Parrocchia di Gesù Divin Lavoratore
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LA PAROLA DEL PARROCO (torna all'indice)

 FEBBRAIO 

LA PAROLA DEL PARROCO 

Carissimi amici della Parrocchia di Gesù Divin Lavoratore,

stiamo entrando nel pieno cammino Quaresimale e vorrei in questo spazio a me riservato riportare il messaggio del Santo Padre per questo tempo forte, perché credo possa aiutarci in modo singolare a viverlo in modo vero. 

MESSAGGIO DI SUA SANTITÀ
BENEDETTO XVI
PER LA QUARESIMA 2007
 

“Volgeranno lo sguardo a Colui
che hanno trafitto”
(Gv 19,37) 

Cari fratelli e sorelle!

Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto” (Gv 19,37). E’ questo il tema biblico che quest’anno guida la nostra riflessione quaresimale. La Quaresima è tempo propizio per imparare a sostare con Maria e Giovanni, il discepolo prediletto, accanto a Colui che sulla Croce consuma per l’intera umanità il sacrificio della sua vita (cfr Gv 19,25). Con più viva partecipazione volgiamo pertanto il nostro sguardo, in questo tempo di penitenza e di preghiera, a Cristo crocifisso che, morendo sul Calvario, ci ha rivelato pienamente l’amore di Dio. Sul tema dell’amore mi sono soffermato nell’Enciclica Deus caritas est, mettendo in rilievo le sue due forme fondamentali: l’agape e l’eros.

L’amore di Dio: agape ed eros

Il termine agape, molte volte presente nel Nuovo Testamento, indica l’amore oblativo di chi ricerca esclusivamente il bene dell’altro; la parola eros denota invece l’amore di chi desidera possedere ciò che gli manca ed anela all’unione con l’amato. L’amore di cui Dio ci circonda è senz’altro agape. In effetti, può l’uomo dare a Dio qualcosa di buono che Egli già non possegga? Tutto ciò che l’umana creatura è ed ha è dono divino: è dunque la creatura ad aver bisogno di Dio in tutto. Ma l’amore di Dio è anche eros. Nell’Antico Testamento il Creatore dell’universo mostra verso il popolo che si è scelto una predilezione che trascende ogni umana motivazione. Il profeta Osea esprime questa passione divina con immagini audaci come quella dell’amore di un uomo per una donna adultera (cfr 3,1-3); Ezechiele, per parte sua, parlando del rapporto di Dio con il popolo di Israele, non teme di utilizzare un linguaggio ardente e appassionato (cfr 16,1-22). Questi testi biblici indicano che l’eros fa parte del cuore stesso di Dio: l’Onnipotente attende il “sì” delle sue creature come un giovane sposo quello della sua sposa. Purtroppo fin dalle sue origini l’umanità, sedotta dalle menzogne del Maligno, si è chiusa all’amore di Dio, nell’illusione di una impossibile autosufficienza (cfr Gn 3,1-7). Ripiegandosi su se stesso, Adamo si è allontanato da quella fonte della vita che è Dio stesso, ed è diventato il primo di “quelli che per timore della morte erano tenuti in schiavitù per tutta la vita” (Eb 2,15). Dio, però, non si è dato per vinto, anzi il “no” dell’uomo è stato come la spinta decisiva che l’ha indotto a manifestare il suo amore in tutta la sua forza redentrice.

La Croce rivela la pienezza dell’amore di Dio

E’ nel mistero della Croce che si rivela appieno la potenza incontenibile della misericordia del Padre celeste. Per riconquistare l’amore della sua creatura, Egli ha accettato di pagare un prezzo altissimo: il sangue del suo Unigenito Figlio. La morte, che per il primo Adamo era segno estremo di solitudine e di impotenza, si è così trasformata nel supremo atto d’amore e di libertà del nuovo Adamo. Ben si può allora affermare, con san Massimo il Confessore, che Cristo “morì, se così si può dire, divinamente, poiché morì liberamente” (Ambigua, 91, 1956). Nella Croce si manifesta l’eros di Dio per noi. Eros è infatti - come si esprime lo Pseudo Dionigi - quella forza “che non permette all’amante di rimanere in se stesso, ma lo spinge a unirsi all’amato” (De divinis nominibus, IV, 13: PG 3, 712). Quale più “folle eros” (N. Cabasilas, Vita in Cristo, 648) di quello che ha portato il Figlio di Dio ad unirsi a noi fino al punto di soffrire come proprie le conseguenze dei nostri delitti?

