problemi nella luce della Parola di Dio e nella preghiera personale e comunitaria.... Il missionario, se non è un contemplativo, non può annunciare Cristo in modo credibile.

Nella contemplazione e nell'ascolto della Parola di Dio assume un volto preciso quella che è la radice della missione cristiana: Dio che è Trinità e che per amore, liberamente e gratuitamente si è voluto comunicare, donare pienamente attraverso il Figlio fattosi uomo, Gesù Cristo, "Parola di Dio" rivolta all'umanità intera in un gesto di amore.

Il donarsi al mondo attraverso il mistero della sua morte e risurrezione permette a chi è unito a lui, per opera dello Spirito Santo, di condividere il suo stesso modo di essere e di agire.

Alla radice della missione della Chiesa c'è dunque la comunione trinitaria da cui la missione scaturisce  come un'esigenza interna di Dio perché egli è amore: è comunione d'amore delle tre Persone che si effonde liberamente ad extra, verso le creature... Dio viene fuori dalla sua comunione, dona tutto, non trattiene nulla. Egli dà il suo Figlio.. e manda lo Spirito.

Provando a entrare con la povertà delle parole umane dentro il mistero trinitario, è possibile cogliere alcuni aspetti che caratterizzano la missione delle persone della Trinità e quella della Chiesa: "il supremo modello e principio della Chiesa... è nella Trinità delle persone di un solo Dio Padre e Figlio nello Spirito Santo" (UR 2)..

2. La missione del Figlio

La missione che il Padre affida al Figlio è quella di "raccogliere e accogliere nella comunione gli uomini isolati, peccatori, non riconciliati" .

Per questo Gesù convoca attorno a sé un "piccolo gregge" (Lc 12, 32): una comunità di discepoli, uomini e donne, che ha come unico padre il Padre del cielo (Mt 23, 8-12), che vive in un servizio reciproco (Mc 10, 42-44), che trova in Gesù che lava i piedi, il segno più alto ( Gv 13, 12-14).

A questa famiglia umana, segno del nuovo Israele, Gesù affida come suo testamento il comandamento dell'amore reciproco (Gv 13, 34; 5, 12).

La missione di Gesù è quella di portare la Trinità sulla terra e la terra nella Trinità, di far partecipare della comunione che esiste "tra il Padre e il Figlio" (RM 23).

La sua morte in croce distrugge il muro di separazione tra i popoli, riconciliando tutti nell'unità (cfr Ef 2, 14-16) e realizzando la finalità della sua missione: "radunare insieme nell'unità i figli dispersi di Dio" (Gv 11, 49-52).

Gesù attua questa intenzione del Padre attraverso la via dell'abbassamento e dell'umiliazione, condividendo profondamente l'esperienza umana "escluso il peccato" (Ebr 4, 15) e mostrando una capacità di compassione straordinaria verso i poveri e i sofferenti (Mt 11, 28-30; 14, 14; 15, 32)

3.      La missione dello Spirito Santo

La missione dello Spirito si pone in continuità con l'opera di Cristo: viene per attuare l'unità da lui operata. Effuso sui discepoli riuniti nel Cenacolo, ha dato visibilità alla Chiesa, che fin dal primo momento si definisce fraternità e comunione nell'unità di un solo cuore e una sola anima ( At 4, 32).

Il frutto della Pentecoste (At 2, 1-11) è la nascita del nuovo Popolo di Dio, caratterizzato dalla comunione e dalla varietà di "doni gerarchici e carismatici" (cfr Ef 4, 11-12): "Lo Spirito Santo che abita nei credenti e riempie e regge tutta la Chiesa, produce questa meravigliosa comunione dei fedeli e li unisce tutti così intimamente in Cristo, da essere il principio dell'unità della Chiesa. Egli realizza la diversità di grazie e di ministeri" (UR 2).

