Parrocchia di Gesù Divin Lavoratore
Via Bolivia 15
27029 Vigevano (Pv)
Tel. 0381 311650

LA PAROLA DEL PARROCO (torna all'indice)

AURORA  NOVEMBRE 2006

LA PAROLA DEL PARROCO

Carissimi fratelli e amici della Comunità Parrocchiale di Gesù Divin Lavoratore,in questo spazio a me riservato, stiamo analizzando il DECALOGO DELLA PARROCCHIA, scritto dal nostro Consiglio Pastorale Parrocchiale.La volta scorsa abbiamo visto come la Parrocchia la si costruisce con l’apporto di tutti!Nel secondo punto di questo decalogo è detto: VIVI IN PARROCCHIA COME IN FAMIGLIA E FAI DELLA PARROCCHIA LA TUA FAMIGLIA!
La Parrocchia deve essere sempre più una comunità  di fratelli e sorelle, laici e preti, che si ritrova in preghiera e vive esperienza di comunità. Vuol dire che non si è più soli; che si ha Dio come Padre; che non si vive più per se stessi. L’uomo e la donna non sono più soli. Da soli non ci si salva. E’ l’esperienza dei cristiani: la liberazione della solitudine e dall’abbandono è il cuore di questa vita, che comincia ad esprimersi con un lessico familiare, tanto che si parla di adozione, di figliolanza, di fraternità, di paternità. La vita cristiana e l’esperienza spirituale è impastata di termini tratti dalla vita familiare. Non è un caso, ma esprime la stretta parentela tra vita di famiglia e Chiesa. Gesù considera i suoi discepoli come la sua famiglia: Giovanni usa l’espressioni “i suoi” (hoi idioi), quelli che hanno un legame particolare con lui. Il Maestro li chiama “fratelli”. Il grande biblista, padre Jacques Dupont, ha scritto: “i credenti formeranno e sono chiamati a costruire una comunità che sarà per loro una nuova famiglia”.
Infatti tra Comunità cristiana e famiglia c’è un movimento di dare e avere. La Chiesa dev’essere sempre più come una famiglia.. La Chiesa dev’essere come la famiglia. Dobbiamo vivere la Chiesa come famiglia: è il senso dell’essere Comunità. Infatti la fede vive nella Chiesa in modo familiare. C’è una connaturalità tra la dimensione familiare e la trasmissione della fede. E’ quella connaturalità che si vive nella famiglia; che si osserva in una comunità che comunica la fede ed ha dimensioni familiari.Allora siamo tutti chiamati a creare in parrocchia un “clima” di famiglia, dove i legami di fede e di carità sono più importanti delle cose e attività che facciamo.

don Mauro

 ANAGRAFE PARROCCHIALE

 BATTESIMI

19) MORETTI MARCO di Andrea e Pellegrino Elena

20) D’APOLITO ALESSANDRA di Massimiliano e Amico Maria Rosaria

21) ROSSANIGO EDOARDO di Emilio e Rodolfo Moggia Elena

22) PETULLO MATTIA VITO di Michele e Vecchio Cosimina

23) RAGAZZONI AURORA SALLY di Franco e Sagrario Batista

24) TARPPIO FRANCESCA di Mario e Schiavetta Emanuela

 MATRIMONI

nessuno

 FUNERALI

28) MANCIN MARIA  ved. GIBIN di anni 88

29) GARDELLA GRAZIELLA  in Ratti di anni 64

30) BERTOCCHI GIACINTO GIUSEPPE  di anni 87

31) PREVIDE MASSARA CATERINA ved. Morteo di anni 94

32) BETTIN ARISTIDE di anni 79

33) BRUSCAGIN SERGIO di anni 68

OFFERTE PER LA CHIESA

 In mem. def. PICCOLINO FRANCO € 20; In mem. def. GIACOMO € 20; In mem. def. PUMA SALVATORE € 10; In mem. def. FAM. CARAMELLA e COLLI € 10; In mem. def. FAM. CAMILLETTI € 20; In mem. def. GIOVANNI E MARIA € 20; In mem. def. AMEDEO,IVAN, GIACOMO e MELANIA € 10; In mem. def. FAM. MERLIN € 20; In mem. Def. FAM. PROVERBIO € 20;  In mem. def. FRANCA e LORENZA € 10; In mem. def. Archimede e Assunta € 20,

