Parrocchia di Gesù Divin Lavoratore
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LA PAROLA DEL PARROCO (torna all'indice)

AURORA  OTTOBRE 2006

 LA PAROLA DEL PARROCO

 Cari fratelli e sorelle della Parrocchia di Gesù Divin Lavoratore,

nell’ultimo Consiglio Pastorale Parrocchiale, abbiamo avuto modo di dialogare sulla capacità di relazione nella nostra comunità.Con le diverse persone che fanno parte di questo organismo di partecipazione, si è arrivati ad un piccolo decalogo come segno concreto da consegnare ad ogni parrocchiano.Mi sembra davvero utile, prima di concretizzare in modo solido questa iniziativa, prendere in esame con tutti voi, lettori del nostro mensile alcune di queste proposte.

Il primo punto di questo decalogo dice: “LA PARROCCHIA NON LA FA IL PARROCO MA NOI TUTTI INSIEME” !

Credo sia un punto di capitale importanza, uscire da un vivere la dimensione ecclesiale come meri esecutori e trasformaci tutti in attivi collaboratori o meglio ancora in corresponsabili.

In questi anni ho tentato di indirizzare la vita della comunità e quindi di tutti noi in questo senso!

Chi opera più direttamente nella vita parrocchiale avrà sicuramente riconosciuto, come due rapporti, nel mio modo di guida della comunità: uno che ha dato maggior spazio all’autonomia e alla responsabilità dei laici e dei gruppi (purtroppo a volte capito come un disinteresse del parroco), l’altro in cui magari sono entrato con una presenza maggiore, quando per esempio la realtà di vita del gruppo parrocchiale sembrava segnata  da difficoltà (questa parte magari vista come ingerenza dopo una certa autonomia).Resta il fatto che si è realizzata un  po’ di strada per capire cosa significhi  la  corresponsabilità dei laici nella nostra parrocchia!Certo c’è molto ancora  da fare per far maturare la vera coscienza ecclesiale sia nelle persone che nel parroco, ci sono tante cose che ancora dobbiamo comprendere per svolgere ciascuno il proprio servizio nella comunità, nel rispetto dei ruoli, dei carismi e dei ministeri, ma la strada è tracciata e di questo rendiamo grazie al Signore e a quanti di noi hanno avuto la grazia di comprendere in positivo questo cammino.

La corresponsabilità certo è facilitata quando uno “VIVE IN PARROCCHIA COME NELLA PROPRIA FAMIGLIA E FA DELLA PARROCCHIA LA SUA FAMIGLIA”!

Ma questo è il secondo punto del decalogo composto dal Consiglio Pastorale ….. avremo modo di parlarne la prossima volta! 

Un saluto e una preghiera per tutti voi!

don Mauro

 OFFERTE PER LA CHIESA

In mem. def. BERTUGGIA PASQUALINO e LUIGI € 40; Per i nuovi candelieri in mem. def. SANTA e GIUSEPPE € 100; In mem. def. LUCIA e MARIA ROSA € 15; In mem. def. FRANCESCA e ACHILLE € 10; In mem. def. FAM. UBBIALI € 10; Per la lampada alla Madonna di Ficarra € 40; GIOLO ZEFERINO € 20; Per la statua del Sacro Cuore ALBINO FELICIA € 300; In mem. DEF.SUOR ERNESTA € 10; IN mem. def. ANTONINO € 10; In mem. def. MERLOTTI € 20; In mem. def. SALVADEO € 40; In onore di S. Francesco € 5; In mem. def. GILARDONI MARIO € 50; In mem. def. GARDELLA GRAZIELLA le famiglie Allevi Egle, Allevi Giuseppina, Biscuola, Del Giudice,  Lavatelli, Nidasio-Ricci, Raina, Sormani, Stagnoli, Volpi, e N.N. € 110; In mem. def. ANTONIETTA e PIERINA € 40; In mem. def. RAPA LUIGI € 10; IN mem. def. ALBERICO € 15; In mem. def. CATERINA PREVIDE MASSARA € 30; In mem. def. ARMIDA € 15; IN mem. def. BRUNO, MARIA e BARBARA € 5;

 

APOSTOLATO DELLA PREGHIERA

PENSIERI SULLA PREGHIERA

(seconda parte) 