4.            La missione della Chiesa

La missione della Chiesa si pone a sua volta in sintonia col disegno del Padre e in continuità con l'opera di Cristo e dello Spirito. L'obiettivo del suo annuncio missionario è l'attuazione della comunione trinitaria tra gli uomini "per condurli con l'esempio della vita" con la predicazione, con i sacramenti e con i mezzi della grazia, alla fede, alla libertà ed alla pace di Cristo, rendendo loro facile e sicura la possibilità di partecipare pienamente al mistero di Cristo" (AG 5).

E’ essenziale ribadire oggi queste verità perché lo stile missionario diventi conforme a quello del Servo di Dio di cui essa stessa è serva: "la Chiesa umile e serva, che scende accanto agli uomini, soffrendo con loro in ogni loro debolezza, può trasmettere davvero il Verbo della vita fino a far rinascere la speranza e la gioia nei cuori degli uomini" (CEI, n. 64)

Come cercare di attuare la missione della Chiesa

La prima preoccupazione non deve andare alle iniziative da prendere quanto piuttosto disporsi a mettere a fuoco quelle disponibilità interiori del cuore che permettano di essere veri missionari.

Enzo Bianchi, priore della comunità monastica di Bose, ci avverte: "viviamo in un tempo in cui, la vita ecclesiale, dominata dall’ansia pastorale ha assunto l’idea che l’esperienza di fede corrisponde all’impegno nel mondo piuttosto che all’accesso a una relazione personale con Dio, vissuta in un contesto comunitario, radicata nell’ascolto della Parola di Dio contenuta nella Scritture, plasmata dall’Eucarestia e articolata in una vita di fede, di speranza e di carità" (E. BIANCHI, Le parole della spiritualità. Per un lessico della vita interiore,Milano Rizzoli,199,15).

don Mauro

ANAGRAFE PARROCCHIALE

 

BATTESIMI

Nessuno

 

MATRIMONI

Nessuno

 

FUNERALI

1)      COSIMO DE GIRARDIS di anni 74

 

OFFERTE PER LA CHIESA E PER IL RESTAURO

 

In mem. DON AURELIO € 50; NN 10; In mem. Nonna Maria e nonno Giuseppe € 50; In mem. def. BOCCA ANDREINA € 20; In mem. def. BORILE GIOVANNI per la lampada del Santissimo € 25; In mem. def. AMELIA € 25; In mem. def. FAM. GATTI –MASSINI € 10; In mem. def. LUCIA e MARIAROSA € 40; In mem. def. GUIDO e ANGELA € 15; In mem. def. ANDREA e PIERINA € 10; In mem. def. BARBARA e GERARDO € 5; In mem. def. SPARTIVENTO TERESA € 5; In mem. def. EMILIO, MARIA e GIOVANNI  € 10; In mem. def. CARNEVALE TERESA € 10;  In mem. def. ENRICO e RINO € 5; In mem. def. Morgan, Reval e Giulio € 10; In mem. def. Lucia e Mariarosa € 40;

MESSAGGIO DI SUA SANTITÀ
BENEDETTO XVI
PER LA QUARESIMA 2006
 

Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione” (Mt 9, 36)  

Carissimi fratelli e sorelle!

La Quaresima è il tempo privilegiato del pellegrinaggio interiore verso Colui che è la fonte della misericordia. È un pellegrinaggio in cui Lui stesso ci accompagna attraverso il deserto della nostra povertà, sostenendoci nel cammino verso la gioia intensa della Pasqua. Anche nella “valle oscura” di cui parla il Salmista (Sal 23,4), mentre il tentatore ci suggerisce di disperarci o di riporre una speranza illusoria nell’opera delle nostre mani, Dio ci custodisce e ci sostiene. Sì, anche oggi il Signore ascolta il grido delle moltitudini affamate di gioia, di pace, di amore. Come in ogni epoca, esse si sentono abbandonate. Eppure, anche nella desolazione della miseria, della solitudine, della violenza e della fame, che colpiscono senza distinzione anziani, adulti e bambini, Dio non permette che il buio dell’orrore spadroneggi. Come infatti ha scritto il mio amato Predecessore Giovanni Paolo II, c’è un “limite divino imposto al male”, ed è la misericordia (Memoria e identità, 29 ss). È in questa prospettiva che ho voluto porre all’inizio di questo Messaggio l’annotazione evangelica secondo cui “Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione” (Mt 9,36). In questa luce vorrei soffermarmi a riflettere su di una questione molto dibattuta tra i nostri contemporanei: la questione dello sviluppo. Anche oggi lo “sguardo” commosso di Cristo non cessa di posarsi sugli uomini e sui popoli. Egli li guarda sapendo che il “progetto” divino ne prevede la chiamata alla salvezza. Gesù conosce le insidie che si oppongono a tale progetto e si commuove per le folle: decide di difenderle dai lupi anche a prezzo della sua vita. Con quello sguardo Gesù abbraccia i singoli e le moltitudini e tutti consegna al Padre, offrendo se stesso in sacrificio di espiazione.