PER RIFLETTERE

L’INIZIAZIONE CRISTIANA  (IC)

 
Riflettiamo sull’Iniziazione Cristiana. Prima però dobbiamo ricordare brevemente le tre fondamentali attività in cui sussiste l’IC. Esse si connotano come attività di introdurre, di educare, di trasmettere: intro-ducere; e-ducere [e-ducare]; tra-ducere. La persona umana è "introdotta" dentro al mistero cristiano [dimensione sacramentale dell’IC]; è "educata" a pensare e a scegliere cristianamente [dimensione educativa dell’IC]; viene resa partecipe di tutta una "tradizione" propria di un soggetto storico, che è il popolo cristiano [dimensione istruttiva dell’IC].Ci rendiamo conto che un processo tanto grande e complesso è frutto della sinergia di tante persone. La nostra attenzione quest’anno si porrà non tanto sull’IC come tale, ma sulle persone che la "gestiscono". Poiché di voi catechisti abbiamo già parlato varie volte; poiché coi sacerdoti mi intratterrò nei prossimi quattro giorni, vorrei che riflettessimo su altri "agenti di IC", in primo luogo ma non solo, dei genitori. Penso di aver così chiarito l’oggetto della nostra riflessione.

 1. FAMIGLIA ED IC.

Il punto di partenza non può non essere che la famiglia. Più precisamente: i genitori del bambino/ragazzo da iniziare. Perché punto di partenza obbligato? perché da un punto di vista teologico, la Chiesa ha pienamente accettato il pedobattesimo sulla base del presupposto che i genitori in primo luogo siano disponibili all’educazione cristiana del neo-battezzato. Inoltre, dal punto di vista antropologico la prima scuola di umanizzazione della persona, e quindi della sua cristianizzazione, è la famiglia. Non mi dilungo ulteriormente su questi temi già ampiamente sviluppati in altre occasioni, perché in questi giorni voglio aiutarvi a fare un'altra riflessione.

Partiamo dunque da una domanda: in che misura i genitori sono coinvolti nell’IC? A me sembra che si debba articolare molto la risposta.

Esistono genitori profondamente consapevoli della loro missione educativa, dal punto di vista cristiano.

Esistono genitori profondamente preoccupati della loro missione educativa, ma insidiati da alcuni dubbi che data la loro profondità bloccano spesso il processo educativo. Dubbi sulle risposte che si devono dare ai grandi problemi della vita: risposte che stanno alla base di ogni seria proposta educativa. Dubbi sulla capacità della famiglia di vincere la sfida di contro-proposte educative gestite da grandi mezzi comunicativi. Dubbi alla fine su che cosa oggi significhi educare.

Esistono genitori che continuano a considerare l’incontro colla Chiesa un momento necessario e/o socialmente significativo nella vita del bambino, trascorso il quale la vita prosegue senza che la Chiesa sia lo spazio della sua vita o il suo referente.

Fino ad ora, normalmente quali modalità di rapporto le nostre comunità cristiane hanno percorso? Normalmente e comunemente organizzando alcuni incontri [due o tre] in vista di ciascuno dei tre sacramenti dell’IC. Sembra di poter dire che è mancato un vero e proprio coinvolgimento all’interno di tutto il percorso iniziatico.Forse la comunità cristiana ha dovuto surrogare in larga misura la presenza dei genitori.Ciò che vi si chiede in questi giorni è di verificare la possibilità di coinvolgimenti più diretti e continuativi, sulla base di esperienze già fatte. Per aiutarvi in questa verifica vi propongo alcune riflessioni.

La prima. Data la composizione multiforme, è astratto il pensare proposte di percorsi uniformi: la prima categoria di genitori è ben diversa dalla terza. Una cosa comunque è certa: i genitori che lo vogliono non possono e non devono più essere tenuti fuori dal processo di IC.

La seconda. Esiste una proposta a lungo termine (a), a medio termine (b), a breve termine (c).

(a) Ogni giorno più vediamo la necessità che ogni comunità si prenda cura profonda della famiglia, vista non prevalentemente nelle sue difficoltà e/o malattie, ma in quanto risorsa naturale e soprannaturale di bene. L’insistenza da parte mia perché in ogni parrocchia si istituiscano "gruppi famiglia" si inserisce in questa scelta pastorale prioritaria.

