Parrocchia di Gesù Divin Lavoratore
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LA PAROLA DEL PARROCO (torna all'indice)

AURORA MARZO

 LA PAROLA DEL PARROCO

 PREGHIERA PASQUALE COME AUGURIO (da un testo del card. Poletto)

 Signore Gesù, vero Dio e vero uomo, che per noi hai offerto la tua vita sulla croce come sacrificio di salvezza per tutti gli uomini, sono giorni, questi della Settimana Santa, nei quali siamo invitati a percorrere in preghiera contemplativa i vari passaggi della sofferenza infinita da Te sopportata nella passione e morte, per incontrarti risorto nella solennità della Pasqua per ricominciare una vita nuova.

Ti voglio presentare questo popolo che mi hai affidato e lo faccio accostandolo ai vari momenti che Tu hai vissuto nella tua passione, morte e risurrezione.

1.        Anche qui ci sono tanti cenacoli nei quali Tu trovi risposte precise al tuo desiderio di celebrare la tua Pasqua con noi. Quante persone, sul tuo esempio, si piegano a lavare ogni giorno i piedi ai fratelli, quante anime vivono lunghe soste adoranti davanti alla tua presenza eucaristica, quanti  hanno fatto del tuo comandamento dell’amore la loro regola di vita. Questaparrocchia è ricca di cenacoli viventi dove con Te la gente sta volentieri, ti ascolta, ti segue, vuole imitarti nell’accoglienza e nel dono del servizio.

2.        Ma ci sono anche i nostri Getsemani. La tua misteriosa solitudine vissuta nell’orto degli ulivi si ripete ancora oggi nell’esperienza quotidiana di molti nostri fratelli. Ci sono persone sole, che si sentono abbandonate, che non hanno speranza, che invocano aiuto e spesso trovano, come Te, amici addormentati e distratti. Manda il tuo angelo a portare conforto, come il Padre lo ha mandato a Te mentre nel crogiuolo della tua preghiera solitaria sudavi sangue.

3.        Oggi, come allora, si ripete da parte di molti un processo contro di Te. Ci sono persone che pensano che non ci possa essere spazio alcuno per Te nella loro vita e si illudono di bastare a se stessi. L’ateismo, l’agnosticismo, il nichilismo sono tuttora presenti e queste condanne, che ancora vengono inflitte alla tua Persona, quando con i comportamenti non si vuole condividere nulla di Te, né il tuo dono di vita, né il tuo insegnamento, né il tuo esempio, mi suggeriscono ora di rinnovare una tua supplica fatta quando altri ti condannarono: “Perdonali, perché non sanno quello che fanno” (Lc 23, 34).

4.        Quante persone stanno camminando con Te sulla via del Calvario trascinando la loro croce. Tu la porti, pur con fatica, ma con grande dignità. Cadi ma ti rialzi. Quanti invece di noi cadono ma non si rialzano più o credono che sia meglio abbandonare una strada così faticosa, anche se sanno che è l’unica che conduce alla salvezza. Fermati, Gesù, ad aspettarci. Dacci una mano come il Cireneo ha fatto con Te, e donaci la certezza che ogni passo verso il Calvario, anche se non sempre lo comprendiamo, è un passo verso la vita.

5.        Ti prego per i tanti crocifissi che nella loro vita quotidiana rendono visibile e continuata nel tempo la tua crocifissione. Ogni giorno Tu sei ancora crocifisso in troppi uomini del nostro tempo! Crocifissi nell’anima perché dilaniati negli affetti familiari e nei loro ideali falliti, o perché, anziani, vivono in solitudine, crocifissi perché diffamati, disonorati, infangati senza pietà, crocifissi nel corpo dalla malattia o dall’emarginazione e povertà, crocifissi dal troppo odio che continua a provocare guerre, terrore e morte.