Illuminata da questa verità pasquale, la Chiesa sa che, per promuovere un pieno sviluppo, è necessario che il nostro “sguardo” sull’uomo si misuri su quello di Cristo. Infatti, in nessun modo è possibile separare la risposta ai bisogni materiali e sociali degli uomini dal soddisfacimento delle profonde necessità del loro cuore. Questo si deve sottolineare tanto maggiormente in questa nostra epoca di grandi trasformazioni, nella quale percepiamo in maniera sempre più viva e urgente la nostra responsabilità verso i poveri del mondo. Già il mio venerato Predecessore, il Papa Paolo VI, identificava con precisione i guasti del sottosviluppo come una sottrazione di umanità. In questo senso nell’Enciclica Populorum progressio egli denunciava “le carenze materiali di coloro che sono privati del minimo vitale, e le carenze morali di coloro che sono mutilati dall’egoismo… le strutture oppressive, sia che provengano dagli abusi del possesso che da quelli del potere, sia dallo sfruttamento dei lavoratori che dall’ingiustizia delle transazioni” (n. 21). Come antidoto a tali mali Paolo VI suggeriva non soltanto “l’accresciuta considerazione della dignità degli altri, l’orientarsi verso lo spirito di povertà, la cooperazione al bene comune, la volontà di pace”, ma anche “il riconoscimento da parte dell’uomo dei valori supremi e di Dio, che ne è la sorgente e il termine” (ibid.). In questa linea il Papa non esitava a proporre “soprattutto la fede, dono di Dio accolto dalla buona volontà dell’uomo, e l’unità nella carità di Cristo” (ibid.). Dunque, lo “sguardo” di Cristo sulla folla, ci impone di affermare i veri contenuti di quell’«umanesimo plenario» che, ancora secondo Paolo VI, consiste nello “sviluppo di tutto l’uomo e di tutti gli uomini” (ibid., n. 42). Per questo il primo contributo che la Chiesa offre allo sviluppo dell’uomo e dei popoli non si sostanzia in mezzi materiali o in soluzioni tecniche, ma nell’annuncio della verità di Cristo che educa le coscienze e insegna l’autentica dignità della persona e del lavoro, promuovendo la formazione di una cultura che risponda veramente a tutte le domande dell’uomo.

Dinanzi alle terribili sfide della povertà di tanta parte dell’umanità, l’indifferenza e la chiusura nel proprio egoismo si pongono in un contrasto intollerabile con lo “sguardo” di Cristo. Il digiuno e l’elemosina, che, insieme con la preghiera, la Chiesa propone in modo speciale nel periodo della Quaresima, sono occasione propizia per conformarci a quello “sguardo”. Gli esempi dei santi e le molte esperienze missionarie che caratterizzano la storia della Chiesa costituiscono indicazioni preziose sul modo migliore di sostenere lo sviluppo. Anche oggi, nel tempo della interdipendenza globale, si può constatare che nessun progetto economico, sociale o politico sostituisce quel dono di sé all’altro nel quale si esprime la carità. Chi opera secondo questa logica evangelica vive la fede come amicizia con il Dio incarnato e, come Lui, si fa carico dei bisogni materiali e spirituali del prossimo. Lo guarda come incommensurabile mistero, degno di infinita cura ed attenzione. Sa che chi non dà Dio dà troppo poco, come diceva la beata Teresa di Calcutta: “La prima povertà dei popoli è di non conoscere Cristo”. Perciò occorre far trovare Dio nel volto misericordioso di Cristo: senza questa prospettiva, una civiltà non si costruisce su basi solide.