Imparare ad offrire

La preghiera più tipica proposta dall’AdP è la preghiera di offerta. Offrire è qualcosa di profondamente umano e bello. Se c’è una ricorrenza o un avvenimento lieto - un matrimonio, una prima comunione, un compleanno - ci viene spontaneo di fare un regalino ai festeggiati. Qualcosa di grazioso e che pensiamo che sarà gradito. Non è tanto il valore commerciale della cosa che conta, quanto il suo valore di simbolo. Un fiorellino può a volte dire di più di un oggetto costoso. Anche la presentazione è importante. I giapponesi sono famosi per curare molto l’estetica dell’involucro in cui il dono è contenuto. E in questo sono ammirevoli.Perciò cerchiamo di curare anche la forma dell’Offerta quotidiana. La diciamo ogni giorno e corriamo il rischio di renderla sciatta, banale, meccanica. Ogni tanto dovremmo recuperare motivazione e freschezza,dedicando a questa preghiera un po’ più di tempo. In modo che il dono sia fatto con grazia, gentilmente. 

Risurrezione

Richiamiamo una pagina del Vangelo.

Gesù ed il suo gruppo s’imbattono in un corteo funebre in cui c’è un ragazzetto portato alla sepoltura da una madre vedova. Gesù si commuove, le si avvicina, ferma il corteo e le dice: “Non piangere!”. E le restituisce il figlio vivo. Certamente come un tesoro affettivo, ma anche come un compito bello e serio. Un compito educativo, creativo, che avrebbe richiesto ancora tanta dedizione, pazienza, saggezza. Nel restituirle il figlio, la reintegra al tempo stesso nella sua missione di madre. Perché questa è la vita. Siamo fatti a immagine di Dio, siamo soggetti di amore creativo e redentivo.Così la preghiera diviene un fatto pasquale, espressione del mistero centrale della nostra fede, la Risurrezione di Cristo. La nostra preghiera, come tutta la nostra vita spirituale, non dovrebbe mai perdere di vista il clima e l’orizzonte della nostra vicenda umana, la comunione con il Risorto. Così la preghiera illumina la nostra vita e la rende anche per altri faro di speranza, testimonianza credibile e attraente. Fino alla pienezza

“Non abbiamo quaggiù una città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura” (Eb 13,14). Siamo sul pianeta terra, al di là di tutto, di passaggio. Senza questa forte convinzione, saremo vittime di molte illusioni. Fa pena vedere a volte buone persone anziane - che sicuramente hanno pregato nella loro vita ed hanno insegnato ad altri a farlo - comportarsi in maniera incoerente al momento del declino della vita e dell’avvicinarsi della morte. Per qualche misteriosa ragione, danno l’impressione di non aver mai realizzato un atto di piena accettazione della propria condizione di esseri mortali. Certo, la morte fa paura, incute timore a tutti. Gesù stesso è passato attraverso uno stadio di angoscia e, se volete, di rifiuto della morte. Proprio perché la sua morte era caricata della negatività e dell’angoscia di tutte le nostre morti. Era quella morte che sarebbe sfociata nella Resurrezione, che avrebbe sconfitto per sempre e per tutti, la morte. Ma in un cammino autentico di fede, dunque di preghiera, normalmente ci viene data la grazia per accettare tempestivamente la morte, per farne l’oggetto dell’offerta finale e decisiva. Come dice una bella preghiera francese: ”Che tutta la mia vita sia un’offerta, perpetuamente tesa verso di te, o Padre, fino al giorno in cui ti piacerà di prenderla”.Nell’introduzione al Diario di Anna Frank , Natalia Ginzburg ha un rilievo che mi ha sempre fatto una grande impressione: “Lei (Anna), sola bambina tra adulti, si sente in verità la sola adulta, la sola che in qualche modo si disponga a morire…la sola che cerchi di guardare oltre a sé, la sola che cerchi nella sua storia un significato universale”.

Questo, in fin dei conti, è la preghiera: una lunga marcia verso la maturità, per “crescere in ogni cosa versodi lui che è il capo, Cristo” (Ef 4,15).