Su quanti volti, ancora troppi, vediamo anche oggi i segni della tua crocifissione. Che almeno ci si ricordi che la prima vittima innocente sei stato Tu e questo può dare conforto a quanti non sanno più dove guardare per trovare aiuto.

6.        Ti chiedo che questo popolo, in questi giorni così carichi di mistero, si accorga del tuo infinito gesto d’amore con il quale hai donato la tua vita per noi sulla croce. Fa’ che riaffiori un desiderio di sosta, di silenzio, di riflessione davanti alla tua tomba sigillata non per una fine definitiva ma per rendere gloria alla potenza divina che ha rotto i sigilli della morte e ha fatto riesplodere per sempre la vita con la risurrezione. Anche per noi, lo sappiamo, un giorno ci sarà una tomba, ma ti supplico, Gesù, che la tua Pasqua riesca a convincere tutti che si muore per incontrare il tuo volto e che, come Te, anche noi risorgeremo.

7.        In questo modo, pregando, voglio in questi giorni pensare a questo popolo immenso che mi hai affidato e che abita questa cara città: un popolo in attesa di qualcuno che deve arrivare, che deve manifestarsi, che è già presente, ma che non da tutti è conosciuto, accolto e seguito. Signore, questo è un popolo onesto che cerca la verità, che vuole la vita, che attende e sa donare amore, che desidera gioia e speranza. Io sono certo che solo tu puoi portarci questi doni. Ma non tutti guardano a Te. La mia convinzione è grande e so che Tu continui a venire incontro a tutti, anche se talvolta non ci è dato di sapere come. Ma Tu arriverai certamente, nonostante le porte di molti cuori siano ancora chiuse. Ti farai presente per donare a tutti il tuo saluto di vivente, perché risorto: “Pace a voi!” (Gv 20, 19).

Ascolta, Signore, questa mia supplica, ascolta e perdona. Rendi possibile a questo popolo che attende salvezza ascoltare la dolcezza di questo augurio pasquale, che mi nasce dal cuore in preghiera: “Pace a questa città e a tutti coloro che la abitano”.

                                                                                                   Amen.

Buona Pasqua a tutti!

don Mauro.

I simboli della Pasqua

La cinquantina che va dalla Risurrezione di Cristo alla Pentecoste è il tempo del Signore Risorto e dello Spirito Santo. I catecumeni che divengono nella notte di Pasqua fedeli a pieno titolo con il Battesimo, non ricevono più l'istruzione catechistica ma la mistagogia, catechesi mistagogica, in quanto sono ormai iniziati al Mistero di Gesù Cristo, morto e Risorto.

I nostri adulti che hanno riscoperto nella notte di Pasqua il valore del loro Battesimo, s’impegnano a vivere una vita nuova in Cristo. La conversione è dono di Dio, l’uomo è chiamato a rispondere e collaborare ogni giorno, perché è un "rinnovato" che sempre si rinnova. L’uomo, credente adulto nella fede, deve sì avere entusiasmo e slancio religioso, ma questi devono emergere dal mistero di Gesù Cristo, il Risorto di cui egli è testimone, dall’approfondimento della Parola, dai Sacramenti, dalla Liturgia che diventa vita, dalla ferialità del mistero di Cristo nella nostra storia quotidiana.

Ora, la stessa liturgia essendo culmine e fonte (SC 10), ha bisogno sia di una preparazione catechetica che di una prosecuzione mistagogica. Volendo presentare la realtà del tempo pasquale, tempo fortemente battesimale, secondo una prospettiva catechetico-mistagogica, è opportuno partire dai segni per risalire alla realtà da essi significata.