Grazie a uomini e donne obbedienti allo Spirito Santo, nella Chiesa sono sorte molte opere di carità, volte a promuovere lo sviluppo: ospedali, università, scuole di formazione professionale, micro-imprese. Sono iniziative che, molto prima di altre espressioni della società civile, hanno dato prova della sincera preoccupazione per l’uomo da parte di persone mosse dal messaggio evangelico. Queste opere indicano una strada per guidare ancora oggi il mondo verso una globalizzazione che abbia al suo centro il vero bene dell’uomo e così conduca alla pace autentica. Con la stessa compassione di Gesù per le folle, la Chiesa sente anche oggi come proprio compito quello di chiedere a chi ha responsabilità politiche ed ha tra le mani le leve del potere economico e finanziario di promuovere uno sviluppo basato sul rispetto della dignità di ogni uomo. Un’importante verifica di questo sforzo sarà l’effettiva libertà religiosa, non intesa semplicemente come possibilità di annunciare e celebrare Cristo, ma anche di contribuire alla edificazione di un mondo animato dalla carità. In questo sforzo si iscrive pure l’effettiva considerazione del ruolo centrale che gli autentici valori religiosi svolgono nella vita dell’uomo, quale risposta ai suoi più profondi interrogativi e quale motivazione etica rispetto alle sue responsabilità personali e sociali. Sono questi i criteri in base ai quali i cristiani dovranno imparare anche a valutare con sapienza i programmi di chi li governa.

Non possiamo nasconderci che errori sono stati compiuti nel corso della storia da molti che si professavano discepoli di Gesù. Non di rado, di fronte all’incombenza di problemi gravi, essi hanno pensato che si dovesse prima migliorare la terra e poi pensare al cielo. La tentazione è stata di ritenere che dinanzi ad urgenze pressanti si dovesse in primo luogo provvedere a cambiare le strutture esterne. Questo ebbe per alcuni come conseguenza la trasformazione del cristianesimo in un moralismo, la sostituzione del credere con il fare. A ragione, perciò, il mio Predecessore di venerata memoria, Giovanni Paolo II, osservava: “La tentazione oggi è di ridurre il cristianesimo ad una sapienza meramente umana, quasi a una scienza del buon vivere. In un mondo fortemente secolarizzato è avvenuta una graduale secolarizzazione della salvezza, per cui ci si batte sì per l’uomo, ma per un uomo dimezzato. Noi invece sappiamo che Gesù è venuto a portare la salvezza integrale” (Enc. Redemptoris missio, 11).

È proprio a questa salvezza integrale che la Quaresima ci vuole condurre in vista della vittoria di Cristo su ogni male che opprime l’uomo. Nel volgerci al divino Maestro, nel convertirci a Lui, nello sperimentare la sua misericordia grazie al sacramento della Riconciliazione, scopriremo uno “sguardo” che ci scruta nel profondo e può rianimare le folle e ciascuno di noi. Esso restituisce la fiducia a quanti non si chiudono nello scetticismo, aprendo di fronte a loro la prospettiva dell’eternità beata. Già nella storia, dunque, il Signore, anche quando l’odio sembra dominare, non fa mai mancare la testimonianza luminosa del suo amore. A Maria, “di speranza fontana vivace” (Dante Alighieri, Paradiso, XXXIII, 12) affido il nostro cammino quaresimale, perché ci conduca al suo Figlio. A Lei affido in particolare le moltitudini che ancora oggi, provate dalla povertà, invocano aiuto, sostegno, comprensione. Con questi sentimenti a tutti imparto di cuore una speciale Benedizione Apostolica. 