(b) Esistono genitori seriamente preoccupati dell’educazione dei loro figli e non estranei spiritualmente alla Chiesa, anche se non praticanti [= seconda categoria di cui sopra]. Prendendo spunto o occasione dall’affidamento che compiono dei loro figli alla Chiesa, non sarà certo possibile un coinvolgimento pieno e continuativo nel processo iniziatico, ma esiste un … capitale di fiducia nei nostri confronti che non può essere trascurato. È per essi che vedo piuttosto un percorso di ripensamento della loro fede, di "ripresa" della loro fede, prendendo spunto dal cammino che i figli stanno facendo a catechismo.

(c) Resta la validità degli incontri che si fanno in occasione dei sacramenti soprattutto del battesimo, per una catechesi essenziale della fede cristiana.

Non sto ipotizzando percorsi separati ovviamente, ma sottolineando esigenze specifiche e diversificate alle quali sono possiamo dare risposte generiche ed uniformi.

2. SCUOLA ed IC.

Sono ognora più convinto che di fatto una delle difficoltà maggiori ad un processo di vera e profonda IC dei bambini e dei ragazzi sia costituita dal seguente fatto: esiste una divisione più o meno profonda fra la proposta educativa che vivono a scuola e la proposta educativa catechistica. Divisione non significa necessariamente contrarietà. Basta che la prospettiva fondamentale delle due proposte siano semplicemente parallele.

Le ragioni della negatività di questo fatto sono molteplici e non è ora il caso di esporle.

È chiaro che la scuola statale ha una sua configurazione istituzionale che né può né deve essere mutata [non mi riferisco alle scuole della Chiesa]. Il problema pertanto si pone in tutta la sua serietà; e non è di facile soluzione; anche su questo vorrei indicarvi alcune piste di riflessione, per i vostri lavori di gruppo.

La prima. La figura dell’insegnante di religione va presa in seria considerazione. È chiaro che essa non è "il catechista a scuola". Su come si configura la sua funzione l’ho esposto recentemente al Seminario di studio fatto dalla nostra Diocesi nel giugno scorso: vi rimando a quel testo.L’apporto che l’insegnante di religione può dare all’IC dei bambini e ragazzi si colloca piuttosto a livello dell’educazione dei medesimi a pensare, a domandare circa il senso ultimo della vita.

La seconda. Molte parrocchie hanno l’esperienza del dopo-scuola. È una esperienza assai importante. Un gruppo di insegnanti stanno al riguardo svolgendo un esperienza educativa molto significativa: lo "studies point" [c/o la Parrocchia di S. Maria in Vado]. Per ridonare ai ragazzi la passione della ricerca, delle domande ultime. L’esperienza del dopo-scuola va pensata come momento in cui si vive una "ripresa" di ciò che si è studiato a scuola, per portarlo a quella profondità del vissuto quotidiano del ragazzo che sola gli consente di comprendere e di sapere quel cammino di IC che sta facendo a catechismo.

La terza. I genitori cristiani devono esercitare una vigilanza attenta, e le leggi scolastiche offrono oggi questa possibilità, perché sia pienamente rispettata la libertà religiosa dei bambini. Trasformare, per chiarire il mio pensiero con un esempio, la festa del Natale nella festa della fratellanza e della solidarietà è una violenza fatta al bambino da una ideologia astratta ed antistorica.

3. LITURGIA ed IC.

Parlando della liturgia devo fare una premessa necessaria. La celebrazione liturgica non è uno dei fattori dell’IC: è ciò che la fa. Essa cioè non è semplicemente espressione di un cammino psico-pedagogico che si sta facendo, ma è la causa efficiente dell’introduzione della persona nel mistero di Cristo. Essa non è solo occasione di una catechesi: è la ragione d’essere della catechesi stessa.Ma noi questa sera vogliamo parlare della celebrazione liturgica in rapporto all’IC da una prospettiva più superficiale, ma importante: vogliamo parlare della liturgia dal punto di vista della sua dimensione educativa. È per altro un tema molto presente nella Tradizione della Chiesa.La domanda che ci facciamo è in sostanza la seguente: in che modo la celebrazione liturgica educa il bambino/il ragazzo alla visione cristiana della vita, alla "mentalità di Cristo"?