Secondo il Rinnovamento della catechesi (RdC), infatti, i segni vanno utilizzati con questi accorgimenti:

·         Devono lasciar trasparire la realtà divina che in essi si esprime e si comunica all’uomo;

·         devono essere traduzione-attuazione della gloria divina per l’uomo;

  • ciò che conta non è tanto il loro "simbolismo naturale" quanto piuttosto la verità di salvezza che esso evoca e misticamente realizza;

·         a pedagogia del segno esige che esso renda familiare il passaggio dai segni visibili agli invisibili misteri;

·         si eviterà un duplice rischio: parlare dei segni senza riferimento al mistero, presentare il mistero senza riferimento ai segni (RdC 32,78,115,175.).

Il fuoco

Nella notte di Pasqua, nella solenne Veglia, la celebrazione si arricchisce in modo evidente del simbolismo del fuoco. Il braciere, che arde fuori della chiesa e da cui si accende il cero, attrae l’attenzione dei fedeli in questo primo momento che prepara la celebrazione pasquale. Il trionfo della luce sulle tenebre, del calore sul freddo, della vita sulla morte (mistero poi solennemente proclamato da letture e azioni sacramentali della più solenne tra le notti) è già sinteticamente espresso in questo concreto linguaggio del fuoco nuovo, intorno al quale si riunisce la comunità. Seguirà la processione con il grido gioioso: "La luce di Cristo", e la luce si comunicherà progressivamente ad ogni partecipante. La preghiera del Messale Romano che accompagna la benedizione del fuoco, ci appare piuttosto espressiva: "O Padre, che per mezzo del tuo Figlio ci hai comunicato la fiamma viva della tua gloria, benedici questo fuoco nuovo, fa che le feste pasquali accendano in noi il desiderio del cielo, e ci guidino, rinnovati nello spirito, alla festa dello splendore eterno".

Il fuoco è presente, nella liturgia, anche in altre occasioni o realtà: nelle lampade e nei ceri accesi durante la celebrazione o davanti al tabernacolo. Qui, oltre al simbolismo della luce, vi ritroviamo la misteriosa realtà del fuoco: la fiamma che si consuma lentamente mentre illumina, abbellisce e riscalda, dando senso poetico e familiare alla celebrazione. Altra solenne occasione, sebbene meno conosciuta, è il rito della Dedicazione della chiesa. Si accende il fuoco in un braciere che è posto sull’altare e vi si brucia l’incenso. Su quella mensa sta per rinnovarsi il memoriale del sacrificio di Cristo. Nell’Antico Testamento era il fuoco a consumare i sacrifici; ora s’invoca in qualche modo la forza santificatrice di Dio sul nostro sacrificio. Il fuoco, com’è detto chiaramente dal canto del "Veni Creator", è lo Spirito Santo, invocato in ogni Eucaristia sui doni del pane e del vino per operare la loro misteriosa trasformazione nel Corpo e nel Sangue di Cristo. Il fuoco è il simbolo del sacrificio di Cristo e del potere santificante di Dio, che prende possesso dell’altare e di ciò che su di esso sarà celebrato.

Il cero pasquale acceso e la luce.

Nell’anno liturgico, se esiste una celebrazione il cui inizio è un vero gioco simbolico di luce, questa è la Veglia pasquale. Il popolo, riunito nell’oscurità, così come abbiamo già commentato, vede la nascita del fuoco nuovo da cui si accende il cero pasquale, simbolo di Cristo.

Il cero pasquale, infatti, è il segno del Cristo risorto luce vera del modo che illumina ogni uomo; è la luce della vita che impedisce di camminare nelle tenebre; è il segno della vita nuova in Cristo che, strappandoci dalle tenebre, ci ha trasferito con i santi nel regno della luce; Cristo brillò su di noi che eravamo tenebre, ma ora siamo luce nel Signore (Ef 5,14). è il segno che ci permette di vivere come figli della luce (Ef 5,8), di rigettare le opere delle tenebre (Rm 13,12), di restare in comunione con Dio (1 Gv 1,5), di conservare l’amore con i fratelli (1 Gv 2,8-11). è anche segno di fedeltà a Dio e vigilanza nella preghiera e nell’attesa. Dietro questo cero acceso cammina processionalmente la comunità cantando per tre volte un grido di giubilo.

