Parrocchia di Gesù Divin Lavoratore
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LA PAROLA DEL PARROCO (torna all'indice)

NOVEMBRE 2005

Cari fratelli, sorelle e amici della Comunità parrocchiale di Gesù Divin Lavoratore,

stiamo per dare il via al nuovo Anno Liturgico con il Tempo forte d’Avvento.

L'Avvento è, in un modo del tutto singolare e vero, il tempo del magistero sapiente di Dio, che vuole educare il suo popolo alla comprensione cordiale del suo progetto di grazia; Dio ha infatti deciso di chiamare gli uomini dalla condizione servile al gioioso regime della libertà dei figli.

L'Avvento è questo venire di Dio in cerca d'un incontro salvifico con gli uomini, che noi possiamo volere o negare: non prendiamoci la libertà di sbarrare il passo al Cristo; lasciamolo piuttosto avvicinare alla nostra vita e permettiamogli di penetrare in essa.

"Il Signore Dio, Egli è, era e viene" (Apocalisse, 1,8). E' verità di sempre; ma è verità che si realizza con un'intensità particolare nelle venute del Cristo dentro la storia degli uomini:
- noi godiamo per la certezza che egli è già venuto: "Il Figlio dell'uomo è venuto a salvare quel che era perduto" (Luca, 19,10);
- noi soffriamo per la difficoltà che incontriamo a riconoscere la sua presenza fra noi: "Sei tu colui che deve venire?" (Matteo, 11,3);
- noi temiamo se egli ,venendo ancora fra noi non ci troverà credenti: "Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?" (Luca, 18,8);
- noi speriamo con sicurezza di fede che, allorché verrà nell'ultimo giorno, ci ammetterà nel Regno del Padre suo (cf Matteo, 25).

Il Signore viene: è certezza ineludibile. Al suo 'Avvento' deve corrispondere il nostro 'esodo'. Accettiamo l'esortazione, severa e affettuosa di Paolo: "Lasciate venire il Signore" (1 Corinzi, 4,5).

L'Avvento è il tempo biblico della Profezia: Dio educa il suo popolo a capire il mistero e ad accogliere l'evento di grazia della sua visita personale che gli rende. L'Avvento è l'inizio del Vangelo: Dio viene a parlarci con le parole di colui che "in principio era il Verbo" (Giovanni, 1,1).

L'Avvento è 'sapienza' se al parlare salvifico di Dio corrisponde il nostro tacere orante e virtuoso; è completo se incontra l'esodo della nostra apertura al Cristo morto, risorto e veniente (cf Apocalisse, 3,18); è pienamente riuscito se il suo messaggio ci trova destinatari lieti della "parola di verità" (Giacomo, 22,3), "assidui... al servizio della parola" (Atti, 6,4).

Di fronte al Signore che viene a farci dono della sua Parola narrativa, imperativa, interrogativa, dobbiamo disporci ad una molteplice esperienza spirituale. La Parola di Dio, nel tempo santo dell'Avvento, si offre per essere:
- ascoltata, per conoscere il santo racconto delle iniziative di misericordia che Dio ha intrapreso per noi e per tutti i fratelli di fede e di vita;
- custodita, per avere un fervido ricordo di Dio, centro della nostra esistenza, in modo che in essa tutto abbia senso e tutto sia ricondotto ad una feconda unità;
- meditata, per scoprire il messaggio di grazia che l'intramontabile parola di vita dice per noi e per l'oggi;
- assimilata, in modo che penetri dentro la nostra vita con la sua forza d'irruzione (cf Amos, 3,7-8), con la sua efficacia fecondatrice (cf Isaia, 5,10-11) e diventi parte di noi, cioè: anima della nostra vita spirituale, ragione della nostra missione;
- pregata,per incontrare Dio come Padre e gli uomini come fratelli; per rinvenire le parole buone che ci permettono di chiedere intercessione, di dire il ringraziamento per le opere di misericordia con le quali Dio ci perseguita;
- contemplata, per dimorare con amore nella sacra pagina e per scorgervi, nel silenzio dell'adorazione e della lode, il volto del Risorto;
- gustata, per mettere sotto i nostri denti un cibo forte, per 'ruminare' un pane di vita eterna, pronti a lasciarci attrarre e stupire dalla "bella parola di Dio" (Ebrei, 5,20):
- consultata, per ritenerla l'autorevole 'codice' di vita che scioglie i nodi più cruciali dell'esistenza, indica l'orizzonte ultimo della storia e indaga nell'abisso del cuore umano;
- ubbidita, per mettere la nostra vita sotto il giudizio della "parola di verità" (Efesini, 1,13); per togliere la nostra esistenza dall'incertezza di magisteri spesso superficiali, talora capricciosi, sempre incapaci di contendere, sul tema della salvezza dell'uomo, con la parola che "rimane per l'eternità" (1 Pietro, 1,25):
- praticata, per incanalarla nella nostra vita come un seme di sapienza, in attesa che procuri i frutti dello spirito: "amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé" (Galati, 5,22).

Davvero "non conviene che abbandoniamo la parola di Dio" (Atti, 6,2).

L'Avvento è un tempo per vigilare: la liturgia lo ripete con cadenza assidua: "Se tu squarciassi i cieli e scendessi!" (Isaia, 63,19); "State attenti, vegliate"(Marco, 13,33); "Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri"(Luca, 3,4). Non siamo chiamati però ad aspettare nell'inerzia o in un comodo cantuccio spirituale, il Signore che viene. Al contrario, l'avvento ci chiede una vigilanza attiva, preoccupata, solerte; vigilanza è, perciò, un vocabolo della speranza.

In questo tempo d'avvento, assimiliamo il senso intimo della più antica invocazione della comunità cristiana:"Maranà tha: vieni, o Signore!"(1 Corinzi, 16,22). È un tempo di vigilia, cioè di veglia. Ma su cosa, perché, come, per quanto vigilare?

La parola di Dio e l'urgenza dei tempi ci chiedono:
- una vigilanza credente, non suggerita perciò da preoccupazioni solo o anzitutto umane, ma dall'intimo bisogno dì affidarsi alla sapienza di Dio: "Vigilate, siate saldi nella fede, siate uomini, siate forti" (1 Corinzi, 16,13);
- una vigilanza orante, perché senza l'accompagnamento della preghiera, essa potrebbe divenire stancante e logorante "Vegliate e pregate" ( Luca, 21,36);
- una vigilanza viva, perché la nostra fedeltà è sempre in pericolo ed esposta al fallimento definitivo: "Siate sobri, vigilate! il vostro avversario, il diavolo, si aggira cercando chi divorare" (1 Pietro, 5,8);
- una vigilanza motivata, perché in essa è contenuta tutta la vita cristiana: proprio del cristiano è "vigilare ogni giorno e ogni ora ed essere pronto nel compiere perfettamente ciò che è gradito a Dio" (S. Ambrogio);
- una vigilanza perenne, perché la debolezza è la nostra condizione permanente, la miseria è il corredo delle nostre esistenze, i peccati sono il ricordo pericoloso della nostra esposizione al male: "Vegliate... in ogni momento" ( Luca, 21,36);
- una vigilanza totale, perché nessuna stagione della nostra vita, nessun ministero ricevuto, nessuna professione praticata sono sottratti all'ora fragile della tentazione: "Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge" (Atti, 10,28).

don Mauro

 

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