Consentitemi di narrarvi un’esperienza personale. Mi è capitato recentemente di partecipare all’Eucarestia … da semplice fedele. Erano anni che non mi accadeva. In fondo alla Chiesa, in mezzo ai fedeli [ero fuori Diocesi!] a celebrare l’Eucarestia nel modo proprio del sacerdozio comune dei fedeli. Vi confido il pensiero che mi ha occupato durante quella celebrazione: i fedeli sanno, sono stati istruiti che la "actuosa partecipatio" di cui parla il Concilio [cfr. Cost. Sacrosanctum Concilium 19; EV 1/30] consiste nell’offerta di se stessi fatta al Padre con Cristo, in Cristo, per mezzo di Cristo? Sanno che canti, gesti … hanno questa finalità dal momento che come insegna Agostino, questo è il sacrificio di Cristo: di Cristo capo e membra? Ho riflettuto a lungo su questo.Ritorniamo al punto, con una domanda: la qualità delle nostre celebrazioni liturgiche è tale da educare il bambino/ il ragazzo ad entrare dentro al Mistero di Cristo e della Chiesa? Cioè: ad essere cristianamente iniziato?Mi rendo perfettamente conto della difficoltà dovuta ad un’assemblea liturgica dove si ha la compresenza di tante età. Ma forse il problema si è artificialmente in parte maggiorato intendendo la "actuosa partecipatio" come la necessità che tutti debbano sempre fare qualcosa. Credo che stiamo toccando uno dei problemi più gravi della vita della Chiesa oggi.Sono al corrente della cura con cui tanti di voi si sono impegnati al riguardo, ottenendo buoni risultati. La narrazione delle loro esperienze potrà aiutare tutti. Vi prego di riflettere attentamente su questo problema.

 L’IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

 Il dono: essere fuoco nel fuoco

Tra le tante cose che possiamo dire nella Solennità dell'Immacolata Concezione di Maria vi è quella della significazione tutta cristologica di un dono battesimale dato ad ogni uomo perché cresca e si elevi alla statura di Cristo.

Sebbene il Battesimo sia un dono che viene fatto ad una persona "ferita" esso non è solo medicamento della colpa originaria, incorporazione trinitaria, adozione filiale e "forza" per essere ciò che siamo.. ma, anche, specchio di ciò che saremo nel cuore di Dio. Un dono che attende di farsi storia e responsabilità.

Ogni dono, infatti attende la nostra risposta, il nostro si.

Il relativismo morale, l'opportunismo del politicamente corretto svolgono un'azione quotidiana affinché noi diciamo no! e non si! al dono che abbiamo ricevuto; per cui il dono richiama anche la lotta, quella che storicamente nasce da una responsabilità verso se stessi, verso Dio, verso il fratello e verso la storia.

E' questa l'unica vera battaglia che abbia significato nella nostra vita e che noi svolgiamo senza armi e violenza se non quelle della temperanza, la prudenza, la giustizia e la fortezza.

Le virtù cardinali, troppo spesso dimenticate e troppo spesso laicalmente smarrite, sono il perno attorno a cui gira la nostra risposta al dono teologale della Fede, della Speranza e della Carità.

Sicuramente tra le più bistrattate, seppure esse siano legate strettamente l'una all'altra, c'è la virtù della Temperanza. Recita il Compendio al Catechismo: "La Temperanza modera l'attrattiva dei piaceri, assicura il dominio della volontà sugli istinti e rende capaci di equilibrio nell'uso dei beni creati".

La moderazione politica viene spessa scambiata per temperanza, dimenticando che il politicamente corretto e l'opportunismo politico è spesso altamente "intemperante".

La Temperanza è figlia della Castità e di quel pudore innato che abbiamo nel proteggere il bello del nostro cuore e che perdiamo, strada facendo, per volontà nostra ed influsso velenoso di chi ci sta accanto.

Maria di Nazareth, la Madre di Gesù, la Credente ha scelto volontariamente di custodire e proteggere il dono che aveva ricevuto; sempre!