 

ASSOCIAZIONE ALAM

Il giorno 07/07/2006 a Collevalenza si festeggiava il Decennale della nascita dell'Associazione Laici Amore Misericordioso (ALAM) e proprio in quella  occasione molti gruppi nuovi hanno fatto la promessa di essere fedele allo Statuto e all'Amore Misericordioso.

E' con grande orgoglio che voglio dare questa notizia a tutti i miei amici parrocchiani. Anche la Parrocchia Gesù Divin Lavoratore,grazie al consenso ed appoggio spirituale ed alla ospitalità del ns.parroco  Don Mauro Bertoglio a cui va tutta la ns. stima ed affetto, può dire di avere un nuovo gruppo, proprio quello dell'ALAM formato da 15 persone che hanno aderito, dopo una preparazione spirituale  di due anni ed altri che hanno iniziato questo percorso da quasi un anno.

Tutti  possono partecipare all SS. Messa serale mensile in onore di Madre Speranza e se vogliono delle informazioni particolari sull'ALAM basta contattare il coordinatore Dott.Fossa Maurizio.

Grazie ancora a Don Guglieri  Giuseppe che ci sostiene con la sua presenza ad ogni ns. incontro e ci ha sempre incitato ad andare avanti. Padre Mario  e Marina che ogni mese con tanti sacrifici partivano da lontano per portarci la parola della Madre per la ns. formazione.

Grazie a tutti quelli a cui Madre Speranza ha toccato il cuore ed il seme  lanciato sta diventando pianissimo una spiga.

Prego tanto Madre Speranza, l'Amore Misericordioso e Maria Mediatrice per tutti voi che la  loro benedizione  arrivi nelle vostre case per portarvi pace,bene, salute e lavoro.

                                Rosetta

  

SETTIMO PALIO

Il Palio 2006 deciso allo spareggio: vince San Crispino per 35 centesimi di secondo

Grande spettacolo e lotta serrata per aggiudicarsi il cencio simbolo della ventiseiesima edizione del Palio, dipinto dall'artista vigevanese Monica Ragazzi.
I quattro giochi tradizionali sono stati quelli del melo cotogno, la corsa con le carriole, il gioco del cerchio e la costruzione della torre. Alla fine per decidere le sorti del Palio 2006 è stato necessario uno spareggio tra le contrade di San Crispino e Valle a 53 punti con Cicerino giunta a 51 punti: tre contrade in testa alla classifica con una differenza di 2 punti.
San Crispino ha ricostruito la torre, nello spareggio, in 35 centesimi di secondo in meno dei tradizionali avversari (negli ultimi dieci anni ben 6 vittorie di San Crispino, 3 vittorie di Valle, 1 di Cicerino) ed hanno potuto trionfare.
Alla contrada di Cicerino la soddisfazione di vedersi assegnare il premio "Colore e Correttezza".
Incredibile la cornice di pubblico che ha decretato un grande successo della manifestazione: i biglietti venduti per l'accesso al castello sono stati ben quattromila, altre migliaia hanno seguito il corteo storico nelle vie del centro.

Un grazie a tutti i giocatori ….ma anche al magnifico tifo!!!

Classifica finale: 1. SS.Crispino e Crispiniano 2. Valle 3. Cicerino 4. Strata 5. Costa 6. San Martino 7. Contado 8. Predalata 9. Bronzone 10. Griona 11. Mercanti 12. Castello

  

NOVEMBRE IL MESE DI PREGHIERA PER I DEFUNTI

 Come aiutare i nostri defunti

La Chiesa, madre e maestra, ci addita parecchi mezzi per suffragare le anime dei nostri cari e aiutarle a raggiungere la pienezza della vita eterna.

L’aiuto più efficace è la S. Messa, la Comunione fatta in suffragio dei defunti. La celebrazione Eucaristica, rinnovando il sacrificio di Gesù, è l'atto supremo di adorazione e riparazione che possiamo offrire a Dio per le anime dei defunti.

La preghiera: un mezzo sempre efficace, alla portata di tutti, tanto più efficace quando non chiediamo aiuti e beni per noi stessi, ma perdono e salvezza per le anime dei nostri cari. Questa preghiera è tanto gradita a Dio perché coincide con la sua volontà salvifica: Egli desidera, attende di incontrarci tutti in Cielo, in quella beatitudine per la quale ci ha creati. Oltretutto per molti di noi è un dovere di gratitudine per il bene ricevuto da parenti e amici e insieme una garanzia perché le anime, giunte in Paradiso, pregheranno per noi.