“Colui che hanno trafitto”

Cari fratelli e sorelle, guardiamo a Cristo trafitto in Croce! E’ Lui la rivelazione più sconvolgente dell’amore di Dio, un amore in cui eros e agape, lungi dal contrapporsi, si illuminano a vicenda. Sulla Croce è Dio stesso che mendica l’amore della sua creatura: Egli ha sete dell’amore di ognuno di noi. L’apostolo Tommaso riconobbe Gesù come “Signore e Dio” quando mise la mano nella ferita del suo costato. Non sorprende che, tra i santi, molti abbiano trovato nel Cuore di Gesù l’espressione più commovente di questo mistero di amore. Si potrebbe addirittura dire che la rivelazione dell’eros di Dio verso l’uomo è, in realtà, l’espressione suprema della sua agape. In verità, solo l’amore in cui si uniscono il dono gratuito di sé e il desiderio appassionato di reciprocità infonde un’ebbrezza che rende leggeri i sacrifici più pesanti. Gesù ha detto: “Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32). La risposta che il Signore ardentemente desidera da noi è innanzitutto che noi accogliamo il suo amore e ci lasciamo attrarre da Lui. Accettare il suo amore, però, non basta. Occorre corrispondere a tale amore ed impegnarsi poi a comunicarlo agli altri: Cristo “mi attira a sé” per unirsi a me, perché impari ad amare i fratelli con il suo stesso amore.

Sangue ed acqua

Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto”. Guardiamo con fiducia al costato trafitto di Gesù, da cui sgorgarono “sangue e acqua” (Gv 19,34)! I Padri della Chiesa hanno considerato questi elementi come simboli dei sacramenti del Battesimo e dell’Eucaristia. Con l’acqua del Battesimo, grazie all’azione dello Spirito Santo, si dischiude a noi l’intimità dell’amore trinitario. Nel cammino quaresimale, memori del nostro Battesimo, siamo esortati ad uscire da noi stessi per aprirci, in un confidente abbandono, all’abbraccio misericordioso del Padre (cfr S. Giovanni Crisostomo, Catechesi, 3,14 ss.). Il sangue, simbolo dell’amore del Buon Pastore, fluisce in noi specialmente nel mistero eucaristico: “L’Eucaristia ci attira nell’atto oblativo di Gesù… veniamo coinvolti nella dinamica della sua donazione” (Enc. Deus caritas est, 13). Viviamo allora la Quaresima come un tempo ‘eucaristico’, nel quale, accogliendo l’amore di Gesù, impariamo a diffonderlo attorno a noi con ogni gesto e parola. Contemplare “Colui che hanno trafitto” ci spingerà in tal modo ad aprire il cuore agli altri riconoscendo le ferite inferte alla dignità dell’essere umano; ci spingerà, in particolare, a combattere ogni forma di disprezzo della vita e di sfruttamento della persona e ad alleviare i drammi della solitudine e dell’abbandono di tante persone. La Quaresima sia per ogni cristiano una rinnovata esperienza dell’amore di Dio donatoci in Cristo, amore che ogni giorno dobbiamo a nostra volta “ridonare” al prossimo, soprattutto a chi più soffre ed è nel bisogno. Solo così potremo partecipare pienamente alla gioia della Pasqua. Maria, la Madre del Bell’Amore, ci guidi in questo itinerario quaresimale, cammino di autentica conversione all’amore di Cristo. A voi, cari fratelli e sorelle, auguro un proficuo itinerario quaresimale, mentre con affetto a tutti invio una speciale Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 21 novembre 2006

BENEDICTUS PP. XVI

Con queste parole del Papa auguro a tutti una buona e santa Quaresima!

don Mauro

 LE MISSIONI POPOLARI NELLA NOSTRA PARROCCHIA

 COSA SONO?

La missione al popolo è una modalità specifica di annuncio straordinario della parola di Dio proclamata da evangelizzatori animati dalla forza dello Spirito e con mandato della Chiesa allo scopo di risvegliare e confermare la fede e di rivitalizzare la comunità cristiana. 

 Le missioni al Popolo hanno una lunga e feconda tradizione. Da molti secoli esse hanno svolto un prezioso servizio al risveglio della fede e della vita cristiana, portando frutti di rinnovamento, conversione e fervore. Esse rappresentano una forma e modalità specifica per realizzare l’essenziale vocazione della Chiesa a evangelizzare e operare un rinnovamento della vita di fede. 