Dal Vaticano, 29 Settembre 2005                                                                                           BENEDICTUS PP. XVI

LA RICETTA DI NONNA AMALIA

Zuppa grassa

 

Ingredienti:

·         Un litro di brodo

·         g. 300 di carne tritata

·         g 100 di caciocavallo

·         fegatini di pollo, a piacere

·         2 uova

·         una cipolla, sedano, prezzemolo, parmigiano grattugiato

·         4 fette di pane casereccio abbrustolite

·         olio di frantoio, pepe nero, sale

Procedimento:

·       Con carne, uova, parmigiano, sale, pepe e prezzemolo tritato formate un composto, da cui ricavate con le mani polpette di media grandezza.

·       Friggetele poi nell’olio bollente e lasciatele su un foglio di carta perché perdano l’eccesso di unto.

·       In una teglia fate cuocere, per una decina di minuti, la cipolla affettata sottilmente e il sedano spezzettato; unite i fegatini e bagnate con brodo.

A cottura ultimata, versate il tutto nelle ciotole nelle quali avrete distribuito il pane, il caciocavallo a fettine e le polpette.

GENITORI: PRIMI CATECHISTI, PRIMI MISSIONARI

Predicatelo con i “Media”

I genitori sono i primi catechisti dei loro figli. E chi non lo sa? Lo sa certamente don Italiano che, come tanti parroci italiani, le ha provate tutte per far diventare vera l'affermazione.

Ha fatto tante riunioni, ma le presenze erano sempre poche. Hanno sempre un sacco di cose da fare, accidenti!, ed è vero. La parrocchia, la scuola, l'allenatore... tutti chiamano i genitori. E questi non ce la fanno più, perché lavorano duro tutti e due, dalla mattina alla sera. Poi, non di rado, in queste riunioni essi vengono colpevolizzati, per cui se ne tornano a casa più stanchi e più scontenti di prima. Perché lo sanno anche i genitori che con i figli bisognerebbe starci di più, saper dialogare di più, ma come si fa? E allora finiscono per rassegnarsi a fare andare le cose così come vanno, sperando in bene.

Don Italiano, come tanti parroci italiani, ha tentato anche molti esperimenti. Per esempio affidare loro il catechismo dei 'figli. Ma, tempo a parte, molti genitori hanno bisogno più dei figli di essere catechizzati. Che catechismo possono fare genitori che in chiesa vanno saltuariamente, o che non vanno per niente, oppure che ci vanno ma che di cristianesimo sanno soltanto qualcosa che ricordano dal loro catechismo per la Prima Comunione.

Eppure qualcosa bisognerà inventare per aiutare i genitori a essere i primi catechisti dei loro figli.

Don Italiano qualcosa l'ha trovata praticamente per caso.

È una storia da raccontare, perché può convincere anche i più resistenti e renitenti a mettersi in atteggiamento di conversione continua, di rinnovamento incessante, di educazione permanente. Quando ci si dispone così, sembra che il cervello e il cuore riacquistino una insperata giovinezza, e la fantasia trova e inventa occasioni che, finché si rimaneva pigramente nella situazione dell'impiegato appagato ma anche un po' deluso, non si riuscivano a individuare nemmeno quando passavano sotto il naso.

Dunque, don Italiano, girando per le

Famiglie per la benedizione pasquale, aveva notato che dentro le case stavano arrivando i computer, ormai quasi in concorrenza con la televisione e gli elettrodomestici. Gli era balenata molte volte l'idea di comperarne uno anche lui, ma non si era mai deciso: "In fondo a cosa mi serve?", aveva pensato. Sì, diversi confratelli gli avevano detto come si poteva inserire là dentro tutto lo stato d'anime, ma lui ce l'aveva su carta, continuamente aggiornato, e ormai la sua parrocchia la conosceva benissimo.