 

Più che Teologia, buon senso

Più che la teologia e del sensum fidelium che la Chiesa ha sempre avuto su Maria occorre solo buon senso per capire il dono dell'Immacolata Concezione dato a Maria.

Chi sta vicino al fuoco si brucia e diventa fuoco anch'egli.

Così non poteva essere diversamente per Maria, prescelta per essere la Madre del Verbo e disposta volontariamente ad esserlo. Giustamente Agostino ricordava che Maria è grande per aver detto sì prima ancora che per essere la Madre di Dio. E' in quel sì che c'è tutta la volontà pura di Maria di rimanere nel fuoco in cui Dio l'aveva posta per accogliere il fuoco vivo che è la persona del Verbo.

Se Ella non era Fuoco non poteva portare in sé il fuoco, se Ella non era tutta orientata a Dio non poteva generare Dio. Se Lei non fosse stata tutta Fede, Speranza e Carità non avrebbe potuto donarci il Figlio di Dio.

In questo sì! al dono ricevuto c'è tutta la dignità di Maria e la nostra in Lei.

Un sì! forte, potente, costante, sofferto; una volontà provata di essere fuoco e di rimanere nel fuoco.

Maria in cui risplendono saldamente le virtù cardinali della Temperanza, della Giustizia, della Prudenza e della Fortezza.

Le ragioni di Maria sono tutte cristologiche e solo in Cristo si comprendono.

Chi ama Cristo non può non amare Maria, soprattutto se donna, per imparare da Lei come essere fuoco nel fuoco, discepoli ai piedi del maestro, "fratelli sorella e madre" di colui che tutto regge nella suo essere amoroso sommo sacerdote.

Non diciamo altro ma invitiamo alla contemplazione del mistero di Maria.

In tutta la storia nessun figlio ha preso i tratti somatici della madre come Gesù.. è bene ricordarlo per capire che guardare a Maria non è fare torto al Figlio ma comprenderlo meglio con l'animo del discepolo e del credente che, in Maria, si fa consanguineo e alter Christus di Gesù unico e sommo sacerdote.

 

Ci facciamo aiutare da Dante con le sue parole ispirate:

 

Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'etterno consiglio,

  tu se' colei che l'umana natura
nobilitasti sì, che 'l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.

  Nel ventre tuo si raccese l'amore,
per lo cui caldo ne l'etterna pace
così è germinato questo fiore.

  Qui se' a noi meridiana face
di caritate, e giuso, intra ' mortali,
se' di speranza fontana vivace.

  Donna, se' tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre
sua disianza vuol volar sanz'ali.

  La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fiate
liberamente al dimandar precorre.

  In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s'aduna
quantunque in creatura è di bontate.

 

 

IL TEMPO D’AVVENTO

PRESENTAZIONE DELL’Itinerario comunitario per l’avvento

“Quelli che udirono si stupirono”

La Conferenza Episcopale Italiana per l’avvento ha proposto il tema dello stupore.

Leggiamo nel Vangelo di Luca:

Andarono dunque senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. (Luca 2, 16-18)

Un’antica tradizione popolare provenzale ha arricchito il presepio di un personaggio in più: <il Ravi>, l’incantato, il sognatore, l’estasiato.E’ apparentemente un sempliciotto, continuamente distratto, perché riesce a contemplare stupito anche le realtà più insignificanti e la sua espressione preferita è: ”oh”.Un racconto popolare narra che, arrivato per ultimo a visitare il Bambino, e per di più con le mani vuote, estasiato dinanzi a quello spettacolo, abbia subìto rimproveri da tutti coloro che invece si davano da fare per accudire il neonato. Maria, accortasi dell’animata discussione, prese da parte il Sognatore e lo rassicurò dicendogli: “Non ascoltarli. Tu sei stato posto sulla terra per meravigliarti. Hai compiuto la tua missione e avrai una ricompensa. Il mondo sarà meraviglioso finché ci saranno persone come te capaci di meravigliarsi…”. 

Prima Settimana di Avvento

Io guardo

Dal Vangelo secondo Luca 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia … Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire su una nube con potenza e gloria grande.