Ogni volta si accendono le candele: i cristiani restano contagiati dalla luce di Cristo, che incarna il simbolismo, e questa si espande sempre di più. Infine il cantore del preconio pasquale (diacono possibilmente) intona le lodi della beata notte, illuminata dalla luce di Cristo. Non sono necessarie molte spiegazioni del simbolismo della luce in questa Veglia. La sua intenzione è evidente, tanto da contagiare e avvolgere i credenti, comunicando loro con la sua forza espressiva l’entusiasmo del mistero celebrato: "Questa notte fonte di luce sconfigge il male, lava le colpe, restituisce la gioia agli afflitti…". Durante i cinquanta giorni di Pasqua, in tutte le celebrazioni accendiamo il cero pasquale come in altri momenti diamo grande importanza al simbolismo della luce.

L’acqua.

L’acqua è davvero una realtà polivalente: disseta, pulisce e purifica, ci rinfresca nei giorni di calura; è fonte di vita per i campi e dà origine alla forza idraulica. Nella liturgia della solenne notte e in altri riti liturgico sacramentali essa assume significato come acqua che purifica; segno di Cristo, acqua viva che spegne ogni sete e simbolo di vita e di morte. Tralasciando tutti gli altri riti, nella Veglia pasquale, la notte battesimale per eccellenza, l’acqua, come linguaggio simbolico, raggiunge l’apice di solennità e di significato. Anche quando non ci sono battesimi, in quella notte in tutte le comunità cristiane si commemora il Battesimo, sacramento per mezzo del quale siamo radicalmente assunti e incorporati alla pasqua di Cristo, passaggio dalla morte alla vita. Le altre domeniche sono come il prolungamento e rinnovazione settimanale della domenica per eccellenza, la festa di Pasqua. Il simbolo dell’acqua lo terremo presente innanzitutto per il sacramento del Battesimo (immer-sione o infusione). Poi si rivive tale ricordo battesimale attraverso: l’aspersione all’inizio della Messa domenicale (soprattutto nella cinquantina pasquale), il gesto di prendere l’acqua benedetta entrando in chiesa, le varie benedizioni in cui si asperge con l’acqua benedetta, il rito della Dedicazione della Chiesa dove si asperge il popolo e le pareti del tempio. L’aspersione dell’acqua è proposta più volte come gesto facoltativo anche nell’unzione degli infermi ed, infine, anche nella celebrazione delle Esequie.
L’acqua, per noi cristiani, è un simbolo d’affetto con il quale Dio ha voluto purificarci, appagare la nostra sete e farci rinascere nel mistero della pasqua di Cristo.

Dai segni alla liturgia della vita.

Abbiamo scelto solo alcuni dei segni della Pasqua. Dai segni che esprimono il linguaggio del mistero, bisognerà passare ai segni della vita. I cristiani, infatti, devono annunciare Cristo, qui e ora, con la loro vita e non con tante parole, solo così la fede diventa creativa, personalizzata, illuminante.
La maturità del cristiano si manifesta con l’attenzione alla storia e alla cultura, nelle quali è chiamato a far rivivere Cristo mediante la sua imitazione (il "per me il vivere è Cristo" di San Paolo) in maniera originale ed unica, mediante una spiritualità feriale e metodica (il quotidiano). Allora i Sacramenti e la Parola diventano fonti di passione, di gioia e di slancio missionario.

I cristiani diventano i "segni" che il Signore tramanda nella storia mediante i suoi discepoli testimoni. I testimoni d’ogni tempo si riconoscono dai frutti dello Spirito: carità, gioia, pace, pazienza, benignità, bontà, fedeltà, dolcezza, temperanza.