L’Esortazione Apostolica post-sinodale Catechesi tradendae rileva in proposito: «Le missioni tradizionali, spesso abbandonate troppo in fretta, e che sono insostituibili per un rinnovamento periodico e vigoroso della vita cristiana, bisogna appunto riprenderle e rinnovarle» (n. 47, in Ench.Vat./VI, p. 1245). 

La missione fa sprigionare un insieme di energie umane e soprannaturali che nella pastorale ordinaria difficilmente vengono sollecitate. Nel nostro tempo in cui si avverte fortemente l’esigenza di una "nuova evangelizzazione" per ricostituire il tessuto cristiano delle comunità, le missioni al popolo costituiscono uno strumento da valorizzare sapientemente. La loro modalità dev’essere tuttavia ben ponderata per rispondere alle nuove situazioni socio-culturali ed esigenze pastorali. 

È bene concepire la missione al popolo come un "evento straordinario" ma da innestarsi nella pastorale ordinaria per finalizzarla allo stile pastorale missionario. 

Le principali caratteristiche delle missioni al popolo. 5. Sono: a) l’annuncio kerigmatico della Persona di Gesù e della sua salvezza offerta a ciascuno, in un contesto di incontro, ascolto, dialogo con le persone; b) l’itineranza, che porta a incontrare le persone nel loro ambiente di vita quotidiana: casa, lavoro, mercato, la strada, scuole, istituzioni pubbliche, ospedale...; c) il carattere popolare: l’incontro e l’annuncio a tutte le categorie di persone e all’intera comunità, coinvolgendo tutto il paese, gli abitanti e l’opinione pubblica, con particolare attenzione alle caratteristiche socio-culturali del territorio.

Per ben avviare e condurre la missione sono indispensabili l’adesione sincera e il coinvolgimento effettivo del Consiglio pastorale parrocchiale e di tutti gli altri operatori pastorali; se la missione ha un carattere vicariale, dei presbiteri, dei singoli Consigli pastorali e del Coordinamento vicariale. Si faccia pertanto in modo che le associazioni, i vari gruppi e movimenti, accolgano la missione, ne diventino parte attiva e cooperino in spirito di comunione ecclesiale e con spirito missionario. 

È bene tener presente e vigilare perché ci può essere chi, per paure consce o inconsce, per latente sfiducia, scarso fervore o per altri motivi, manifesterà dubbi, critiche, disinteresse, e non sarà ben disposto ad accogliere la missione. Si entrerà con piena convinzione nello spirito della missione se essa sarà percepita, nella luce della fede, come un appello dello Spirito Santo e un dono da offrire al nostro popolo. 

I PADRI LEGIONARI DI CRISTO

Guideranno le Missioni Popolari nella nostra Parrocchia 15 preti dei LEGIONARI DI CRISTO 

CHI SONO?

La Legione di Cristo è una congregazione religiosa cattolica di diritto pontificio, fondata nel 1941. La sua missione è l'estensione del Regno di Cristo nella società secondo le esigenze della giustizia e della carità cristiana, e in stretta collaborazione con i Pastori ed i programmi pastorali di ogni diocesi. Conta attualmente con 650 sacerdoti e circa 2.500 seminaristi. Ha diverse case e centri dislocati in 18 paesi. 

GLI ASPETTI DELLA LORO SPIRITUALITA’

Sotto il nome "Legionari di Cristo" si racchiude una spiritualità cristocentrica. Per ogni legionario, Gesù Cristo è il criterio, il centro e il modello di tutta la sua vita religiosa, sacerdotale e apostolica. Il Legionario cerca di conoscere e di sperimentare intimamente Gesù Cristo, specialmente nel Vangelo, nel Tabernacolo e nella croce. Si sforza di amarlo con un amore personale ed appassionato. Si propone di imitarlo e di predicarlo agli altri.  

Fomenta un amore tenero e filiale per Maria, Madre della Chiesa e madre della sua vocazione. A Lei consacra la sua vita religiosa, il suo sacerdozio, il suo apostolato. La venera in modo specialissimo cercando di imitare le sue virtù: la sua fede, la sua speranza, la sua carità, la sua obbedienza, la sua umiltà, la sua collaborazione nel piano redentore di Cristo.  

Ama appassionatamente la Chiesa, continuatrice della missione di Cristo e primizia del suo Regno sulla Terra. La ama con un amore reale, oggettivo, così come essa è, come Cristo l'ha voluta. Un amore che la medita nella fede, la accoglie nell'obbedienza, la dilata nell'apostolato, la santifica nella vita. Cammina insieme ad essa; non un passo avanti, non uno indietro: al passo della Chiesa.  