Questa pagina del Vangelo di Luca all’inizio dell’Avvento si rivela quanto mai attuale e calzante. Parla al cuore ed è un invito a riscoprire il senso e lo stile che devono caratterizzare la dimensione dell’attesa. E’ un invito a guardare intorno a noi per essere sempre pronti all’incontro con Gesù perchè può avvenire in qualunque  momento. Questa rivelazione non è nel segno della tristezza o della paura, è invece  “Vangelo”, lieto annuncio di salvezza. Per chi vive coerentemente la propria fede, l’incontro con Lui sarà caratterizzato dalla gioiosa speranza. Ad ognuno di noi è chiesto uno stile di vita di chi è nel mondo, ma non si lascia sopraffare dalle cose del mondo. Ci sembra che  questo Vangelo chieda a ciascuno di noi di essere in attesa con un occhio rivolto al cielo e l’altro ben fisso sulla terra. E’ necessario allora seguire i consigli che ci dà Gesù con le sue parole:  “ Alzatevi, levate il capo, state sempre pronti”, “vegliate e pregate senza stancarvi”. Impariamo a guardare attorno a noi per cogliere con rinnovato stupore le occasioni di incontrarlo oggi: nell’Eucaristia, nei Sacramenti, nella preghiera, nei fratelli, perchè questi incontri quotidiani con Lui, vissuti con fede e amore, sono un anticipo della gioia eterna!

Sappiamo guardare con occhi pieni di stupore ciò che ci circonda e ciò che accade per scoprirvi i segni della presenza di Dio?

Il dono dello stupore
Fa', o Signore, che non perda mai il senso del sorprendente.
Concedimi il dono dello stupore!
Donami occhi rispettosi del tuo creato,
occhi attenti, occhi riconoscenti.
 
Ovunque hai scritto lettere:
fa' che sappia leggere
la tua firma dolce nell'erba dell'aiuola pettinata,
la tua firma forte nell'acqua del mare agitata.

Hai lasciato le tue impronte digitali:
fa' che sappia vederle
nei puntini delle coccinelle
nel brillìo delle stelle.
Tutto è tempio
tutto è altare!
Amen.                (Michel Quoist)

 

Seconda Settimana di Avvento

Io ascolto

 Dal Vangelo secondo Luca

Giovanni percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia: "Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!".

 La preparazione al Natale è cammino di conversione e di qui l’attenzione particolare a Giovanni Battista: il predicatore della conversione. Giovanni predica un Battesimo di conversione per il perdono dei peccati, preparando l’incontro con Gesù. Per Giovanni la conversione comporta una profonda trasformazione nel cuore e nei rapporti con gli altri. Riempire i burroni, abbassare i monti, raddrizzare passi tortuosi, sono immagini che indicano un cammino di correzione e rinnovamento che ci impegna a livello di cuore, fede e amore. Allora la domanda che ci si pone è: come reagire a questa proposta di conversione? Ci sembra che la cosa essenziale sia quella di ascoltare Gesù  nella sua Parola, lasciarci sorprendere da ciò che ha da dire alla nostra vita. Solo così potremo fare esperienza autentica e gioiosa della sua salvezza e diventarne anche noi annunciatori a tutti gli uomini, solo così “ogni uomo vedrà la salvezza di Dio”!

Cosa c’è da cambiare nella mia vita, per un’autentica conversione? So accogliere la Parola di Dio con lo stupore di chi ascolta una notizia sempre nuova? Mi lascio sorprendere da ciò che la Parola mi dice?

 Il dono dello stupore

Fa', o Signore, che non perda mai il senso del sorprendente.
Concedimi il dono dello stupore!
Signore, insegnami a fermarmi:
l'anima vive di pause;
insegnami a tacere:
solo nel silenzio si può capire
ciò che è stato concepito in silenzio.
(Michel Quoist)

 

Terza Settimana  di Avvento

Io mi meraviglio

 Dal  Vangelo secondo Luca 

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: "Che cosa dobbiamo fare?". 