Perciò non si era mai deciso, anche se sentiva che c'era qualcosa che non funzionava. Pensava: "Mia madre mi raccontava che, quando accadeva un fatto importante, si andava a sentire la radio in parrocchia, perché pochissimi privati ce l'avevano. E quando c'erano i discorsi di papa Pacelli, Pio XII, il parroco portava addirittura il suo mastodontico apparecchio in chiesa, per farli ascoltare a tutto il paese. Quando ero bambino, ho visto le prime trasmissioni televisive nella sala parrocchiale, perché nessuno ancora in paese aveva la tivù. E anche il cinema. Molto prima che arrivasse in paese la sala pubblica per le proiezioni a passo normale, il vecchio parroco faceva proiettare i film a passo sedici delle Paoline nella sala parrocchiale. Come mai adesso le parrocchie non sono più all'avanguardia come fino a non molti anni fa? Anche per lo sport: dove hanno imparato a giocare a pallone, a pallavolo, a calciobalilla tanti ragazzi? Sempre all'avanguardia la parrocchia. Come mai ora non è più così?". Nonostante questi pensieri, il prete, però, non s-i era convertito al computer: "Non sono più giovane. Non fa per me. Ci penserà il mio successore".

Dopo la tre-giorni con i catechisti, invece, gli era presa una specie di frenesia; voleva saperne un po' di più su questa grande invenzione che anche il vecchio papa Giovanni Paolo ha invitato ad apprezzare, e che ha dimostrato al mondo di adoperare.

Si era ricordato, così, di un parrocchiano, un giovane non più tanto giovane ma non ancora sposato - sul quale il prete aveva puntato tante speranze e che invece, prima per l'università, poi per il militare, poi per il lavoro, si era allontanato dalla parrocchia -, nella cui casa aveva trovato non solo un computer, ma una specie di negozio di questi aggeggi. Ne aveva tanti.

« Don, non è un negozio. È che io con il computer ci lavoro, e allora qua dentro devo avere tutto quello che mi serve: due computer: Macintosh e Windows; due stampanti; a getto di inchiostro e laser; uno scanner... »

« Cosa ci fai con tutta 'sta roba? »

« Tè l'ho detto, ci lavoro. Queste macchine mi risparmiano chilometri e chilometri di strada e giornate e giornate di tempo. Senza computer, sarei dovuto andare continuamente in giro per l'Italia e all'estero. Invece mi siedo qua davanti e ho tutto il mondo a portata di mano. Ho dei clienti in India e in Arabia che ormai sono come il mio vicino di casa».

«Bob! Io non ci capisco granché. Beati voi giovani ».

«Macché giovani, don! Nell'industria anche quelli che hanno il doppio della tua età non fanno niente senza computer. E anche voi preti dovreste aggiornarvi».

«Va bene, una volta che ho tempo, ti vengo a trovare e mi spieghi tutto».

«Vieni pure, così staremo di nuovo un po' insieme come ai vecchi tempi. Sai che tante volte penso a quando ti davo una mano in parrocchia».

« Perché non ritorni? »

« A fare che? Ormai il mio lavoro è questo, lo vedi. Non sono più in grado di fare catechismo o non so cos'altro. Ma vienimi a trovare così ne parliamo ».

E don Italiano era andato a trovarlo.

«Dai, spiegami tutto. Soprattutto mi interessa sapere qualcosa di più su internet. Parlano sempre di e-mail, di navigare. Ecco, cosa vuoi dire "navigare"?»

«Vuoi dire che possiamo salire su una barca immaginaria per entrare in un oceano di informazioni, che fino a pochi anni fa sarebbe stato impossibile avere a disposizione. Vuoi dire che questo mezzo ci rende possibile approdare in tutti i porti del mondo, quindi ci fa divenire prossimi a tutti gli abitanti del mondo. Non è straordinario? Non è in fondo quello che ci dicevi tu al catechismo: Dio ha pensato il mondo come un'unica grande famiglia? »

« Fammi capire bene ».

« Ok! Sei riuscito, poi, a comperare quella statua di san Giuseppe che ti serviva, e che non riuscivi a trovare come volevi tu? »

«Macché! »

«Bene! Adesso sali in barca che cominciamo a navigare! Ecco, vado sul motore di ricerca, su Google... »

« Cosa sarebbe? »

« È..., come posso dirti, è un... coso che ti permette di cercare tutte le statue di san Giuseppe che vuoi. Ecco! Guarda! Queste sono tutte le fabbriche che producono statue di san Giuseppe. Vedi quante ce ne sono in Italia e nel mondo ».

