Parrocchia di Gesù Divin Lavoratore
Via Bolivia 15
27029 Vigevano (Pv)
Tel. 0381 311650

LA PAROLA DEL PARROCO (torna all'indice)

Aurora  FEBBRAIO 2008

 LA PAROLA DEL PARROCO

Cari fratelli e sorelle e amici della nostra comunità parrocchiale, abbiamo da poco iniziato il cammino quaresimale che ci condurrà alla Pasqua….

IL TEMA DELLA QUARESIMA

Prendiamo in esame in questa quaresima la seconda lettera di Timoteo. In essa emerge limpida la forza di un uomo che ha fatto dell’annuncio e della trasmissione della fede un punto fondamentale della propria identità di apostolo. Questa missione non è esente da incomprensioni e autentiche sofferenze.

Timoteo – e Timoteo sono io, cristiano – è invitato a continuare questa opera di trasmissione della fede, seguendo anzitutto la via del Maestro e di conseguenza la via dell’apostolo. Un cammino intriso di passione, certo, ma anche dell’energia rinnovatrice della risurrezione.

L’immagine biblica di Maria di Magdala, ci pone davanti una donna che aveva condiviso fino in fondo la passione del Signore (una delle donne sotto la croce) per diventarne la prima testimone, la prima che ha trasmesso la fede nel Risorto.

LO SLOGAN

«Sarete di me testimoni».

SARETE.

Non è un singolare, è un plurale! La missione, l’annuncio, la comunicazione della fede è opera di singoli ma anche, eminentemente, operazione ecclesiale. Riflettiamo nei gruppi parrocchiali e con la nostra gente su questa dimensione. Anche il solo fatto di vederci uscire di casa e andare in chiesa alla domenica diventa una testimonianza del Risorto. Le nostre eucarestie sono testimonianza efficacissima per i saltuari e gli incerti che ogni tanto vi capitano, sono modo efficace di trasmettere la fede. A condizione di celebrarle intensamente.

La nostra domenica, vissuta “come Dio comanda”, nel senso pieno del termine, come luogo dell’incontro della comunità, della fraternità condivisa, dei semplici gesti della carità e dell’attenzione ai “piccoli”, parla da sola, è eloquente, comunica.

È  un “sarete” che riguarda la famiglia che, come tale, diventa testimone tra altre famiglie.

Infine è un invito a ciascuno, affinché non si vergogni della testimonianza da rendere al Signore, lì dove la sua vocazione lo chiama.

E perché un futuro - “sarete” - e non un più semplice presente, “siete testimoni”? La prima risposta, evidente, si riconnette al momento in cui Gesù fa l’affermazione: a conclusione della sua permanenza tra i suoi, prospetta loro la frontiera della missione. Oltre a ciò quel futuro sta a ricordarci che l’impresa non è mai conclusa. Non si è mai finito di essere testimoni, non è mai terminato il compito di trasmettere la fede, fossimo già in pensione o avessimo anche novant’anni. Perché cristiano = testimone.

E non lo si è mai abbastanza. C’è sempre possibilità di futuro, di migliorare la nostra trasparenza.

TESTIMONI

Qualche volta cadiamo nel tranello di pensare che trasmettere e comunicare la fede consista nel sedersi attorno a un tavolo e parlare di Gesù. Sarà anche questo. Paolo VI ebbe a dire che, oggi, il mondo dà retta ai testimoni non ai maestri. E se ascolta i maestri è perché sono anche testimoni. Dare cioè alla vita quotidiana nostra e della Chiesa una chiara connotazione missionaria, fondata su una più adeguata comunicazione del mistero di Dio, fonte di gioia e di speranza per l’umanità intera.

La testimonianza, personale e comunitaria, diventa forma dell’esistenza cristiana capace di far adeguatamente risaltare e rendere visibile Gesù,  il grande “sì” di Dio all’uomo.

Attraverso la testimonianza, trasmettere la fede nel Cristo Croifisso. «È il "sì" estremo di Dio all'uomo, l'espressione suprema del suo amore e la scaturigine della vita piena e perfetta:  contiene dunque l'invito più convincente a seguire Cristo sulla via del dono di sé»[1].

Attraverso la testimonianza, trasmettere la fede nel Cristo Risorto. È il «"sì" che in Gesù Cristo Dio ha detto all'uomo e alla sua vita, all'amore umano, alla nostra libertà e alla nostra intelligenza; come, pertanto, la fede nel Dio dal volto umano porti la gioia nel mondo. Il cristianesimo è infatti aperto a tutto ciò che di giusto, vero e puro vi è nelle culture e nelle civiltà, a ciò che allieta, consola e fortifica la nostra esistenza».

DI ME

«Quel "di" va capito bene! Vuol dire che il testimone è "di" Gesù risorto, cioè appartiene a Lui, e proprio in quanto tale può rendergli valida testimonianza, può parlare di Lui, farLo conoscere, condurre a Lui, trasmettere la sua presenza». Quale interpretazione più autorevole e incisiva di questa?! Essere testimoni del Signore significa, anzitutto, appartenergli in tutto e per tutto.

Solo a questa condizione potremo testimoniarlo e trasmettere la fede in Lui.

Egli non è primariamente l’oggetto della testimonianza, è il soggetto dell’appartenenza!

Abbiamo davanti una quaresima per tuffarci in questo bagno di appartenenza/condivisione del suo destino e diventare così un tutt’uno con Lui.