 Luca racconta con abbondanza di particolari che dal Battista si presentava chiunque: le folle insieme a soldati e pubblicani, come a sottolineare che il Battesimo di conversione è per tutti, nessuno escluso. Il cambiamento che Giovanni propone è frutto di impegno personale ed è chiesto con tale forza che tutti restano stupiti e meravigliati e cominciano a domandarsi se non sia lui il Cristo.Dalla meraviglia per le parole e l’annuncio di Giovanni, nasce la domanda: Che cosa dobbiamo fare? Questa domanda si affaccia alla coscienza di coloro che vogliono dare un senso, uno scopo alla propria vita. E’ la domanda di chi, accogliendo la buona notizia, non può più vivere come prima. Le indicazioni del Battista sono precise e concrete, non si tratta di smettere di fare quello che si è sempre fatto, ma di cambiare il modo di vivere gli impegni e le responsabilità della vita quotidiana: fare le cose con lo spirito nuovo della conversione.Noi scopriamo veramente gli autentici doni di Dio che passano nella nostra vita se abbiamo un cuore semplice e umile, capace di meravigliarsi, di stupirsi e di accogliere tutto come dono.

In questa settimana vogliamo impegnarci a chiedere un cuore semplice e povero che ci aiuti a meravigliarci e a contemplare il “regno di Dio in mezzo a noi”.

 

Capacità di meravigliarsi
Chi ha perso la capacità di meravigliarsi
e di non essere sorpreso dalla dignità delle cose,
è come se fosse morto.
I suoi occhi sono spenti.            (Albert Einstein)

 

 

Quarta Settimana  di Avvento

Io aspetto

 Dal Vangelo secondo Luca

In quei giorni, Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda.Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta.  Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo.

 Il racconto di Luca, semplice e intenso, si presenta come un’anticamera alla speranza, alla luce che soltanto la venuta di Dio tra gli uomini può portare. Maria ha accolto con stupore l’annuncio dell’Angelo, sa di avere nel suo grembo il Figlio di Dio, ma non si ferma a lodare, adorare e ringraziare. La lode, l’adorazione, il ringraziamento si fanno in Lei cammino, diventano servizio a chi ha bisogno d’aiuto, dono di salvezza, portando Gesù il Salvatore. Senza indugio, in fretta affronta un pesante viaggio e rende presente Gesù a Giovanni che sussulta nel grembo di sua madre Elisabetta. E’ bello vedere come gioiscono e rendono grazie a Dio le due madri, piene di stupore perciò che sta loro accadendo. Questo atteggiamento di Maria ci fa capire che l’attesa non è qualcosa di passivo, il suo “sì” comincia a coinvolgere subito la sua vita, a renderla dono. Lo stupore diventa attesa e l’attesa diventa gioia, infatti Maria canta il Magnificat. Questa gioia è tutta intessuta d’amore e carità tanto che Maria non guarda a sé, ma è attenta a chi è intorno a lei. Anche la nostra attesa del Natale dovrebbe avere questo stile.

Quali sono le caratteristiche della mia attesa? Coltivo lo stupore e le gioia?

Cielo e terra
E' bello tutto ciò che unisce
cielo e terra: l'arcobaleno,
la stella cadente, la rugiada,
i fiocchi di neve;
la cosa più bella però
è il sorriso
di un bambino
che non ha ancora dimenticato
i prati del cielo.            

(Zenta Maurina Raudive)

 

LA RICETTA DI NONNA AMALIA

Dolcetti di marzapane

Ingredienti:
g 250 di mandorle,
g 150 di massa di marzapane,
1 uovo,
1 cucchiaio di acqua di rose,
g 100 di zucchero a velo,
g 50 di farina,
1 tuorlo.

Preparazione:
immergere brevemente le mandorle in acqua calda, scolarle e togliere la pelle. Lasciare asciugare per 24 ore.
Per l'impasto tritare finemente metà delle mandorle. Mescolare la pasta di marzapane, l'uovo e l'acqua di rose fino ad ottenere una crema, aggiungere le mandorle, la farina passata al setaccio e lo zucchero a velo.
Spolverare le mani con lo zucchero a velo e dall'impasto ricavare delle palline delle dimensioni di una ciliegia, disporle sulla teglia foderata di carta stagnola e spennellarle con il tuorlo. Premere 3 mezze mandorle nelle palline, lasciandole sporgere, lasciare asciugare i dolcetti a temperatura ambiente per tutta la notte. Il giorno dopo cuocere i biscottini in forno preriscaldato per circa 20 minuti a 160° fino a quando diventeranno dorati.

 

 

 

contatti: info@parrocchiabattu.org