« Sì, ma io le voglio vedere ».

«Non c'è problema, clicco su immagini, poi scrivo: statue san Giuseppe. Eccole! »

« Straordinario! Questa mi piacerebbe ».

«Bene! Vediamo chi la fa e quanto costa. Puoi sapere tutto ».

« La fanno in Germania ».

« Vediamo se la vendono via internet... Sì, se vuoi possiamo ordinarla. Se hai la carta di credito... »

«Aspetta, aspetta! Non correre troppo. Posso trovare anche, che ne so, un documento, una conferenza, una lezione... »

«Puoi trovare tutto quello che vuoi. Cosa ti serve?»

«Mi servirebbe un qualcosa da dare ai genitori per aiutarli a educare alla fede i figli ».

Proviamo! Allora chiedo: genitori and fede ami figli ».

« Cosa vuoi dire and? »

« Vuol dire: e. È una sigla che dice al motore di ricerca di cercare solo la combinazione genitori-fede-fìgli. Altrimenti cerca tutto quello che riguarda i genitori, la fede, i figli e vengono fuori milioni di possibilità. Così, invece restringiamo il campo della ricerca. Vado. Ecco, c'è un sacco di materiale».

« Come faccio a trovare quello che serve a me? »

« Navigando, per l'appunto. Cercando. Vediamo questa voce. È un libro. Quest'altra. È una conferenza. Apriamo ».

«Troppo lunga».

« Cerchiamo ancora! Ecco. Questo è uno schema ».

« Questo potrebbe andare, ma non riesco a leggere bene ».

« Aspetta che tè lo stampo. Un attimo solo. Eccoti lo schema. Va bene? »

Don Italiano legge lo schema.

« E proprio quello che cercavo. Farò le fotocopie per farlo avere a tutte le famiglie della parrocchia».

«Vedi? Se tu avessi gli indirizzi e-mail dei tuoi parrocchiani che hanno il computer, potresti inviargli la scheda direttamente a casa, risparmiando carta e tempo ».

«Bisognerebbe saperlo fare».

« Se ti decidi a fare la spesa, io ti acquisto tutto il materiale, te lo impianto e ti insegno come fare ».                     

«Bisogna proprio che mi decida. Pare che non se ne possa più fare a meno. Senti cosa dice un documento della Conferenza Episcopale Italiana, uscito in questi giorni: "Le case stanno diventando sempre più una piccolo, centrale di media: radio, televisione (sovente presente in più stanze), stereo, computer, interne!, telefoni cellulari. I genitori devono essere preparati a convivere con i media e a educare i loro figli perché sappiano interagire in modo competente, critico, eticamente responsabile".

«Interessante».

« E ancora: "Ai genitori, e in generale alle presenze adulte nella famiglia, tocca dunque farsi carico d'una responsabilità in gran parte nuova: attrezzarsi culturalmente per comprendere i linguaggi dei media, imparando a distinguerne gli influssi positivi e negativi, sottraendo loro potere - meno spazio e meno tempo loro consegnato - quando risultasse eccessivo. Se veramente i genitori desiderano che quanto entra nelle loro case attraverso i media sia nell’interesse dei loro figli, proprio in famiglia occorre riappropriarsi del ruolo attivo di utenti capaci di valutare, attrezzati criticamente". Come posso stimolare le famiglie ad attrezzarsi culturalmente per comprendere i linguaggi dei media se non mi attrezzo anche io? »

«Giustissimo, don! Allora deciditi! »

«Deciso! Procurami tutto. Ricordati però che devi insegnarmi a usarli come strumenti educativi. E non solo a me, ma anche ai miei collaboratori, a cominciare dai catechisti ».

(Nei prossimi numeri pubblicheremo le schede che Don Italiano ha dato ai genitori)

SORTEGGIO PREMI ABBONAMENTI AURORE

LETTORE DVD : FIGGIACONE GIAMPIERO  via Vercelli 25

FERRO DA STIRO : ALLEVI  EGLE via Vercelli 64

PIUMONE : VISCONTI CARLO via Gravellona 15

 

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