Aderisce con amore ardente e personale al Vicario di Cristo. Studia e diffonde con interesse i suoi insegnamenti e desideri. Difende il carisma del suo primato e del suo magistero.  

Venera con spirito di fede i vescovi in comunione con il Romano Pontefice, come successori degli apostoli e testimoni della verità divina e cattolica. Si sforza di collaborare con loro nella realizzazione dei programmi di pastorale diocesana, in modo particolare nel campo dell'educazione, della famiglia, della promozione sociale e dei mezzi di comunicazione. Unisce così i suoi sforzi alle strutture diocesane, apportando il carisma proprio ricevuto da Dio, per il bene della Chiesa 

I LEGIONARI DI CRISTO IN ITALIA 

Da quando, per la prima volta nel 1946, P. Marcial Marciel arrivò a Roma seguendo i sentieri della volontà di Dio, in cerca dell'approvazione per la congregazione, si è tracciato un cammino tale da permettere che ancora oggi i Legionari siano una realtà vivace e dinamica della Chiesa in Italia.  

Nell'anno 1950, anno santo, i Legionari di Cristo si stabilirono per la prima volta a Roma. Consigliati dall'allora Prefetto della Congregazione dei religiosi, il Signor Cardinale Luigi Lavitrano, fondarono il " Collegio Mayor " in via Aurelia che attualmente è la sede della direzione generale della congregazione.  

Dove sono le nostre comunità religiose 

I Legionari hanno comunità e lavorano apostolicamente nelle province di Roma, Caserta e Novara, svolgendo le attività sopra menzionate. Inoltre, dalla fine degli anni '90, dirigono il centro di spiritualità di Villa Angeli, a Bologna, e dal 2001 collaborano con la pastorale diocesana di Padova tramite la Rettoria di San Canziano. Nell'anno 2004, i Legionari furono accolti dalla diocesi di Asti, dove fu loro affidata una parrocchia e da allora cooperano con la pastorale giovanile. Più recentemente, nel febbraio del 2006, stabilirono una comunità nell'arcidiocesi di Palermo per occuparsi della parrocchia dell'isola di Ustica. 

Il Movimento Regnum Christi e le opere di apostolato  

La Legione di Cristo sviluppa il suo specifico apostolato mediante l'attenzione spirituale e l'orientamento apostolico dei membri laici del Movimento ecclesiale Regnum Christi ,

i cui statuti furono approvati dal Santo Padre il 26 novembre 2004. Il Regnum Christi è un Movimento cattolico di apostolato, i cui membri, in comunione con il Santo Padre e con i Vescovi locali, vogliono vivere a fondo la loro vocazione cristiana ed apostolica, per instaurare, nei loro cuori e nel mondo, il Regno di Cristo. Ciò che è essenziale nel Regno di Cristo, ciò che imprime il vero sigillo dell'essere cristiano è la carità, e da qui il suo nome.

Ci sono membri o simpatizzanti del Movimento sparsi nelle zone di Agrigento, Ascoli Piceno, Asti, Bari, Bologna, Bolzano, Caserta, Firenze, Fondi, Genova, Maddaloni, Messina, Milano, Milazzo, Modena, Napoli, Nocera, Novara, Padova, Palermo, Roma, Torino e Verona.  

LA RICETTA DI NONNA AMALIA

INVOLTINI DI ZUCCHINE E FORMAGGIO

 Ingredienti:

6 zucchine medie

2 etti di fontina

1 uovo

pangrattato, olio e sale

Preparazione:

Lava, spunta e taglia le zucchine a fette nel senso della lunghezza, alte 2 millimetri circa.

Scottale per 3 minuti in acqua bollente leggermente salata poi appoggiale su un piatto.

Questa operazione serve per ammorbidire le fette e poterle piegare senza romperle.

Taglia il formaggio in tanti dadini grossi appunto quanto un dado da gioco.

Ora avvolgi il formaggio con la fetta di zucchina se la fetta è lunga tagliela a metà.

Ferma ogni fetta con lo stuzzicadenti.

In un piatto fondo rompi un uovo, aggiungete qualche goccia di latte e sbatti con una forchetta per unire l’albume al tuorlo.

Ora prendi ogni involtino di zucchina con lo stuzzicadente, passalo nell’uovo poi nel pangrattato e friggilo. Quando le zucchine sono dorate mettile su carta da cucina, un pizzico di sale e servi in tavola.

  

 

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