Tra le preghiere tanto raccomandate dalla Madonna, la recita del Rosario, con l'aggiunta dopo il Gloria, di una invocazione per i defunti: l'Eterno riposo.

Oltre la preghiera possiamo suffragare le anime con mortificazioni, sacrifici, penitenze, beneficenza e atti di carità, in riparazione dei peccati commessi mentre erano in vita.

 

Le Indulgenze

La Chiesa ci propone per suffragare le anime del Purgatorio anche la pratica delle "indulgenze". Queste ottengono la remissione della pena temporale dovuta per i peccati.

Ogni colpa, anche dopo il perdono, lascia come un debito da riparare per il male commesso. La Chiesa traendo dal suo tesoro "spirituale", costituito dalle preghiere dei Santi e dalle opere buone compiute da tutti i fedeli, quanto è da offrire a Dio perché Egli "condoni" alle anime dei defunti quella pena che altrimenti essi dovrebbero trascorrere nel Purgatorio.

L’indulgenza più nota è legata alla commemorazione di tutti i defunti, il 2 novembre, mediante: visite alle tombe, celebrazione Eucaristica al cimitero, visita a una Chiesa. Si può lucrare l’indulgenza plenaria a partire dal mezzogiorno del 1° novembre a tutto il 2 novembre.

Si può lucrare una sola volta ed è applicabile solo ai defunti.

Visitando una Chiesa, (si reciti almeno un Padre nostro e il Credo).

A questa si aggiungono le tre solite condizioni

Confessione, Comunione, preghiera secondo le intenzioni del Papa (Pater, ave, gloria).

Queste tre condizioni possono essere adempiute anche nei giorni precedenti o seguenti il 2 novembre.

 Nei giorni dall’1 all’8 novembre chi visita il cimitero e prega per i defunti può lucrare una volta al giorno l’indulgenza plenaria, applicabile ai defunti, alle condizioni di cui sopra.

 

INDULGENZA PLENARIA

 

per i nostri defunti

 Possiamo acquistare a favore delle anime del Purgatorio l'indulgenza plenaria (una sola volta) dal mezzogiorno del 1° novembre fino a tutto a tutto il giorno successivo nel modo seguente: vistando una chiesa e recitando il Credo e il Padre Nostro. 

Sono inoltre da adempiere queste tre condizioni: 

*confessione sacramentale

Questa condizione può essere adempiuta parecchi giorni prima o dopo. Con una confessione si possono acquistare più indulgenze plenarie, purché permanga in noi l'esclusione di qualsiasi affetto al peccato, anche veniale. 

*comunione eucaristica 

*preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice recitando Padre Nostro e Ave Maria

 La stessa facoltà alle medesime condizioni è concessa nei giorni dal 1° all' 8 novembre al fedele che devotamente visita il cimitero e anche soltanto mentalmente prega per i fedeli defunti

  

LA RICETTA DI NONNA AMALIA

 MINESTRA DI CIMA

 Ingredienti:  (Per 4 persone)

cima

parmigiano grattugiato

300 gr. di pasta tipo bavette

pepe

maggiorana

sale

2 uova

 Preparazione:

Cuocete in acqua salata la cima, in modo da ottenere un brodo. Portate a bollore quest'ultimo, versateci le bavette ed un pizzico di maggiorana. Poco prima della fine della cottura unite le uova sbattute con sale,pepe e 2 cucchiai di parmigiano grattugiato. Lasciate rapprendere e poi servite la minestra spolverandocon altro parmigiano.

  

FESTA DEI SANTI CRISPINO E CRISPINIANO 2006

Nella cornice di questo clima ormai autunnale, si è svolta sabato e domenica scorsi, la ormai tradizionale e consolidata  festa dei Santi Crispino e Crispiniano, patroni dei calzaturieri vigevanesi.

La prima parte di questo gioioso incontro annuale, si è tenuta sabato sera al Teatro Cagnoni, dove si è svolto lo spettacolo offerto alla città, ma in modo particolare donato agli imprenditori e ai dipendenti con più di trent’anni di lavoro.