Come Gesù con i discepoli di Emmaus, anche noi siamo chiamati ad annunciare il Vangelo contro l’antievangelo dei discepoli disperati, purificandoli con il fuoco del sacrificio di Cristo, illuminandoli con la luce della sua Risurrezione, immergendoli in Cristo, acqua che zampilla per la vita eterna, e sostenendoli nella fede del Signore Risorto che rimane con noi fino alla fine dei tempi.

  

UN RACCONTO

Pasqua di luce 

Dice una leggenda che fuori del sepolcro, mentre le guardie dormivano, c’erano le cinque ragazze che erano entrate alla festa (vedi Mt 25). Ad un tratto un terremoto ha fatto rotolare la pietra del sepolcro, è apparsa una luce abbagliante e un angelo ha detto loro: “Non aspettate più, il Maestro è risorto, tornerà alla fine dei tempi, andate e portate la sua luce in tutto il mondo”. 

Ester, la ragazza con la lampada a luce azzurra, è partita sulle ali del vento, attraverso gli oceani, fino al lontano continente del tramonto, l’Australia. La gente, ancora oggi, la vede aggirarsi con eleganza nei villaggi, parla con i vecchi, gioca con i bambini, fa compagnia alle donne e tiene sempre la lampada accesa. Se le domandano il perché, spiega a tutti che bisogna essere pronti per l’arrivo dello Sposo. 

Debora la ragazza con la lampada a luce gialla è approdata nel Paese dell’Aurora e si preoccupa di illuminare i luoghi dove lavorano i bambini dell’India, del Pakistan, della Thailandia, dell’Indonesia, della Cina. Nelle fabbriche dei mattoni, dei fiammiferi, dei tappeti, dei giocattoli, quando un bambino scorge la luce della lampada gialla, la stanchezza sparisce come un miracolo. 

Anna, la ragazza con la lampada a luce arancione è volata nelle strade dell’America Latina. Di giorno gioca con i bambini della strada, accompagna i piccoli venditori ambulanti, i lustrascarpe, i pulivetri, e nelle notti senza luna, si accosta ai bambini che dormono ai margini della strada, li accarezza con la sua luce e trasforma i loro incubi in sogni. 

Mary, la ragazza con la lampada a luce verde ha attraversato i deserti dell’Africa e ha raggiunto i villaggi dove la guerra ha distrutto case, scuole, chiese. Si è fermata a parlare con i bambini orfani, con i bambini soldato, con i bambini infettati dall’A.I.D.S. La luce della sua lampada li avvolge e li fa sentire più forti. 

Rachele, con la lampada a luce bianca, ha attraversato l’America e l’Europa. E' entrata nelle case dei ricchi dove i bambini hanno tutto, ma si sentono soli. Spinge la sua luce nelle famiglie che si dividono e consola i bambini che si sentono quasi traditi dai propri genitori. 

La lampada delle cinque ragazze non si spegne mai, la loro luce dà speranza al mondo dei piccoli e dei grandi. Dove arriva si accende la Festa.                              

 POESIA

  23 MARZO 2008

Lascia i chiodi arrugginiti! Che le spine ritornino ai rovi! 

Lascia  il legno stagionato e arido che hai decorato con angue e acqua. 

Lascia il dolore, scendi tra l'amato egoismo e tormento. 

Tutti sanno!

Anche chi ha chiuso gli occhi ha veduto e vede con il cuore. 

Lascia che i sepolcri s'inondino di ambrosia e miele ove anneghi l'ipocrisia di chi si bea di granai ricolmi. 

Lascia che il tempo rallenti anche tra il tormento di chi non vuole capire. 

Accetta in dono il dubbio e la presunzione di chi Ti cerca. 

Un briciolo di terra, un frammento di cielo e sarà casa..

non come sogno che svanisce al risveglio! 

Lascia che il nostro sguardo finalmente sprofondi nei Tuoi occhi,

e che esplodiamo di gioia come bolle di sapone che salgono nella luce.  (M.T.)

 

 

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