Abbiamo davanti cinquanta giorni di Pasqua per apprendere la grammatica di base per una testimonianza che duri tutto l’anno.

don Mauro

IL PALIO DELLE CONTRADE

Il Palio delle contrade di Vigevano è una manifestazione dedicata al patrono della nostra città il Beato Matteo Carreri, si svolge due volte l’anno, a Maggio e a Ottobre ed è caratterizzata da tre aspetti fondamentali: La fede cristiana, lo spirito di aggregazione che anima le comunità delle parrocchie della nostra Diocesi e  l’interesse e la passione e  verso la storia della nostra Città.

Se le prime due appartengono alla grande maggioranza di tutti parrocchiani, l’ultima ha un po’ meno estimatori, ma non di meno ha la sua importanza nel contesto del Palio. Le prove concrete testimonianti la storia, a parte  i monumenti importanti del rinascimento , quali il Castello, la Piazza Ducale e le chiese storiche,sono molte volte, racchiuse nei documenti storici e sono sotto lo sguardo di tutti, ma completamente dimenticati. Ad esempio i reperti presenti nella nostra contrada sono: la Roggia Vecchia che attraversa il nostro quartiere. Già attiva e funzionale prima di Ludovico il Moro. il quale ne testimonia la presenza e l’uso in atti pubblici conservati negli archivi storici della Città.  Nasce nella zona della Valle Del Vecchio  tra Vigevano e Gravellona e portava l’acqua  ai mulini di Vigevano, il convento dei Frati Cappuccini di cui rimangono tracce delle mura del recinto e la struttura della Chiesa, collocato al n. 36 nella via omonima e la Chiesetta della Madonna del Parto detta di Battù. La nostra parrocchia è associata alla contrada dei SS. Crispino e Crispiniano protettori dei calzolai e ciabattini nonché lavoratori del cuoio e sellai, per questo motivo è abbinata alla corporazione dei ciabattini e calzolai. IL lavoro di questi abili lavoratori prevedeva  la produzione di calzari, selle e finimenti per cavalli.
Vigevano rimane legata in modo particolare a questa attività che la rende un centro di rilevanza mondiale nella produzione delle calzature. Questa corporazione era presente in città anche nel XVIII secolo.
In oltre cinghie, scudi, balestre e quant'altro di cuoio serviva per la vita militare.
Erano legati a quest'Arte tutti coloro che si occupavano della concia del cuoio e delle lavorazione del pellame.
La concia delle pelli è stata fino a qualche decennio fa una delle primarie attività dell'industria Vigevanese, tramandandosi fin dai tempi antichi. I prodotti tipici della nostra contrada sono la "Cotignola", impasto di nocciole e miele con farcitura di confetture di mele cotogne, simbolo del nobile casato degli Sforza, le nocciole il riso la cacciagione e tutti frutti che le campagne limitrofi producevano

Molti personaggi caratterizzano la nostra contrada per primi i fratelli Marcolino, Nicolino e Francesco Barbavara residenti  nel territorio in direzione di Cassolnovo e Gravellona, regione nota con il nome di "Battù". Tale nome ci ricorda le battute di caccia che si svolgevano in questa zona leggermente collinare, ricca di boschi e frutteti. Altri personaggi molto importanti erano i ciabattini dediti alla loro arte,i cacciatori e le contadine al lavoro nei campi della contrada.

Il palio di maggio,ormai noto come il palio dei fanciulli, si svolge nella seconda domenica aprendo le porte del castello sin dal mattino con le dodici contrade che in per l'occasione allestiscono le bancarelle del mercato rinascimentale presso le quali era possibile aquistare piccoli o grandi manufatti peparati per l'occasione dai contradaioli. Ogni corporazine a seconda delle loro tradizioni metteva a a disposizione anche dei laboraori nei quali i visitatori, soprattutto i bambini, potevano apprezzare le tecniche usate in quell'epoca per realizzare oggetti in cuoio,in carta, per cucinare, impastare e pescare per un vero e proprio viaggio nel tempo.

Le attività sono interrotte a mezzogiorno dalla celebrazione della messa al campo, per lasciare posto nel pomeriggio ai veri protagonisti della giornata, i bambini. Essi possono giocare con i passatempi tipici di quell'epoca: l'assalto al castello,il salto alla corda, la corsa nei sacchi, il tiro alla fune la lotta ed, in fine, i giochi del nostro palio.

Ed in fine la gara vera e propria che prevede una staffetta comprendente i quattro giochi storici del palio di Vigevano.

Ma è la seconda domenica di ottobre il cuore della manifestazione, in essa sono riposte gran parte delle fatiche di tutti i contradaioli e dei giocatori carichi di energia e con tanta voglia di vincere.A differenza di maggio la manifestazione inizia a S Pietro Martire con la celebrazione del solenne pontificale in onore del Beato Matteo Carreri.

Questa volta le corporazioni sono nella strada sotterranea che dal pomeriggio offrono i loro prodotti tipici.

Nel pomeriggio invece le dodici contrade si ritrovano nel cortile del castello che dopo aver sfilato per le vie del centro cittadino torneranno in castello si sfideranno nei quattro tradizionali giochi dell'Albero del Melo Cotogno, del cerchio,della Carriola e della Torre. Come premio l'ambito palio.

In fine regola fondamentale per i parrocchiani della nostra contrada quando si assiste al palio è : vestirsi gialloblu e gridare forza S.Crispino!!!

 

Fabio Boscolo 

 

 

contatti: info@parrocchiabattu.org