 L’assistente spirituale don Mauro, ha tracciato in quell’occasione alcune linee essenziali per quanto riguarda il lavoro cristianamente inteso, secondo quanto era stato preso in esame al Convegno ecclesiale di Verona per l’ambito lavoro e festa: “Mi sembra davvero utile- ha sottolineato l’assistente del Consorzio-, cogliere questa occasione, dove celebriamo LA FESTA DEL LAVORO e LA FESTA DELL’UOMO per far conoscere anche a voi questo contributo che viene dall’incontro di Verona, cercando di adattarlo proprio alla nostra FESTA DEI SANTI CRISPINO E CRISPINIANO.

Sono stati segnalati innanzitutto alcuni problemi relativi al lavoro:

Per esemplificare, i problemi riguardano, nel caso del lavoro, la sua fragilità:

-il lavoro che non c’è o che non è consono alla dignità della persona;

-il difficile rapporto tra lavoro e famiglia, 

-la questione del lavoro femminile e delle attività svolte dalle donne in casa e fuori casa; ( Questa sera noi premiamo quattro donne con 30 anni e più di lavoro la Sig LINA, la Sig Mariella, La Sig. Giuseppina, La Sig. Gilia….. in realtà per loro gli anni di lavoro sono almeno già il doppio come doppio è il loro lavoro…anche in casa lavorano….)

-la disoccupazione, specialmente giovanile;

-il divario territoriale: “il lavoro che manca al sud e i lavoratori che mancano al nord”;

-le esperienze drammatiche del lavoro nero, dello sfruttamento, la presenza della malavita organizzata,fino a vere e proprie “strutture di peccato”, da riconoscere e combattere;

-il lavoro come modalità decisiva di promozione della cittadinanza, ad esempio nel caso degli immigrati;

-la molteplicità delle forme di produzione, nella consapevolezza che oggi è sempre più necessario “agire sui modelli organizzativi del fare impresa”. 

Analogamente sono tanti i “punti nevralgici” relativi alla festa che sono stati segnalati a Verona.Essa è “un bisogno, prima che un dovere”; è un evento che perviene alla comunità, e che non è “solo quando finisce il lavoro, ma anche quando nasce un bambino, quando s’inau­gura un’opera, ecc.”; ciò nonostante s’impone oggi una sua deriva individualistica e consumistica. E così emergono nuovi luoghi di aggregazione, che non possono essere trascurati. Ciò che è stato  segnalato, comunque, è la necessità di invertire, da un punto di vista cristiano, il rapporto tra lavoro e festa: non è soltanto il lavoro a trovare compimento nella festa come occasione di riposo, ma è soprattutto quest’ultima il “giorno della gratuità e del dono che ‘risuscita’ il lavoro a servizio dell’edificazione della comunità”. Sviluppando appunto questa prospettiva può essere recuperato quell’oriz­zonte più comprensivo che unisce lavoro e festa, quello del tempo cristianamente vissuto: un aspetto che forse non è stato colto fino in fondo come sfondo unitario comune, esistenziale, dei problemi affrontati.”

La serata è poi continuata con la premiazione degli imprenditori, tra cui un coreano, un messicano e uno spagnolo, e dei dipendenti, con la tradizionale pergamena e lo stemma del consorzio.

Domenica mattina, l’Arcivescovo emerito di Siena Gaetano Bonicelli ha celebrato nella Parrocchia di Gesù Divin Lavoratore, ha celebrato l’Eucarestia domenicale, preceduta dalla processione di circa 100 mantellati che hanno portato dalla chiesetta della Madonna del Parto fino alla chiesa parrocchiale le statue dei loro patroni.Ed è proprio sul concetto di patrono che si è sviluppata in parte l’omelia del celebrante, facendo risaltare sia a livello storico, sia attualizzando questo termine legato ai Santi fratelli calzolai. Il presule tracciando poi la storia significativa dei martiri protettori del mondo della calzatura ha delineato la figura del lavoratore cristiano, segnalando gli atteggiamenti e le virtù che egli deve conseguire proprio la dove vive gran parte del suo tempo. La giornata si è poi conclusa col pranzo sociale, che è stato occasione, ancora una volta, di dialogo e di festa tra gli associati, e la messa per gli associati defunti lunedì sera.

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